Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

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I Canti di Morfeo

Ciminiere

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Coni di cemento disseminati in giro


segno di progresso della morte


un modo nuovo per essere ammazzati

e ci hanno detto che siamo sviluppati


figli del tempo che tempo non ne da

nemmeno ai servi di cui non han pietà

 

Le tute blu

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Ed ogni  tanto mi ritorna in mente,
rumore d'officina
e voci, e canti,
anche il lavoro quanche volta canta
per mettere da parte
quella storia che chi è sfruttato
non è mai contento …


Come morire con l'animo sereno.


E vanno avanti le tute blu.


Tutta una vita chiusa

dentro un pugno
non sono tutti grandi soldatini,

non solo  un corpo
fantasmi nati ieri.


Marciano in silenzio
son come  un incubo
che vive di se stesso
solo una meta !

Decisi a non morire !

 

I gabbiani di città in tuta blu

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Che siano i servi a mettere le  ali

a  sorvolare i sogni della vita

a disegnare col volo dell’amore

nuovi confini,  e mete universali.

 

Gabbiani azzurri vestiti in tuta blu.

Se pur feriti nell’orgoglio e in volo.

 

Cantano canzoni di futuro, ed una frase

Che si ripete sempre, PACE, LAVORO,

GIUSTIZIA, E LIBERTA’

 

Semplici frasi che fanno un gran rumore

Che fan paura ai soliti lacchè, ai prepotenti

ai servi dei padroni, che vogliono asservire

anche i pensieri di tutti quelli che voglio volare.

 

Sognare un nuovo mondo, un ‘altra vita

che non sia quella voluta dal padrone.

 

Un mondo dove l’uomo sia passione.

Con la cultura …  sia rivoluzione

e che i gabbiani ritornino a volare

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Gennaio 2011 11:08
 

Fiat - Nam 2011

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Nessuno chini il capo

davanti alla sconfitta,

e dal silenzio, l'umiliazione,

la  sopportazione.

S'alzino i canti, di liberazione,

e nelle tasche vuote di speranza,

si stringano i pugni nati dalla rabbia.

Non giudicate servi, i ricattati.

Sono fratelli ...

Solo obbligati dalla povertà

dalla miseria e dall'ignoranza,

dalla menzogna e la vigliaccheria

dai servi dei padroni e dei potenti

Tenuti in vita dai mostri infami

del grande capitale.

E non fidatevi dei falsi condottieri

canea, cialtroni , e figli di megere

hanno indossato le camice nere

per conservare la sete di potere

mettendo il cappio al collo agli innocenti

ai figli della pace e del  lavoro.

Ancor più laidi di chi v’ha fatto schiavi.

Fate garrire le bandiere vostre,

al canto libero degl'inni d'officina,

e poi stringete la mano del vicino

e  ricordate tutti i nostri morti

sia  nei campi, o per le strade

quelli picchiati dalla polizia e dopo morti in piazza

a causa delle botte,

per la la libertà, e quelli assassinati in officina

poi quelli morti per  il lavoro o per il futuro,

per noi sta  sempre dopo l'orizzonte.

E RACCONTATE LA STORIA AI VOSTRI FIGLI


Si ascoltino le voci  delle donne

quella dei bambini senza nulla, eredi di

di futuro senza sole.

Quella della nostra gioventù, il cui orgoglio

diventa il nostro scudo.

Quella dei saggi che chiedono giustizia

e un po' di pane per non morire dentro

e poi si ascolti la voce del futuro che chiede

LOTTA!  per essere raggiunto.

E poi di giorno o quando vien la sera

pensi ai ricatti, alla vita tua da schiavo

o al tuo compagno che senza pane è a casa

o al figlio tuo che non ha futuro.

E tutto questo

ti fa tanto male, al tuo schiavista chiamalo PADRONE

e dopo canta l' INNO NAZIONALE

 

La mia Torino

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Me la ricordo tutta
questa infamia
nascosta fra i camini,
fumi di carbone
e ciminiere di sogni ormai finiti,
quando alla stazione di Torino
dormivano i terroni della Grecia,
le scarpe rotte
e in tasca cento lire,
le ultime rimaste per sognare,
per non andare a piedi
perché indietro
non si può tornare.


I freddi inverni senza
un cappotto addosso,
mani infreddolite scaldate
a più non posso da labbra
screpolate, sempre nascoste
per rubar parole nel tentativo
di non restare zitti in quella
nebbia che ci ha fatto schiavi,
con tanta rabbia
e poco pane a casa,
senza un futuro e col passato
in tasca.

 

Copyright Antonio Catalano

 


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