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Una vergogna inaudita

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E’ una vergogna inaudita.
In Calabria, la regione più povera e più indebitata di tutto il Paese, con il tasso più alto di disoccupazione, dove la gente muore perchè il debito sanitario non consente il funzionamento degli ospedali, si registrano i costi più alti della politica.


Secondo i dati consultabili sul sito www.parlamentiregionali.it, la Calabria si conferma una delle regioni d’Italia che spende di più per pagare stipendi ed accessori di varia natura ai propri rappresentanti istituzionali e politici.
In Emilia ed in Toscana si registrano, invece, i costi più bassi di tutto il Paese. E’ un paradosso, pertanto, che queste regioni più ricche spendano di meno rispetto alla Calabria che, invece, dimostra di essere una delle regioni più sprecone nell’elargire ricchezza ai propri politici.
Se, come giustamente afferma Pasquino Crupi, illustre filosofo calabrese, per combattere le ingiustizie perpetrate in danno dei calabresi dal governo Berlusconi-Bossi (che ci toglie i fondi FAS per darli al NORD del Paese) “bisogna rialzare la bandiera del meridionalismo attivo“ è necessario anche, nel supremo interesse della equità sociale, che dai politici calabresi partano oggi quei segnali tangibili di un vero cambiamento della politica in Calabria.
Assicurare ai ceti più deboli la possibilità di sopravvivenza dovrebbe essere l’obiettivo principale di ogni politico calabrese, indipendentemente dalla casacca che si indossa, ma, invece…… vero è che
“ u sazziu nun canusci u diunu”.
Voglio dire al Prof. Pasquino Crupi che in Calabria bisognerebbe rialzare, anche un’altra bandiera; “quella della equità sociale”.
E’ estremamente sgradevole constare che a fronte di chi non ha neanche la possibilità di procurarsi i beni di prima necessità ci sia invece chi, quotidianamente, scialacqua tra le ricchezze e non sa come meglio dissiparle.
Lo stipendio pagato agli onorevoli in generale e, in particolare, agli onorevoli calabresi costituisce sicuramente un insulto alla miseria oltre che una vergogna inaudita per ogni calabrese di buon senso.

 

 

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