Lo Sbavaglio

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I Canti di Morfeo

Il sosia - Atto secondo

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Dicitore -

Restò interdetto davanti alla proposta
ed egli è uomo se pure figlio a Dio.
Sostò in silenzio nella mente sua
a ripensare le cose riferite.
Se pur demonio e dedito
a menzogna, alcune cose
non erano sbagliate,
che fosse figlio dello stesso padre?
In fondo é vero, tutto fece IDDIO ...
E poi Lucifero, se pure un po' arrogante,
per molto tempo fu il figlio preferito,
l'arcangelo di luce rigettato
per un peccato in fondo ricevuto,
e tutti i figli, da quando
mondo è mondo, vanno in conflitto coi
propri genitori se pure
sbagliano che possiamo fare
ma non per questo
dobbiamo condannare,
compito di un
Padre è perdonare.
E fu pensando al senso del perdono
che si rivolse all'interlocutore
chiedendo numi sulla sua proposta.

 

Il sosia - Atto primo

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Il dicitore ...
Ed era ormai da molto tempo
che il Giudeo passava giorni e notti
nel deserto.
Assorto in preghiera e
sempre più accorto ...
che non venisse colto in fallo
dal quel demonio, creato da suo padre,
due figli stessi, di sorte assai diversa,
un figlio, se pure nel peccato che deve
stare vivo,
e l'altro buono che dovrà
morire per dare sfogo a sete
di potere,
per dimostrare a tutto
il mondo intero che solo i buoni
e i diseredati devono morire
senza colpa.
Ed il demonio dotto
del futuro diventa scaltro, e non ha
tremori ...
Ma gli dispiace che un fratello suo
(perché son figli di uno stesso padre)
debba morire per mano dei potenti
col contributo dei miseri e ignoranti.
E così preso da falsa compassione
tosto intervenne in una fredda notte
in quel deserto infame,
dove per campare
il Giudeo doveva alimentarsi 
di scorpioni, insetti e vermi
usciti dalla terra per ...
compassione dello stesso padre
che pur conoscendo tutto il suo futuro
mise alla prova il figlio della colpa
fra stenti, fame e sete senza senso
al che Lucifero dentro il suo intelletto
pensò di prendere di sua iniziativa
il Verbo, per spiegare al triste frate suo
la strada giusta per non morire invano.

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Settembre 2010 16:51
 

La speranza

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Stiamo seduti ad aspettare il treno

Qualcuno s’alza sente l’illusione

Come se fossimo tutti alla stazione

Con le valigie pronte nelle mani

Ma son cent’anni che dicono

Domani …

Sino i bambini si sono addormentati

Quelli cresciuti se ne sono andati

Restano i vecchi sedotti e abbandonati

Da questo treno che non arriva mai

Anche le donne che non fanno figli

Hanno lasciato a casa le valigie

Hanno deciso … sulla speranza

Contiamo un’altra volta

Meglio costruire adesso  la rivolta.

 

 

 

Copyright Antonio Catalano aprile ’10

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Agosto 2010 16:48
 

Il viale delle belle donne

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Sono come arie lontane le donne … 

Coperte di mille pensieri e paure 

D’incontri notturni che sembran 

Convegni d’amore venduti, comprati 

Trovati negli angoli scuri di amare 

Città promettenti di sogni cercati 

E rubati al primo risveglio più amaro 

Come un giorno di morte vissuta 

E mai finita che al sonno concede 

Soltanto l’antica illusione di un canto 

Che  sembrava un raggio di vita 

Poi trasformato in un pianto 

E  quando al mattino ogni corpo 

Ha subito il martirio, là sullo sfondo 

Alla fine del tragico viale si alzano braccia 

Intonano un canto con la danza di antiche tribù 

Diventano stelle che appese agli steli 

Dei primi raggi di sole mostrano i corpi 

Segnati e sul viso l’urlo di Munch. 

 

Copyright Antonio Catalano Luglio '10

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Luglio 2010 14:24
 

La mia isola

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Non era stata un tempo abbandonata

Onde felici giocavano coi sassi ancora giovani

Conchiglie sulla spiaggia

Scambiavano i messaggi fra di loro

Erano vive e spinte dalla sabbia

Incoraggiate mostravano la rabbia.

 

Bisbigliano fantasmi fra le dune

Voci insistenti che non hanno sonno

Versi inquietanti, è il vento

Che li smuove strusci dei rovi

Che  non dormon mai con queste

Barche che fanno il via vai.

 

E’ notte fonda e  ci sono ombre

La luna per paura si è nascosta

E nonostante io le chiedo aiuto

Non riesce a fare neppure capolino

Stanche lanterne da barche addormentate

Sembrano lucciole stravolte ed ubriacate

Da questa notte di fate già scordate

Strane sirene che invece di vestirsi di poesie

Si sono travestite da stralunate arpie.

 

In questo posto dove sembra bello

La notte è buia è fredda ed il confine

Si perde sempre dove il tuo sguardo

Senza motivo non  arriva mai

E tu sei solo in mezzo a questo

Immenso, davanti è buio e dietro

Fa paura con quelle voci che impone

La natura.

 

Ci sono istanti che non senti niente

Soltanto i tuoi pensieri sembran vivi

Provi a parlargli ma non dicon niente

E il  tuo cervello come sulla spiaggia

Un cimitero di conchiglie morte

Non era stata un tempo abbandonata

Onde felici giocavano coi sassi

Quest’isola di fiori e tanti frutti

Con alberi forti orgogliosi ed alti

Ove soltanto aquile felici sbattevano

Le ali dalla gioia.

 

E la mia anima felice insieme a lei

Volava in alto sino dove il cielo

S’incontra con il sole a far l’amore.

Io sono qui ad aspettare un mare

Che se n’è andato in cerca di una riva

Ed una spiaggia che non lo lasci più

Perché sdraiato sulle conchiglie morte

Sopra gli avanzi di pesce putrefatto

In mezzo a schegge e gusci di molluschi

E barche e remi e reti abbandonate mi

Sento male e non ci voglio stare …

 

Guardo il mio mare nascosto dentro

Il buio e la mia isola che non ha futuro

E mi domando che ci resto a fare …

 

 

 

                  Copyright Antonio Catalano aprile ’10

Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Giugno 2010 10:50
 


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