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Il Decreto IMU-Bankitalia e il M5S

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La guerra del M5S al decreto IMU-Bankitalia è a mio avviso un buon esempio di come in questo paese si riesca a mistificare la realtà in nome della trasparenza.

Per prima cosa dunque in questo scritto cercherò di tenere separati i fatti dalle opinioni, in modo da non asservire i primi alle seconde come i grillini hanno fatto abbondantemente su questo tema.

L'argomento secondo cui il decreto regalerebbe 7,5 miliardi alle banche a mio parere depone contro il M5S, non a favore, perché dimostra un uso della propaganda e una manipolazione della realtà dello stesso tipo di quella che contestano ai loro avversari.

 

 

Naturalmente non pretendo di convincere i grillini di questo, ma il fatto è che io per convincermi ho bisogno di ragionamenti e obiettività, esattamente quello che in questa vicenda nel M5S è mancato.

 

Ma è possibile che il mio giudizio sia troppo severo e che ci sia solo un problema di ignoranza in chi scrive che il governo ha voluto fare un regalo di 7,5 miliardi alle banche.

Questo ha detto il M5S ma non ha spiegato il meccanismo del regalo o meglio lo ha spiegato ma per sostenere la sua tesi ha dovuto nascondere un elemento centrale della realtà (ecco la manipolazione).

Il risultato è che se si parla con la maggior parte dei grillini e di quelli che li apprezzano per il comportamento tenuto in occasione del decreto IMU-Bankitalia, ti senti dire che una delle cose più vergognose è che il governo ha regalato Bankitalia ai privati.

Bene, Bankitalia non è mai stata di proprietà pubblica e dal 1936 è di proprietà di svariate banche (nel tempo diminuite di numero a seguito di fusioni).

Quindi dire che il governo ha regalato Bankitalia alle banche è un falso.

Come prescrive la legge, le banche proprietarie di Bankitalia devono indicare nei loro bilanci il valore della quota di Bankitalia che possiedono e tale valore viene iscritto in bilancio nell'esercizio in cui è avvenuto l'acquisto (nel nostro caso nel 1936) al valore di acquisto (nel nostro caso valore del 1936).

Quel valore non è mai stato aggiornato ed era ancor oggi quello del 1936 vale a dire una miseria non corrispondente al valore reale della quota.

D'altra parte aggiornarlo presupponeva di determinare il valore attuale di Bankitalia, e per questo è stata a suo tempo nominata una commissione di tecnici dal cui lavoro è risultato che una stima avrebbe dovuto collocarsi tra 5 e 7.5 miliardi di euro (so che sui membri della commissione, ritenuti filo lobby bancaria da chi ritiene che le banche siano il nemico da battere vi sono state polemiche, ma in ogni caso il valore corretto non può che essere enormemente superiore a quello del 1936).

A questo punto, dovendosi trovare la copertura per finanziare il gettito della rata IMU da eliminare, si è proceduto col decreto incriminato alla rivalutazione del capitale di Bankitalia portandolo a 7,5 miliardi di euro attraverso la correlativa diminuzione del valore delle riserve straordinarie.

Come effetto automatico è nella stessa misura aumentato il valore delle quote di Bankitalia possedute dalle banche.

Ora ci si dovrebbe domandare come mai, se l'operazione ha comportato un regalo dello Stato ai privati di 7,5 miliardi, si è invece in questo modo finanziata l'eliminazione dell'IMU.

Qui c'è un altro fatto che la propaganda grillina ha taciuto.

Infatti non vi è stato alcun regalo di 7,5 miliardi e contrariamente a ciò che pensa chi si è informato sentendo i grillini, alle banche non è stato dato materialmente un euro.

Semplicemente nei loro bilanci è cambiato il valore della loro quota di partecipazione in Bankitalia che non appare più essere quello del 1936 ma quello attuale (e a me pare che la situazione fosse più anomala prima che ora, ma riconosco che questa è un'opinione, non un fatto).

Senonché quando in un bilancio si rivaluta un cespite, la normativa fiscale prevede che si debba pagare unìimposta sulla plusvalenza, vale a dire sulla differenza tra il precedente valore del cespite e il nuovo.

Ed ecco perché l'operazione ha consentito di trovare i soldi per l'IMU e perché si è andati a rivalutare al valore più alto ipotizzato dalla commissione (7,5 miliardi) che in tal modo comporta che le banche debbano versare allo stato sulla plusvalenza circa 900 milioni di euro.

Quindi lo stato non sborsa nulla e incassa solo.

Possibile che un'operazione così virtuosa sia stata così violentemente osteggiata?

Beh, non è così virtuosa come appare, perché il decreto prevede altre disposizioni che generano un quadro di favore alle banche e che probabilmente è stato voluto per rafforzare il sistema bancario italiano ritenuto troppo fragile patrimonialmente, ma da qui a parlare di furto ai cittadini e allo stato in favore delle banche ne corre.

Poiché però diversamente da M5S mi sforzo di essere obiettivo, dirò due parole anche su tali disposizioni aggiuntive.

E' previsto che Bankitalia distribuisca annualmente utili in misura variabile non oltre il 6% del valore delle quote dei suoi soci, il che significa che avendo rivalutato tali quote si incrementeranno notevolmente gll utili delle banche.

Questo potrà comportare una perdita per lo stato, perché fino ad ora gli utili non distribuiti andavano allo stato ed erano la maggioranza dato il bassissimo valore delle quote.

Ora utili che prima andavano allo stato andranno alle banche.

Questa è la vera disposizione di favore per le banche su cui sarebbe valsa la pena discutere, comunque senza demonizzare l'opinione contraria.

Si è anche detto che la rivalutazione a 7,5 miliardi sarebbe comunque un regalo perché le banche potrebbero ora vendere a quel prezzo, anzi dovranno vendere perché il decreto impone che ogni socio di Bankitalia non possa avere più del 5% dell'Istituto.

Ma questo non è vero perché si vende al valore di mercato, che sicuramente non è quello del 1936 e se è inferiore a 7.5 miliardi frutterà meno di tale somma.

Neppure è vero, come si è detto, che il decreto preveda che se nessuno vuole comprare debba farlo Bankitalia, perché il decreto dice che può farlo e non dice a che prezzo.

Infine si è detto che rivalutando il capitale di Bankitalia utilizzando le riserve straordinarie, il decreto ha scippato le riserve ai cittadini (mantra del M5S), ma ciò presuppone che le riserve fossero dei cittadini il che potrebbe essere auspicabile ma la realtà era diversa perché essendo Bankitalia di proprietà privata il suo patrimonio concorre a formare il valore di mercato delle sue quote a prescindere dal loro valore nominale.

La controprova si ha domandandosi per quale motivo se il capitale di Bankitalia era fermo ai valori del 1936 lo stato non ha risolto il problema espropriando i privati a quei valori invece che adeguarli, e acquisendo in tal modo con minimo esborso l'Istituto Centrale.

Perché non si è fatta questa scelta?

Per il semplice motivo che l'art. 42 della Costituzione prevede che la proprietà privata possa essere espropriata nell'interesse pubblico solo salvo indennizzo e secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale l'indennizzo deve essere commisurato all'effettivo valore del bene anche se può non corrispondere al valore venale.

E poiché il valore della quota di un ente è rappresentato principalmente dal suo patrimonio netto, che è composto anche dalle riserve straordinarie, per espropriare le quote Bankitalia delle banche lo stato avrebbe dovuto riconoscere alle banche anche l'incidenza di valore delle riserve straordinarie, che è più o meno quello che ha fatto col decreto, con la differenza che in tal modo non ha sborsato un euro.

Naturalmente a me tutto ciò non piace, ma capisco bene che il peccato originale è proprio quello che il M5S ha taciuto, vale a dire che Bankitalia è sempre stata di proprietà privata.

Questo è il vero problema, che resta al di là delle alchimie del decreto IMU-Bankitalia e che certo l'atteggiamento del M5S in questa vicenda non ha contribuito in alcun modo a risolvere.

Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Gennaio 2014 09:51  

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