Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Pina Piccolo

La giusta distanza

E-mail Stampa PDF

per i ragazzi della gru di Brescia

 

35 metri al di sopra dell’immota

italica discarica

avvolti dal ferreo scrigno

della macchina

sposta-carichi

movimentatrice del macigno

cugina di viaggio

acciaio, rotelle e funi

del sogno-incubo

il malinterpretato sud/nord

da funesto teatrino domenicale

di periferia d’impero

che mortifica la terra

scavando tunnel di velocità

nel nostro buco nero della storia

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Novembre 2010 21:51
 

Cantata per l’abbattimento di Villa dei fiori: Imola 7 ottobre 2010

E-mail Stampa PDF

Quando l’esecutore materiale del sogno

dalla cabina alzando la leva aziona le mascelle

che in un morso maciullano due metri del secondo piano

Teresina da dentro la fossa muove la poeta

all’acquisto di un vassoio di bigné

da Dulcis in fundo, pasticceria di gala

e un thè freddo alla pesca

da regalare al demolitore

nella pausa

 

All’uomo dal casco giallo e la tuta blu

che ora  si stringe in una foto ricordo

con l’addetto del Comune e il capocantiere

davanti all’edificio sventrato

abbattuto

non in senso psicologico

ma giù per terra

come le statue di Lenin

La macchina l’ha azzannata e

Qui giace

Qui  è caduta in brandelli

l’insegna

VILLA DEI FIORI

USL   Imola – Diagnosi

Salute Mentale Emilia Romagna

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Ottobre 2010 08:19
 

Treinta y tres mineros

E-mail Stampa PDF

Treinta y tres mineros,

Se ne stavano nel grembo di Madre Terra

Inghiottiti

Da El Diablo del capitale

No, non erano un reality

E non era prevista l’espulsione

Per acclamazione popolare

Del meno simpatico

Forse neppure un libro

Si pianificava a Santiago

Nelle avenidas delle case editrici

“Si  fueran mineros

Non fueran seguro intelectuales”

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Ottobre 2010 08:32
 

Quando un uomo non se ne va docile ….

E-mail Stampa PDF

per Shaka Sankofa[1], “giustiziato” in Texas la notte del 22 giugno 2000

Quando un uomo rifiuta di andarsene docile

In “quella buona notte”

A cosa paragonare

I primi passi

Liberi dal corpo?

 

 

Usa e getta

E-mail Stampa PDF

(per i lavoratori migranti dell’Akron)

 

Il nastro scorreva così si evitava

di dover muovere i piedi

Si andava veloci

e  arrivavano

montagne e montagne

di cose che non andavano

né sotterrate né bruciate

ma che sarebbero state

riciclate e riusate

(almeno così si diceva)

Il nastro scorreva e portava

portava la carta, portava la plastica,

le bottiglie d’acqua schiacciate

il contenitore di alluminio

con i resti del sughetto dell’Ipercoop

il vetro del chinotto

che sancisce il tuo stare fuori dal coro

e ancora carta e carta

ma sotto

guarda, una forma strana

morbida e puzzolente

che si sente anche con la mascherina

da due soldi

usa e getta 

che ti danno ogni mattina

la tocchi con la mano inguantata

un usa e getta che dura due settimane

che non protegge granché

ti ritrovi il corpo coperto da macchioline

un altro si è beccato l’epatite

Ma guarda bisogna essere proprio scemi

per buttare scarpe vecchie

nella campana del vetro

una vecchia  scarpa di pelle

con qualcosa andata a male dentro

Schifato la sollevi tenendola con un pezzo di carta

per decidere da che parte smistarla

forse è organico

buttala tra le altre schifezze

la cacca non proprio pulita

che sfugge sempre all’occhio dell’ispettore

Due settimane fa

c’era anche un gatto morto

ma qualcosa dentro il tuo corpo

la riconosce come parente

e  mandi fuori un grido

Un piede mozzato!!!

Un piede di uno che un tempo camminava

calpestava la strada, pestava la polvere

chissà quanta strada ha fatto

forse quanta ne hai fatta tu stesso

per le piste del deserto dopo che il Land Rover

con quarantadue aggrappati sopra

ti ha scaricato senza tanti complimenti

e senza il conforto dell’acqua

e credevi di morire

come un’anima abbandonata

E pensare che sotto una mangrovia

al tuo paese un po’ d’ombra sempre la trovavi

E poi di acqua salata ne hai vista tanta

e per giorni e giorni

distese marine

 che ti chiamavano l’acqua nello stomaco

e pensare che in lingua ewe

Togo, il nome del tuo paese significa

‘andare all’acqua”

e tu invece ne  andavi a un’altra

a inseguire un sogno

trasformato nella catena del nastro.

E ora ti ritrovi schiavo

anche se da centocinquant’anni

dicono che l’hanno abolita

la schiavitù

venduto da un fratello che

ti minaccia di vudù

se parli ai giornalisti

se parli al sindacato

se dici che nella busta paga

ti arriva metà di quel che hai lavorato

Se dici che nella civilissima Imola

non ha né malattia, né ferie né tredicesima

che se ti vabene ricevi qualcosa in una busta

in piazza o al bar

Che devi firmare fogli in bianco

e ti portano via il foglio delle ore

Dimmi tu. Oh  piede che vieni da lontano,

se questa è vita

dimmi tu se tutto questo è degno di

un essere umano.

 

agosto 2010

 


Pagina 2 di 3

Ultimi commenti


In questo sito vengono utilizzati i cookie necessari al suo funzionamento e quelli associati a terze parti nel caso di visualizzazione di contenuti da loro gestiti e per la raccolta statistica di dati di traffico. Per saperne di più, clicca su: Informativa completa.

Per accettare, clicca su:

EU Cookie Directive Module Information