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Lo Sbavaglio

La grande paralisi

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Mario Somigli ha pubblicato su Facebook un contributo così esemplificativo dello stato dei processi decisionali in Italia che non posso che riprodurlo qui così com'è - assumendomi la responsabilità di un suo implicito permesso di pubblicazione. Eccolo dunque:

 

Le pinzillacchere del no

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Da “Il Fatto Quotidiano” del 22 novembre 2016: “Il presidente del Comitato del NO, il Costituzionalista Alessandro Pace ha annunciato che se il voto degli italiani all'estero fosse decisivo per l’esito finale e determinasse la vittoria del SI alla riforma, è pronto a impugnare il risultato. In particolare, come ha ribadito Pace, non è garantito il requisito della segretezza come previsto dalla Costituzione.”.

Il voto degli italiani all'estero è regolato dalla legge Tremaglia, promulgata nel 2001. Da allora, tale legge è stata utilizzata per tutte le elezioni politiche e per tutti i referendum mentre non è applicabile alle votazioni amministrative, che siano elezioni o referendum. Personalmente, considerando che è stata il “cavallo di Troia” tramite il quale tale Antonio Razzi è diventato Senatore delle Repubblica Italiana, la considero una pessima legge. Pur tuttavia, poiché è in vigore da 15 anni, mi domando e chiedo a un qualunque fiero sostenitore del NO:

  1. perché il Costituzionalista Alessandro Professor Pace si è accorto solo adesso, dopo 15 anni, che tale legge violerebbe la Costituzione? Era distratto, assonnato, afflitto da problemi intestinali talmente gravi che, PER 15 ANNI, non si è reso conto di nulla?
  2. E ancora, se la legge in questione viola la Costituzione, perché il suddetto Costituzionalista Alessandro Professor Pace non ricorre IMMEDIATAMENTE alla Corte senza aspettare l’eventuale vittoria del SI il prossimo 4 dicembre? La mancata garanzia della segretezza del voto è un grave vulnus, a prescindere dal risultato del referendum. O NO?

Grazie.

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Novembre 2016 17:16
 

Silvio Gambino e le ragioni del no

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Da Palmi, ieri 16 novembre 2016, l'intervento magistrale del costituzionalista Silvio Gambino.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2016 15:08
 

Per chi non la pensa più come nel 1929

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Bell'intervento di Franco Bassanini oggi sul Corriere a supporto della riforma costituzionale (ringrazio Raffaele Mosca per la segnalazione)

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"Una riforma che modernizza la nostra democrazia di Franco Bassanini

Lo confesso. Sono tra quei costituzionalisti che annoverano la nostra Costituzione tra le più belle del mondo. Lo è per quel disegno di una società libera e giusta, capace di assicurare a tutti dignità, libertà, diritti, opportunità, che è delineato nei suoi primi 54 articoli. Ma quel disegno, quelle libertà e quei diritti devono essere attuati; e poi difesi da nuove sfide e nuove minacce. Qui nasce l’esigenza di aggiornare la seconda parte della Costituzione, quella che definisce e regola gli strumenti con i quali tutelare e attuare libertà e diritti e costruire un Paese capace di offrire a tutti opportunità di crescere e realizzarsi (a partire dal diritto al lavoro, condizione della dignità umana).

Ultimo aggiornamento Sabato 19 Novembre 2016 17:50
 

Senatus PopulusQue Italicus – BastaunSI!

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Il referendum del prossimo 4 dicembre offre innumerevoli esempi di razionalità deformata dall'ideologia. Se si avesse il tempo, la voglia e, soprattutto, la capacità letteraria, si potrebbe scrivere un ponderoso e, in parte, persino comico saggio sul'argomento.   La composizione e le modalità di elezione dei nuovi Senatori previste dalla Riforma Costituzionale ne costituirebbero un interessante capitolo. Proviamo ad abbozzare il primo paragrafo, che necessita di un prologo di carattere generale, indispensabile per chiarire e condividere un’argomentazione essenziale. Tutti noi, che ci piaccia o meno, saremo chiamati al voto per scegliere tra ciò che è “adesso” e ciò che potrà diventare “domani”, a seconda che prevalga il NO o il SI.  Non ha alcun senso, da questo punto di vista, obiettare sul “cosa ci sarebbe piaciuto che fosse …”,  sul “come  avremmo preferito …”, sul “meglio abolire il Senato, piuttosto che …”: non è successo, per tanti motivi, e questo non può e non deve inficiare il nostro giudizio rispetto ad una scelta che ormai esemplifica e ci chiede di decidere se lasciare le cose come stanno o cambiarle.

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Novembre 2016 12:44
 


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