Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

... omnibus? ... no grazie!

E-mail Stampa PDF

Non fatevi fuorviare dal titolo, non è un secco rifiuto all’invito di usufruire di un mezzo pubblico di trasporto, né l’espressione di un diniego verso l’omonimo periodico letterario o la famosa rivista di Longanesi, neanche l’ostentato snobismo verso il miglior cortometraggio, premio Oscar del ‘93. Omnibus è solo il nome del famigerato decreto che, nei giorni scorsi, con 301 voti favorevoli e 280 contrari, ha ottenuto la fiducia definitiva alla Camera, (peraltro molto risicata e solo numerica come maggioranza, in quanto molte le defezioni al suo interno) divenendo legge operativa, dopo il consueto iter previsto. Una legge che contiene le più disparate norme la cui conoscenza nei dettagli, rimando alla curiosità dei lettori, esulando dalle interpretazioni e dalle finalità che l’articolo si prefigge.

Partendo da un principio generale al quale i nostri governanti dovrebbero attenersi in fase di elaborazione e, poi, all’atto di varare un testo di legge, peraltro stigmatizzato da una illuminante locuzione latina in tal senso: “Leges ab omnibus intelligi debent”, toh, viene da pensare, finalmente, il Governo legifera in rapporto a necessità urgenti, con un testo di legge, chiaro, nell’interesse di TUTTI, interpretandone il nome in coerenza e nel rispetto delle regole della grammatica e delle declinazioni della lingua latina. Omnibus, infatti, in latino, è inequivocabilmente un dativo plurale che indica un complemento di termine, …A TUTTI quindi o PER TUTTI, il senso.

Ma poi, l’essere un decreto, con le sue peculiarità di “necessità" ed “urgenza”, il periodo in cui è venuto a cadere, la vigilia cioè di due importanti appuntamenti elettorali piuttosto significativi per la tenuta dell’attuale compagine governativa, i ballottaggi e l’appuntamento referendario, inducono a stare ancorati saldamente a terra e, soprattutto a ricercare l’inganno, l’ultima furberia mal celata.

Tra le norme, infatti, le più significative in tal senso sono lo STOP ‘A TEMPO’ alle centrali nucleari, l’aumento delle accise sulla benzina per finanziare la cultura, l’introduzione nel decreto Sviluppo dell’Authority per l’acqua.

La prima, ed anche la più controversa, abroga tutte le disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, non si procede cioè al programma di “localizzazione”, “realizzazione” ed “esercizio” di nuove centrali. Il testo, inizialmente, prevedeva una moratoria di un anno, ora di fatto cancellata da un emendamento del decreto, resta comunque in piedi quella parte della legge in cui viene prevista la creazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare per acquisire ulteriori evidenze scientifiche in proposito sul problema della sicurezza nucleare e, per seguirne l’evoluzione delle tecnologie e le decisioni in merito assunte dalla UE, nonché la costruzione del parco tecnologico con all’interno il Deposito Nazionale di scorie radioattive. In realtà, quindi, il decreto stabilisce che, tra un anno o due, il Governo può varare una strategia energetica nazionale che non esclude l’opzione nucleare.

Immediata conseguenza della norma di abrogazione di tutte le attività legate alle nuove centrali nucleari è stato il rischio di blocco del referendum sul nucleare, previsto per il 12 e 13 Giugno, insieme a quelli sull’acqua pubblica e sul legittimo impedimento. La pronuncia della Corte di Cassazione in merito è stata dirimente e, particolarmente attesa, dopo l’approvazione e la firma del decreto del Presidente della Repubblica.

Ma dietro la notizia, scoperto il trucco, svelato l’inganno! Tutto questo ardore legiferante del governo, infatti, non è di fatto riuscito a produrre la cancellazione automatica del quesito referendario sul nucleare, che rimane in piedi anche se riformulato dalla Cassazione dopo le norme introdotte col decreto ‘Omnibus’, con la seguente dicitura “Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare”.

Il tentativo truffaldino del Governo è stato un boomerang per il Premier, che sa che sul nucleare (lo dicono i sondaggi d’altronde) sarà facilmente battuto, perché è il più sentito e quello di maggior impatto emotivo. Eliminando quindi le ragioni per un così macroscopico pronunciamento popolare, egli pensava di distogliere l’attenzione e la motivazione a votare anche sugli altri quesiti referendari, depotenziandoli, e impedendone, se non venisse raggiunto il quorum, la validità.

Nell’impeto creativo i nostri governanti hanno forse dimenticato anche il voto degli Italiani che vivono all’estero, i quali oggi possono votare per corrispondenza, come già avvenuto, concorrendo al raggiungimento del quorum e alla validità della votazione. Se non lo hanno dimenticato, forse, una certa informazione televisiva molto laconica al riguardo e troppo ossequiosa alle forze di governo, fa di tutto per non ricordarlo ai connazionali e per non informare correttamente, con qualche spot carente e assolutamente chiarificatore, in tarda serata. La strategia finale velata da un certo aplomb istituzionale è l’evitamento da parte del Premier del giudizio degli Italiani e della Legge, oltre che sulla sua politica sulla sua etica personale, che verrebbe ad abbattersi sulla sua testa come la lama di una ghigliottina, con l’abrogazione del Legittimo Impedimento.

Per vedere realizzata quella che è la sua massima aspirazione, farla franca sempre e comunque, Berlusconi è disposto stavolta a sacrificare la forma più piena e pregnante di esercizio della sovranità popolare, il Referendum, ultimo scampolo di una democrazia che si tenta di svendere e snaturare.

Ma non è finita qui, l’ultima e più sottile rapina ai danni dei cittadini elettori è stata l’introduzione nel decreto Sviluppo della norma sull’Authority per l’acqua, per la serie ‘grandi firme', sponsorizzata da Tremonti e Prestigiacomo; questa dovrebbe ereditare le competenze della Commissione nazionale delle risorse idriche e inglobare parte, almeno, delle attività di vigilanza che oggi spetterebbero alle assemblee dei sindaci. Si dovrebbe occupare sostanzialmente di prezzi e di modelli economici, insomma, il corrispettivo dell’Authority per l’energia.

Si stenta però a comprenderne la relazione, visto che i quesiti della legge Ronchi che si vuole abrogare rimangono immutati e intatti nella loro perversa logica di inserimento nel mercato di beni comuni, rappresentando l’Authority un semplice proseguimento del progetto di privatizzazione a tappe forzate voluta dal Governo, né cambia di una virgola la richiesta di eliminare il profitto garantito per legge ai gestori.

Chiara, invece, l’intenzione del Governo di ostacolare ancora una volta il voto popolare sul referendum, si mente sapendo di mentire, perché non può essere un decreto legge ad eliminare un referendum, giudizio più volte ribadito dalla Cassazione, e perché, essendo il servizio idrico un monopolio naturale, non vi è alcun mercato da regolare, quindi l’Authority è inutile, non intacca né la forma né la sostanza dei quesiti referendari sull’acqua che perseguono proprio l’uscita dell’acqua dal mercato e dai profitti.

La strategia del Governo di depotenziamento del voto sui referendum era d’altronde manifesta già nei mesi scorsi, quando venne bocciata la proposta di accorparli al voto amministrativo, cosa che avrebbe reso estremamente probabile il raggiungimento del quorum, in un momento in cui tra l’altro dopo Fukushima, i sondaggi davano ormai certo il raggiungimento del quorum col solo quesito sul nucleare. Per salvare il salvabile, la maggioranza tenta ormai l’ultima carta, l’inutilità del voto, vista l’abolizione del programma nucleare e la presenza dell’Authority per l’acqua. Di legittimo impedimento, naturalmente, nessuno ne parla perché è proprio qui, che si gioca la partita decisiva sulle sorti giudiziarie e politiche del Premier, eliminare le ragioni di voto per gli altri quesiti nei fatti significa dribblare il quarto ed ultimo quesito referendario.

Finalmente si sono ricordati poi della cultura e di Pompei, stanziando più fondi a favore del FUS e dei beni culturali per interventi di manutenzione, peccato che per il reperimento di fondi devoluti a cultura e spettacolo si sia deciso di fare un prelievo nelle tasche degli Italiani, aumenteranno infatti le tasse sulla benzina e sul gasolio, generi di prima necessità. Ma l’accorpamento dei due appuntamenti elettorali non avrebbe comportato già il fatidico risparmio di 300 milioni di euro, da destinarsi questi, magari alla cultura?

Per tutto questo ed altro ancora, come illegalità e corruzione come Terra Promessa dal Legittimo Impedimento, sarebbe stato più coerente evitare tanto fumo per … niente e, chiamare piuttosto il decreto …EXTRA OMNES, ovvero FUORI TUTTI, a vantaggio di UNO.

 

Ma non lasciamoli fare, siccome la passione civile non è come l’aids, se la conosci non la eviti, è contagiosa e si diffonde rapidamente, come una pandemia, ANDANDO A VOTARE, quei famosi SI’ che faranno … la differenza, nella convinzione che sarà … un pubblico plebiscito.

E’ mio parere che abbiamo già visto il peggio del Machiavellismo, siamo nudi come gli alieni di Blad Runner, ma in prospettiva e direzione opposte e contrarie: una speranza sul futuro, un nuovo che guarda già OLTRE le lacrime e la pioggia sporca.

Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Giugno 2011 10:02  

Ultimi commenti


In questo sito vengono utilizzati i cookie necessari al suo funzionamento e quelli associati a terze parti nel caso di visualizzazione di contenuti da loro gestiti e per la raccolta statistica di dati di traffico. Per saperne di più, clicca su: Informativa completa.

Per accettare, clicca su:

EU Cookie Directive Module Information