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October 12 and 13 1992 at Yaxchilan

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October 12 1992 at Yaxchilan[1]

five hundred years after Columbus’  landing on the “New” continent

Swallowed by vine, the labyrinth,

Deep in the forest

Swallowed by vine,

Surrounded by a river

Surrounded by indios

- On market days, the women

Cross the Usumacinta on frail boats

Trading vibrant plumage colors

For tin coins,

Camouflage cloth,

Deep in the forest,

Swallowed by vine

Chameleons against foliage and rock.

 

Tonight on the temple steps

The moon will draw

A serpent

Offering the red fruit

Of knowledge

To those who live

With the taste of fear.

 

Tonight the monkeys will scream

From top branches and scorpions

Will hide under rocks.

 

Tonight Mauro, the Christian

Lacandon, guardian of the Mayan temple

Will erect a small shrine

To a nameless god

And cry for drunken forgiveness

To a wife he’s betrayed.

 

Then, machete in hand

Brandishing revenge

He will howl with the forest

A curse,

Lingering echo

Of a festering wound.

 

A grain of time

In the hourglass of history

Runs the gauntlet

Of memory

Today.

(1992)

 

12 ottobre 1992 a Yaxchilan[2], Chiapas

a cinquecento anni dall’approdo di Colombo nel ‘Nuovo’  continente

 

Inghiottito dalle liane, il labirinto,

Nel profondo della foresta

Inghiottita dalle liane, la selva

Circondata dal fiume

Circondata da indios

- nei giorni di mercato, le donne

Attraversano l’Usumacinta

Su fragili imbarcazioni

Per scambiare piume dai colori sgargianti

Per monetine di latta,

Per tela mimetica--

Nel profondo della foresta

Inghiottita dalle liane

Camaleonti nascosti tra i massi e le frasche.

 

Nel cuor della notte sui gradini del tempio

La luna disegnerà

Un serpente

Che offre il frutto vermiglio

Della conoscenza

A chi vive

Con il sapore della paura.

 

A  notte fonda le scimmie urlatrici

Si dondoleranno tra le cime e gli scorpioni

Si nasconderanno sotto le pietre.

 

Nel pieno della notte, Mauro

Il Lacandone cristiano, guardiano del tempio Maya

Erigerà un piccolo altare

A un dio senza nome

E, ubriaco, verserà lacrime

Mendicando il perdono alla moglie tradita

 

Poi, machete in mano

(imponente a vedersi)

Brandendo vendetta

Urlerà con la foresta

Una maledizione

Eco di ferita purulenta

Che nell’aria si arresta.

 

Un granello di tempo

Nella clessidra della storia

Passa per le forche caudine

Della memoria

Oggi

(1992)

 

 

October 13 1992 at Yaxchilan

the day after the five hundred years of Columbus landing

The Morning After glow

Of the forest

Who survives

The foolishness

Of civilizations,

Regenerates herself

From disturbances

At ground level

 

Witnesses species

Aglitter and extinguish

Proud organisms shrivel up

In a combustion of arrogance.

 

Yes, she was affected,

Her tears of mourning

Mistaken for dew,

Her sighs of disapproval

Thought to be wind.

Yet her deep roots

Still gripped the earth,

Temple stones

Corroded by moss

Became sand

Transported by ants.

Even the poisons

Floating on the water

Were purified

Beating

Mile after mile

On rocks

Nature trying to

Wash off a stain.

 

Forest, now, we pull

Limbs

Off your spreading body,

A demented weather

Dries your wells,

Nasty kids

Playing god,

Tug at your

Apron strings.

 

No longer waiting

For discoverers or messiahs

You stand attached to the soil

And bend,

Bowing to the wind,

Breathe life

Into an uncertain planet.

(1992)

 

 

 

13 ottobre 1992 a Yaxchilan, Chiapas

il giorno dopo i cinquecento anni dell’approdo di Colombo

 

La foresta

Nella luminescenza del Giorno Dopo

Sopravvissuta

Alle sciocchezze

Delle civiltà

Sa rigenerarsi

Dallo scompiglio

Che dilaga a piano terra

La foresta sì che ha visto specie

Prima splendere e poi spegnersi

Tronfi organismi rinsecchiti

Per combustione d’arroganza.

 

Certo, di questo anche lei ha sofferto

Le sue lacrime afflitte

Scambiate per rugiada,

I sospiri di disapprovazione

Presi per vento.

Ma alla terra non cessavano

Di abbarbicarsi le sue profonde radici,

Le pietre del tempio

Corrose dal muschio

Si sfaldavano in sabbia

Trasportata dalle formiche.

Perfino i veleni

A galla sul torrente

Sapeva purificare

Sbattendoli

Miglio dopo miglio

Sulle pietre.

La natura cerca

Di lavare ogni pecca.

 

E adesso, strattonandoti ai margini

Cerchiamo di divellerti gli arti

Mentre il clima impazzito

Ti secca le sorgenti

Furfantelli

Giochiamo a dio

Tirandoti per la  gonnella.

 

Senza più aspettare

Né scopritori né salvatori

Te ne stai aggrappata al suolo

E ti pieghi

Inchinandoti al vento,

Continuando col tuo fiato

A  infondere vita

A un pianeta incerto.

(1992)

 


[1] Yaxchilan was an ancient Mayan city, now an archaeological site, in the Lacandon forest, in the state of Chiapas (Mexico), near the border with Guatemala. The site is known for its well preserved stelae and lintels, some of which depict rituals connected with the seers’ initiation ceremonies.

[2] Yaxchilan era un’antica città Maya, ora sito archeologico, situata nella foresta Lacandona, nello stato meridionale del Chiapas, nel Messico, vicino alla frontiera con il Guatemala. Il sito è rinomato soprattutto per le stele e gli architrave in ottimo stato di conservazione, alcuni dei quali rappresentano i riti associati alle cerimonie di iniziazione dei veggenti.

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Ottobre 2011 08:29  

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