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Chimera

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Inizia, con questo breve e suggestivo racconto, la collaborazione a Lo Sbavaglio di LLL, impegnata scrittrice piemontese vissuta a lungo in Russia. Ce ne rallegriamo molto e le siamo grati (NdR).

 

Chimera –“Ghita[1], linda tedeschina figlia dell’amore di Marx per Angel e di Angel per Marx”[2]- nacque ad Ekaterinburg in circostanze pressoché funeste.

Venne prontamente trasferita a Mosca dove, fin dai primi giorni di vita, la nutrirono con vodka, cosicché si abituasse a non sentire il Grande Freddo dell’inverno.

Fu allevata dai grandi Pensatori che risiedevano a lato della Tverskaja[3]. Presto divenne donna –troppo presto- ed era così bella, intelligente, voluttuosa ed invitante che, nonostante Lui, il Padre, avesse sempre cercato di proteggerla, vi fu chi riuscì ad approfittare della ‘comunione d’intenti’ ed attesa la morte del Padre, giunse dalla Georgia per rapirla e renderla prigioniera laddove, prima, della libertà ella aveva fatto la sua bandiera.

 

 

Le fu negato di frequentare i Pensatori; di tanto in tanto, per cercare di distrarla, Stalin la portava con sé alla Lubjanka dove le raccontava della Siberia, infervorandosi appassionatamente … Un giorno Chimera si umiliò e lo supplicò di portarla con sé tra il bianco delle isbe. Egli accettò, ma quando Chimera tornò dal lungo viaggio non fu più la stessa –quasi completamente nell’intimo trasfigurata-. Fu allora che comprese il motivo per cui la gente aveva iniziato ad odiarla.

 

Chimera venne infine indottrinata ed asservita alla stretta cerchia elitaria del Potere ed anche i Pensatori smisero di difenderla.

Ma non era così che sarebbero dovute andare le cose, non poteva essere così, anche se il popolo oramai, incredulo, stanco, aveva cessato di credere in essa!

Dopo Stalin fu la volta di Kruščev, il quale si finse innamorato di lei; dopo di lui cercò di avvicinarla Brežnev, poi Cernenko ed Andropov …

Chimera era esausta, impotente di fronte a tutta quella schiera di ‘uomini’ che, uno dopo l’altro, cercavano in tutti i modi di possedere il suo corpo … Fu così che Chimera si ammalò e si spense. Al suo funerale partecipò un uomo che, dopo averla frettolosamente salutata –alcuni dicono ‘dignitosamente’- fece deporre sulla bara una bandiera rossa.

Di Lei, ora, non resta che la memoria, anche se le stelle –lì al Kremlino- continuano orgogliosamente a svettare ed in tutto il mondo vi sono ancora persone che la rimpiangono ed hanno impresso sulla pelle il suo nome … Chimera.

 


[1] Ghita (Gretchen in tedesco) è un nome proprio femminile, diminutivo di Margherita (Grete).

[2] Citazione tratta dal romanzo “Non morire prime di morire” di Evgenij Evtushenko.

[3] Via principale di Mosca (accanto vi è la Duma).

Ultimo aggiornamento Martedì 16 Agosto 2011 10:46  

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