Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

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Liberi arbitri, libero lavoro

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In questa terra non abbiamo nemmeno più la voglia di resistere. Mi disse un giorno papà nonno. La terra ... la nostra terra ci rifiuta ...  siamo come figli di nessuno, seduti a capo chino ad aspettare che i giovani, le nuove generazioni, tornino ad afferrare con le mani  il nostro passato e il loro futuro e se questo non accade presto, il futuro si brucerà come le restoccie, in pieno luglio e non potremo fare più niente. Non è bastato occupare le terre, battersi a che l'ente riforme consegnasse la terra a chi la lavora … Perché solo chi la terra la lavora la può amare, perché la terra parla.

 

 

Sì c'era la speranza, l'attesa … Ma la terra, la terra nostra! Se la sono ripresa loro, i grandi latifondisti, i grandi proprietari terrieri. Noi, con i nostri figli con la nostra voglia di lavorare, con il nostro eterno bisogno di lavoro e di pane, non potevamo affrontare le spese per l'acqua, per le sementi, per i macchinari, per tutte quelle spese necessarie per coltivare la terra.  Lo vedi tutto quello che fiorisce, è lavoro nostro, anche se la terra è posseduta da altri E poi, quella dell'ente riforme era terra amara tutta da dissodare ci volevano le bombe a mano per dissodare quelle terre abbandonate da chissà quanto tempo. Ci volevano i trattori e chi ce l'ha i soldi per comprarsi le macchine, la motozappa, e pala e picco non sarebbero bastati neppure a scalfirla erano sassi altro che terra! Stava la da anni e nessuno se ne curava piuttosto che darla a noi, hanno preferito farla morire ma la sua anima sta  sotto, è sotto ve lo dico io. A noi che non abbiamo né lavoro né soldi nessuno ci fa le rate e per chiedere i prestiti ci vogliono i garanti e le garanzie, e che gli diamo come garanzia … la nostra miseria? La terra produce, ma devi darle quello che le serve perché ti ripaghi. E poi la grandine, la pioggia, le alluvioni che garanzie abbiamo. La famiglia poi devi mantenerla e cosa dai da mangiare alla tua famiglia … la crusca? Tre anni fa ci fu la grandine alle Terrazze, tutto distrutto, e nessuno ci venne incontro per aiutarci in qualche modo. La fame, la fame abbiamo fatto e la lista della libretta non finiva più, e poi siccome pagavamo a credito, e in ritardo, ci aumentavano gli importi del cinque per cento al mese, e non puoi dire niente. E tutto lo devi dare a loro ... loro, loro sempre loro, la solita dannata borghesia, infami affamatori. Con noi si arricchiscono ma non sono mai contenti, e noi dobbiamo andare sempre a chiedere col cappello in mano per elemosinare di un pezzo di pane e devi pregare di stare sempre bene! Perché non voglia iddio dovesse capitarti di star male … allora figlio mio è triste … hai voglia a cantare alla luna come i lupi di notte. E qui pure i lupi scappano per fame … Papanonno sembrava un fiume in piena e non si fermava più, si sentiva che era arrabbiato, stanco e deluso e come poteva essere diversamente? Qualche giorno prima durante una manifestazione per il lavoro alle terre del conte Zezza avevano ucciso tre giovani e Tiù e si era salvato per miracolo. Un sindacalista e un bracciante di trentacinque anni, padre di cinque figli, e un altro ragazzo sono morti, per l'unica colpa di trovarsi al posto giusto al momento sbagliato un carabiniere figlio di un contadino. Maledetto lavoro! Continuò Papanonno: cosa bisogna fare per guadagnarsi un pezzo di pane ci dobbiamo ammazzare come bestie fra noi, figli del popolo, e già, perché chi ha sparato, è un figlio di un contadino che non trovando lavoro si è fatto carabiniere, per guadagnarsi un tozzo di pane. Giovani contro giovani, poveri contro poveri. Così morì anche il poliziotto. Ci ammazziamo fra noi … BESTIE! Sono BESTIE! Quelli che ci mettono l'uno contro l'altro per un miserabile pezzo di pane duro. Ci fanno diventare degli assassini. L'avevo detto, ai ragazzi … Attenzione! non accettate provocazioni, ma la rabbia,  la fame le ingiustizie, la povertà, la miseria … e qualche testa calda da parte loro, alla fine hanno fatto la frittata .  Tre morti ci siamo portati a casa e ci siamo fatti la giornata. E poi ci lamentiamo dei giovani che se ne vogliono andare, fanno bene! Fanno bene! Bisogna scapparsene, scapparsene! I padroni sono vendicativi, hanno la memoria lunga e loro la possono avere. Noi per vivere siamo costretti a dimenticarci di tutto quello che subiamo, dobbiamo abbozzare, e scordarci di essere prima braccianti e poi uomini con la barba sulla faccia. Così quest'anno che il raccolto poteva essere ricco perché gli alberi sono pieni, si spezzavano persino i rami degli alberi da frutto, e le verdure, peperoni, melanzane, fave, costine e vedessi che pere … e l'uva, l'uva dolce e bella è tutta d'oro è dolce come miele. Preferiscono fare marcire tutto quanto sulle piante e per terra piuttosto, che darci qualche giornata di lavoro. Alla mia età devo ancora andare dietro ai funerali, con nelle bare i corpi dei nostri figli martoriati, immolati al dio dello sfruttamento e del l'ingiustizia della povertà atavica di queste terre dimenticate dal padre eterno. Così siamo stati costretti a rubare il lavoro. Abbiamo pensato che non fosse giusto fare marcire sulle piante, i frutti, farli mangiare dagli uccelli, dalle api, le vespe, le mosche … i vermi . Preferiscono dare da mangiare ai vermi piuttosto che dare da mangiare alle nostre famiglie, ai nostri figli. Questi sono i latifondisti i padroni delle nostre terre. Così ci siamo messi d'accordo, braccianti, contadini, giovani, disoccupati, donne e bambini. C'era qualcuno del sindacato di Bari che non era d'accordo, poi giacché all'iniziativa aderivano anche altre città come S. Severo, Molfetta, Trani, Minervino, Barletta, Margherita, Apricena e molte altre città dovettero accettare le nostre decisioni.  L'appuntamento era tutti alle terre del conte Zezza. Doveva essere una festa per noi. Una festa se pure era lotta aperta per il diritto al lavoro, contro la fame. Nelle nostre caldaie (Pentole) volevamo metterci oltre all'acqua pure i maccheroni. Già ma eravamo lavoratori arbitrari, non assunti ne regolarmente ne ingaggiati dai soliti “Caporali” detto in una sola parola dei “Fuori legge”. NOI DEI FUORI LEGGE! Quando arrivammo, la polizia e la celere erano già schierati in assetto di guerra. Questo non ci fece né caldo né freddo, cominciammo a raccogliere frutta, verdura e ogni bene, e tutti si lavorava con alacrità e precisione senza mangiarne un solo frutto se pure c'era la fame, ne rompere un ramo, e nessuno metteva un frutto nelle tasche, persino i bambini raccoglievano e nessuno di loro mangiava anche solo un fico poiché ammaestrati dalle mamme a da i papà. Una festa del lavoro per il lavoro. I raccolti furono tutti incassettati, con ordine e pulizia e consegnato cassetta per cassetta al proprietario, o a chi per lui in particolare ai caporali che controllavano a che non ci portassimo a casa anche solo uno spillo e che gli alberi non fossero rovinati.  Avevamo fatto un ottimo lavoro, eravamo soddisfatti. I nostri rappresentanti sindacali e capi popolo erano già in trattativa per il successivo pagamento poiché così la legge dice. Ce ne stavamo tornando a casa anziani donne e bambini, e qualcuno intonava canzoni e motti di lotta . Tutto sembrava tranquillo. C'erano bambini che ballavano e cantavano e i ragazzi con le ragazze che scherzavano e giocavano fra loro, qualcuno fuori dalla portata degli sguardi dei genitori, si appartavano e amoreggiavano e “Si parlavano” Insomma una bella giornata. Poi non si capisce come ... si è scatenato l'inferno. IL DIAVOLO E' SCESO SULLA TERRA!  Quando capitano queste cose, non si capisce mai cosa e chi le hanno provocate. Sembra che un ragazzino alla fine di quella bellissima giornata, tornandosene a casa per divertimento si aggrappò a un ramo di un albero da frutto e prese mangiandoselo un fico. La reazione fu immediata un gruppo di poliziotti intervenne malmenando e picchiando come bestie quel povero ragazzo che in pochi attimi fu ridotto a una maschera di sangue. I manifestanti prima cercarono di fermare quei forsennati e poi vedendo che continuavano a picchiarlo sino a lasciarlo morto per terra, reagirono e fu scontro aperto . Morì quel ragazzo … poi la polizia intimorita dalla reazione cominciò a sparare (Dicono loro in aria) ma un colpo “Vagante” colpì al petto Sandrino il figlio di Scotece quello che lavora a giornata nelle terre del barone Tonti. La storia non finì la. Quando la rabbia si scatena, non si ragiona più, un poliziotto figlio di un contadino della nostra terra fu aggredito disarmato, e in mezzo al quel casino un colpo di zappa lo finì … bestie! … bestie! Quando le masse si muovono, non le comanda più nessuno. E' la rabbia di sempre che chiede giustizia e quando non si ottiene, si scatena la violenza … è la fame, la fame e senza il lavoro non te la toglie nessuno nemmeno il padre eterno. Un bollettino di guerra tre morti, e sette feriti … ma dove siamo? per il lavoro, si muore. E per ricordarci chi siamo... Siamo andati ai funerali di questi ragazzi, tutti in fila. Tutto il paese uomini e donne giovani e vecchi, bambini e mamme per ricordare ai nostri governanti che anche i poveri piangono … Ma da sempre … Tiù portami una bevuta d'acqua. Povero ragazzo anche lui hanno riempito di botte. L'importante è che sia vivo per poterlo raccontare. E così come sempre accade in questa terra infame in questi giorni tristi se pure figli legittimi di altri. Ognuno di noi tiene un morto in casa anzi tre perché sono tutti figli nostri, frutti del nostro lavoro e della nostra sofferenza delle nostre giuste e sacrosante battaglie che loro fanno diventare una guerra per giustificare la loro violenza, la loro arroganza.  Sembrano non vedere l'ora di ucciderci come cani, quando andiamo da loro. Per guadagnarci un giusto tozzo di pane. Figlio mio mondo è stato e mondo sarà! E speriamo che tu veda e viva in un mondo migliore di questo, io non ce l’ho fatta speriamo che almeno tu goda in un mondo di progresso ... E senza fame con un poco di giustizia in più.

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Novembre 2013 20:50  

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