Lo Sbavaglio

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Il figlio

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Il dicitore

Stava seduta davanti a quella tomba,
con gli occhi bassi guardando le sue
mani, inumidite dal sangue di suo figlio.
Sospirava,  alzava gli occhi al cielo.
Stringeva in mano un lembo
di quel telo servito per coprire
il suo figliolo pieno di piaghe
e segni in  ogni dove
... Stringeva
il lembo e si asciugava gli occhi,
e respirava l'odore di suo figlio,
posando il lino sopra il proprio volto.
Adesso è solo, dentro quella tomba.
Lei origliava, chissà
se si svegliava, e se
davvero poi resuscitava?
Quante illusioni che si fa
una madre per far tornare
un figlio che gli è morto.
Dalla sua bocca, inumidita
da quelle lacrime dal sapore
amaro,
chiamava il figlio
che restava inerme, se pur chiamato
Lui non dava udienza, non rispondeva.
La Madre, affranta e uccisa
da dolore, sentiva dentro
un cuore da leone se pur ferito
e preso dallo strazio
diventa belva ... ma solo per amore.

 



La Madre

Che fanno quegli sgherri così armati
a far da guardia ad uomo morto
davanti a questa tomba così chiusa
che per aprirla ci voglion dieci in armi
così pesante,
non quanto il mio dolore.
Neppure la pietà per una madre
che ha perso un figlio
senza una ragione
illumina i sodati ...
Ma non ce l'hanno una madre a casa
o una moglie o un amante
che possa piangere sulle loro spoglie
nel caso che la morte un dì li colga.
No, questo non sia!
Conosco già lo strazio.
No, non voglio che questo si ripeta
a chi che sia ... sarebbe atroce
e non sarebbe giusto.
Un figlio se pure un'altra vita è
messa al mondo da uomo e donna
che si sono amati e han dato vita
a frutto senza uguali,
ma questo a me perchè
non è successo?
Unico seme
ed unica passione che rende l''uomo
vita della vita, ma il seme è seme
e pure  il sangue è uguale,
e poi se proprio lui deve morire
che muoia dopo di chi
l'ha generato.

Un figlio non dovrebbe mai morire,
prima di madre, un padre.
Oh muoiano i potenti così crudeli
da non dare scampo neppure
alle colombe che sono
disegnate dai bambini ... sulla sabbia,
dove basta il vento per portarle via!
La rabbia del potere,
le ingiustizie nascoste fra gli scribi,
che fanno sempre a mezzo coi potenti
e si dividono le vesti degli offesi
uccisi per la gloria e l'empietà,
senza pietà nemmeno
per i figli nati dall'amore dei derisi.
CHE MADRE SON'IO ...!

Non ho saputo difendere Mio figlio
che non risponde neppure
se lo grido!

Che padre infame che ti ho dato, 
ti  ha fatto morto prima 
di vagire!
Sedotta sono stata da
una menzogna, INFAME!,
perdere un figlio per onore e gloria,
come i potenti di questa terra orrenda.

Fanno la guerra e uccidono
innocenti e con i morti fanno gli
onniscienti ...
Come marito ho scelto
proprio male senza
saggezza, senza la pietà
per una donna che per
amore s'era fatta serva,
serva del figlio ...
e questo mi sta bene.
Ma per un DIO che predica
uguaglianza, poi  cerca
servi per la sua arroganza ...

MAI STATO PADRE
NEPPURE PER UN FIGLIO!

Portò il suo uovo in un altro nido
per darlo a crescere al povero Giuseppe
e farlo diventare ciò che è stato,
carne da macello per i cani.

NO, QUESTO! non dovevo farlo ...
Perdonami figlio, del padre
che ti ho dato.
Anche io madre, presa dall'orgoglio,
ho fatto cosa che adesso più non voglio,
pensavo al bene e t'ho fatto male.
Come si  fa a chiedere perdono
a un figlio che adesso non ti sente?

 

 


Il dicitore


Venne Ismaele  nero guardiano
di maiali, servo dei servi,
un rinnegato per il suo lavoro,
nessuno lo voleva mai vicino
chè ritenuto immondo dall'Eterno.
Portò dell'uva per addolcirle
un poco l'amarezza.
Dell'uva nera per non farle torto
e poi del pane che le parve amaro,
dell'acqua fresca per lenire il dolo
e poi la Madre accarezzando il capo
del giovane Ismaele ... stringendolo sul seno.
Posò l'uva e maledisse il pane
presa da rabbia per infinito amore,
poggiando il capo sulla grande tomba,
diede ancor sfogo a questo suo dolore
prendendo a pugni la maledetta pietra,
urlando pianse, continuò a inveire.



La Madre


Dove sono gli accoliti fratelli,
apostoli di un Rabbi abbandonato,
sono scappati conigli senza cuore
chi ti rinnega e chi ti vende a loro,
chi si nasconde e chi ti vuole morto,
di queste infamie tu non eri edotto?

ADESSO ESCI PROCURATI VENDETTA
FIGLIO DI UN DIO MA SOLO PER DISDETTA.

Tu forse vedi ... ed io mi  sono accorta
che c'è qualcuno che mi sta sbirciando
dietro la tomba, è troppo bieco per dargli
un' importanza, è Andrea, l'ha visto
anche Ismaele, non ha il coraggio qui
di comparire.
Quanti vigliacchi e qui non c'è nessuno,
soltanto ombre e vento ch'è troppo
calmo per asciugarmi gli occhi.
Adesso esci te lo chiedo io.
Sono Tua madre, non lasciarmi sola.
Fammi capire
che è solo un brutto sogno
che tutto quanto è solo una bugia.
Lo vedi m'hanno portato l'uva,
è uva nera come il mio dolore
e c'è del pane, qualcuno ha detto
che è come il corpo tuo, e c'è dell'acqua
per lavarti il corpo, sì, il corpo,
chissà com'è sofferto
con tutto il male che i porci
t'hanno fatto, senza rispetto
per l'uomo che sta dentro.


Il dicitore 

E fu una notte piena di dolore,
notte infinita per infinito amore
ma più eterno fu quel dolore infame,
persino Iddio preso da vergogna
non fece giorno alla sua ora esatta
e prolungò la notte per dare il tempo
alla Madre in pianto di proseguire l'atto
di dolore.
Ormai spossata e vinta dalla sofferenza
disse a suo Figlio ancora due parole.



La Madre

Portami con te adesso figlio,
io sono stanca, non riesco a farti veglia,
fammi svegliare accanto a te domani,
se fosse paradiso oppure inferno,
resto con te per tutto il tempo
FOSSE PURE ETERNO!



Il dicitore

Venne mattino, persino
il sole si levò sbiadito
Lei si svegliò ... col corpo intorpidito,
cercò  Suo figlio ...
e ritrovò l'inferno.

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Ottobre 2010 13:45  

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