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Restauri e tarocchi

Poesia

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È poesia pensare questi versi

per scriverne altri? La poesia

è sempre da venire, l'ultima

e conclusiva parola. Ci sono

più parole che cose (metafisica).

(1981)

Ultimo aggiornamento Domenica 08 Novembre 2015 20:23
 

Per

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In coda in fila x uno

a briglie sciolte la storia

un fardello incompreso (superfluo)

di passi lenti fatti l'uno x l'altro;

 

x questo

 

noi siamo non altro ciò

che ama sentirsi dire (ripetere)

lo spirito del tempo un'eco

remota dell'eterno nulla.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2015 19:24
 

Lucio Fontana

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Taglio terso dello schizzo di un quanto

che vola oltre la pupilla con la forza dell'onda

corta che muta in voce il gelo della sorda lacca;

nota argentina nell'urlo che svela ma non dice

la corsa celere dei passi brevi e rotti

nei dentelli stretti nella lampo della tela;

rima regina della maliarda attesa nei viluppi

del tempo morto a galla come osso su e giù

nella spola del pelo crespo del mare mosso;

del cronotopo alla pesa il conto non torna,

Giano siamese dallo sguardo violato slabbrato

nella stretta degli scatti schietti di un tango stregato.

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Maggio 2016 13:05
 

Paesaggio

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La rude mola della brezza contromano, spersa,

striscia e svasa briosa sul mare; volta e dilegua

il torpore della quieta lena della vasta stiva,

si spande a picco nelle lenti funi del gelato abisso.

 

Tracima e sale brilla una stramba luce,

allegra spuma vacilla nel largo fiato in petto al monte,

sul calvo dorso delle aspre rocce, scavato

dal fatuo fuoco nella lente del corpo vitreo.

 

Sciame di tinte torte nelle scosse delle molle in bilico

nella marea gassosa, nello scatto nel tornio tondo della retina,

che scrolla la muffa dell'inceppo croio

nel rocchetto smunto del temprato oblio.

 

Canto

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Canto scorri sotterraneo

senza clamore, conservi

l'afrore del fragore originario,

come il vino di labbra in labbra

custodisce il crudo aroma del mosto.

 

Canto ubriaco vacilli

sopra gli sguardi smarriti,

scarlatto ti apri veloce tra agavi,

dal largo respiro del mare,

dall'aspro sudore e rumore dei sassi.

 

Canto carta incenerita,

acre odore di versi,

rinasci voltato tra le mura

della stanza del trucco

nel chiarore di pupille impazzite.

Ultimo aggiornamento Domenica 18 Dicembre 2011 22:54
 


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