Lo Sbavaglio

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I Canti di Morfeo

Anita

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Svegliati Anita! Raccogli le tue cose,

più rubiconde si facciano le gote

e guida i popoli di donne sventurate

e al tuo comando diventino regine

della rivolta, della libertà.

Portate i figli in guerra per la pace

e siate sprono per gli uomini indecisi

ed intonate le vostre ninne nanne,

i canti delle lotte dentro i campi,

dalle risaie, ai monti alle officine,

delle sartine gli uffici e ogni luogo

tornin le donne ad essere faville,

riconquistate le vostre libertà!

Non accettate il condizionamento

e siate simbolo, oggi come ieri,

di un nuovo grande bel RISORGIMENTO.

 

Gechi e rane

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Rimane il geco taciturno e fermo
ad aspettare che s'avvicini il pasto
quando l'arancio di un tramonto
vive e uccide il giorno che lentamente
muore.

E s'alza il vento orgoglioso e fiero
che fa i capricci accarezzando il lago,
che con le onde si fa sedurre e sogna
fra mille luci di una città lontana, vestita
di poesia, e fantasie dove i fantasmi
giocano coi vivi.

Dove di notte passeggia Biancaneve.

Voci randagie e canti d'altri tempi
vengono insegnate dalle fate
che questa volta si son vestite in rosso
per dar colore al grigio dei quartieri 
e a quelle case abbandonate e tristi.

Dove una volta ci splendeva il sole 
e invece oggi ci sono solo i rospi
e poi le rane insetti d'ogni sorta
invece delle donne sulle porte.
per salutar chi parte e chi ritorna …

Sui marciapiedi unti di catrame
ci sono sempre le donne di una volta
con l'arcolaio a preparare filo
per tutti quelli che non lo sanno
fare.

Per i bambini, i vecchi, i giovanotti
che sono pigri e pensano a dormire
I benpensanti e gli uomini di mente
che parlan solo e che non fanno niente
invece di sognare e poi lottare.

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Marzo 2011 18:08
 

Il vecchio che avanza

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Passò la notte, in quella buia stanza
il figlio del Dio padre,
ad aspettare,
che angelo dal cielo lì venisse

a prelevare un'anima supina
che non aveva voglia di morire
ma sì, come stanco, timorato al punto
cercava l'ora per chiudere la storia.

Stava nascendo il sole, un poco pigro
e c'era una fessura, una smagliatura
che nella stanza faceva da ferita.

Come una spada entrava da quel posto
la luce  chiara fresca e mattutina,
non era ancora giorno per davvero.

Ed è però i primi uccelli al rovo
cantavano la fame al primo raggio.

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Febbraio 2011 09:18
 

Nel giorno della memoria

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Me l’ha detto mio padre

Solo molto tardi, SI VERGOGNAVA!

di questa brutta storia, e poi una sera

seduto sul divano, prendendomi per mano

… Vieni vicino che adesso ti racconto …

Questo è mio il campo, mi volevan morto

sono rimasto vivo. AVEVAN TORTO,

stavo dalla parte della vita.

E quel lamento che esce dalle tombe

che ora  senti  non è mai pianto,
è solo il canto di un popolo

che in fila, uno per uno

giunge al suo martirio,

mai rassegnato!

Con l’animo ucciso dall’indifferenza
di uomini che sembrano impazziti

usciti da un racconto di follie.

Hanno bruciato i libri della vita

Popolo di popoli traditi dai potenti

che per volere di un Dio senza potere.

Han dato fuoco al mondo

all'innocenza che è diventata

morte e poi concime, per divenire

fiori del futuro

Morte discreta, timida,  silente
che per non far  sentire i suoi lamenti

hanno stroncato i pianti dei bambini
li  han fatti fumo facendoli passare  dai camini.
Son diventati nuvole e pensieri.

Tanto aberrante ed inumana pare

che fa terrore persino raccontare.

Eppure vive tutt’oggi in altri posti.

Come se “ Questo” non ha lasciato niente

neppure l’esperienza della gente

e dentro l'aria che ci passa accanto
di questo fumo sentiamo l'esistenza,

l'odore acre, la puzza della morte

ci deve entrare dentro le narici

per farci fare la guerra all’ingiustizia

alla barbarie voluta dai potenti.

Contro coloro che vogliono il ritorno
dei campi di stermino E DEL RAZZISMO

VERGOGNA INFAME FRUTTO D’IGNORANZA
che sempre porta morte e iniquità.

Che sia l'amore il nostro vero sogno
e passino soltanto dai camini
le gioie, sorrisi  e le faville  allegre

che brucino il cuore di vergini colombe

ma solo per amore e tolleranza,

Stridono ancora i suoni dei violini

fatti suonare a forza, e a derisione

i canti di dolore e poi le danze

di uomini, donne, vecchi e di bambini

che avevano disperse le speranze

di popoli  orgogliosi nell’infamia.

Dall’arroganza, dalla follia omicida

dal quel campo senza umanità

l’uomo è scappato,

gli hanno ammazzato anche la dignità

ancora adesso è in cerca di se stesso

perché ne fan morire la memoria.

Ma dai quei muri, dal fango della terra

e dalle ossa mischiate nella neve

s’alzano fragori silenziosi chiedono giustizia

non vendetta sono innocenti

non devono morire!

Si chiamano per nome, così, uno per uno,

tenendosi per mano

per stare uniti e diventar memoria

di questa storia che li ha voluti morti.

Rimane monito per tutti quelli vivi,

perché le cifre scritte sopra il braccio

restino il nome che gli avete dato,

perché mio Padre me l’ha tramandato

adesso è sangue e non va più via.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Gennaio 2011 22:50
 

I feriti

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C’è poca rabbia …

c’è più rassegnazione

Fra gli esuli del mondo …

ricacciati!  Indietro

Siamo l’emblema dello sfruttamento,

Servi da sempre

feriti nell’orgoglio

E sanguiniamo fra silenzi,

e sguardi dei complici infami,

di un ingiustizia

eterna … e mai placata.

Noi siamo il sangue, la linfa della vita

che ha dato ai ricchi la forza del potere.

Quell’arroganza che li ha  fatti bestie

per fare schiavi chi li fa potenti.

Renderli Dei del loro mondo indegno

noi qui in silenzio sempre a capo chino

a  dire Si  anche quando è morte

Ogni lamento, ogni ribellione.

Viene umiliata, e offesa, e vilipesa

Noi !… sempre traditi,

prima dai sogni e poi

dalla speranza, che viene data

in pasto  agli impotenti

per farci stare buoni,

e poi menzogne …

assieme a pane amaro

che viene dato

come se fosse un dono

della bontà da loro poi elargita

Mentre è lavoro sangue del sangue.

E tutto questo in nome di del potere.

La sola colpa dei popoli del mondo

è  di avere in cuore la pietà,

Occorre sollevarsi, ribellarsi,

darsi l’idea di un mondo fatto uomo
e vigilare la benevolenza

a quelli  giusti diventati saggi

Non accettare la speranza falsa
quella è finita adesso tocca noi

 


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