Lo Sbavaglio

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Autocritica o della democrazia 2.0

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Devo fare autocritica, pubblica ammenda, devo umiliarmi e cospargermi il capo di cenere! Da radical-chic con la puzza sotto il naso, co-autore de Lo Sbavaglio, inorgoglito per aver pubblicato poche e misere cose sul web, ingiustamente e immeritevolmente appoggiato da altri figuri a me simili, gli Ippoliti e i G/Cangemi, tristi personaggi che riscaldano minestre cucinate nelle cucine politiche dei secoli scorsi, ho fatto mia bandiera lo snobbare Facebook e Twitter, con argomentazioni speciose sul capitale, e sui monopoli sulla rete, e sulla libertà di espressione, gravemente minacciata, a parer mio, da tristi gnomi, annidati al centro della ragnatela in immense server farm sulla costa occidentale USA e nella baia di Hong Kong.

Imbolsito intellettuale da poltrona, che teorizza ma che non pratica, che alligna in polverosi salotti dalle pareti tappezzate di libri ancora più polverosi, che si nutre di madeleine intrise di tè al gelsomino servito in porcellane orientali, i piedi in pantofole di feltro, le gambe avvolte in coperte di cachemire. Ma che non osa scendere in piazza, a mescolarsi con le folle madide di sudore portatrici di verità e bisogni inespressi. Rincoglionized anche dal punto di vista tecnologico, e da decenni ormai, inetto nel capire il futuro: pensate che al loro nascere io mi chiedevo a che minchia mai sarebbero serviti gli SMS, e chi mai li avrebbe usati, e indicavo come snob  esibizionista chi allora si dotava di telefonino, e perché diavolo mai il telefono oltre che a far parlare dovesse anche fare foto e filmati; peggio ancora, quando mi fu segnalata la nascita di Youtube, io mi chiedevo chi mai avrebbe poi sentito il bisogno di caricare i propri piccoli, miserevoli e onanistici esibizionismi piccolo-borghesi su Internet, e soprattutto a chi cazzo mai sarebbe poi interessato ad andarseli a vedere: bene, è di queste ore la notizia che per ogni minuto che Darwin manda in terra vengono caricati sul solo Youtube 48 ore di video, che Youtube ha 490 milioni di utenti unici al mese (per un totale di 3 miliardi di visualizzazioni quotidiane – contro le 60 / 80 de Lo Sbavaglio), e che vengono caricati più contenuti su Youtube in 60 giorni che creati dalle 3 maggiori TV americane in 60 anni!

Oh, ragassi, non siamo mica qui a metter trappole per il mouse, questo vuol dire che il business model gli sta franando sotto al culo, al tycoon di Arcore!! E anche il modello di comunicazione, infine!!

E allora, ultimo della mia irridente famiglia che vedevo passare ore in stanze misteriose illividite dalla luce del display, entrai in Facebook. Giusto in tempo per piombare a Sucate, in via Giandomenico Puppa. Capitava infatti che tale sciura Letizia, come me ignara del mondo e altrettanto aliena alle piazze, e in affanno di fronte alle non ancora capite potenzialità e inattese della rete, si producesse in improvvisate redazioni su Twitter a rispondere alle angosce di chi, tra i suoi elettori, si fosse mai affacciato all’elettronico agorà. E che di fronte allo sciagurato provocatore che le pose la questione di quale fosse la sua posizione sulla erigenda moschea di via Puppa a Sucate, facesse esprimere, ella o chi per essa alla tastiera, la sua assoluta contrarietà a che l’operoso agglomerato urbano dell’hinterland milanese venisse sfregiato da simile provocatoria offesa alle meneghine tradizioni. Generando così un clamoroso, enorme, incontenibile, colossale, irriverente, distruttivo, annichilante, collettivo, generale sghignazzo – alla Dario Fo, per capirci - da parte del popolo della rete, tale da travolgerla, e con lei i suoi mandanti politici, nell’irrimediabile abisso del ridicolo. E questo in controcanto, sempre sulla rete, con le continue notizie sulle male azioni di Pisapia ladro-di-macchine, dal “Pisapia ha inventato le zanzare” al truce “Pisapia caga per la strada e poi dà la colpa ai cani”.

Potrò mai rimediare ad un simile peccato di orgoglio intellettuale? Potrò ora rilassarmi, staccandomi da decrepiti paradigmi ideologici, e sperare, quasi fosse nella luminosa visione dei valori condivisi di Michael Porter che, alla fine, la separazione tra la proprietà del mezzo di comunicazione e la produzione popolare di contenuti causi un misterioso e miracoloso equilibrio, tale per cui l’interesse economico della prima produca il fiorire della seconda e il prosperare di nuove, meravigliose, immense, fiorite, arancioni di tutti i colori, irridenti, giovani, primaverili, sinistre e fighissime piazze? La democrazia 2.0.! Magari accompagnata da un po' di primarie, così, tanto per fare....

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Giugno 2011 12:37  

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