Lo Sbavaglio

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Internetcrazia

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Ebbene sì, sono un estimatore di Morfeo, il noto collaboratore de Lo Sbavaglio: pittore, poeta, autore di libri e novelle, ho sempre ammirato la sua creatività, e la facilità con cui accede ad Internet. Tanto che abbiamo organizzato una specie di associazione a delinquere: lui ha scritto, e io lo ho aiutato a pubblicare, tramite un bel servizio che permette di stampare  e anche mettere in vendita le opere di chi mai riuscirebbe o vorrebbe accollarsi le spese per decine o centinaia di copie pre-pagate, pietra angolare del modello di business di tanti piccoli e meno piccoli editori che campano in realtà sulle spalle di autori amatoriali che si guardano bene dal vendere.

Come nel caso dei contenuti musicali, questo servizio permette semplicemente di saltare a piè pari il canale di distribuzione[1], presidiato fino ad ieri dai cerberi rabbiosi dell’editoria. La cosa è probabilmente vera solo in parte, dato che il servizio è gestito dal gruppo editoriale L’Espresso in collaborazione con Feltrinelli, insomma è difficile che possiate trovare la vostra amata opera sugli scaffali dei negozi Feltrinelli, ma quanto meno vi mette a disposizione una vetrina on-line, la possibilità di stabilire un prezzo (buona parte del quale finisce nelle tasche del sito) e un efficiente servizio postale che vi porta i libri a casa vostra (o dei vostri amici, genitori e compagni), dove poi li potete esibire nei confronti dei vostri ammirati, invidiosi e sorpresi parenti e vicini. Volete provare? Il sito si chiama www.ilmiolibro.it, ha un campo di ricerca in alto a destra, scrivete Catalano (lo pseudonimo con cui Morfeo spesso si traveste nella vita di tutti i giorni), e accanto all’opera di un sconosciuto Giuseppe che parla di derivati finanziari (?), appaiono due capolavori del ben più famoso Antonio. Provate ora a comprarli (necessaria carta di credito), verificherete così la velocità del servizio, potendoli avere a casa vostra in due o tre giorni; poi diffondete la voce tra gli amici, e Morfeo sarà lieto di concordare qualcosa con voi per il vostro disturbo.

Ora io, al contrario di Morfeo, mi spaccio per tecnologo: l’altro giorno dal parrucchiere, nel pieno esercizio della mia vocazione, tentavo di tenermi aggiornato mi sembra con l’ultimo numero di “Chi” (“Focus” lo trovo decisamente al di sopra delle mie capacità), quando, tra Marina che scopa con Pato e altre eccellenze culturali del genere, mi sono imbattuto nella notizia del solito genio che ha venduto un milione di copie di non so qual suo romanzetto proponendolo a 99 centesimi su Amazon. Ora, ci sono da chiarire tre o quattro punti: il tizio non proponeva profondi intrecci social religiosi intrisi di disperata malinconia per le perdute radici contadine come suole fare Morfeo, ma piuttosto romanzetti gialli declinanti sul versante dell’horror; Amazon è IL gigante mondiale del commercio elettronico (vanta la più grande libreria on-line al mondo), oltre ad essere uno dei promotori del mitico Cloud Computing tanto di moda (se non sapete cos’è fregatevene), ed è anche il propugnatore di una macchinetta chiamata Kindle, in pratica un lettore di libri elettronici (non che li legga lui, li leggete voi usando lui, li leggerà lui invece in un prossimo radioso futuro, liberandovi dalla noiosa incombenza) che, vantando pixel speciali quali minuscole sferette bianco-nere, sembra simuli benissimo la comune carta inchiostrata. Insieme a tutti gli I-qualcosa che circolano in giro, Kindle permetterebbe quindi un consumo usa-e-getta del materiale editoriale, scaricandolo dalla rete e permettendone la lettura a modico prezzo, ovunque si sia, purché connessi. Detto così sembra facile, ma questo giochino viene evangelizzato condito di gran paroloni da altezzosi e carissimi (nel senso del grano) consulenti presso le business school di tutto il mondo, e quindi fa molto fine parlarne.

Cullato nel sonnolento pomeriggio tra le fotografiche tette dell’ultima starlette dall’ipnotico ticchettio delle forbici, mi sono svegliato di colpo, e, appena connesso da casa, mi sono immediatamente collegato con il mio autore preferito: non poteva infatti sfuggire alla mia allenata sensibilità il punto debole del modello di business del miolibro.it: le Poste Italiane, che farebbero affondare immediatamente il tasso di crescita della Cina se solo coinvolte. Un congegno elettronico alla Kindle avrebbe infatti come una bacchetta magica immediatamente fatto esplodere il numero di copie distribuite, finalmente accessibili a tutti, e in tempo reale!, dallo studente sui banchi della Bocconi, al pescatore siciliano di Vigata, al bracciante clandestino nel campo di pomodori di Mondragone, allo stanco pendolare sul regionale veloce (sic!) delle 18.45 in partenza da Milano Centrale per Torino Porta Susa. L’altro segreto, il prezzo: basso, bassissimo, tale da indurre in tentazione anche il più tirchio ragioniere in trasferta a Novara. L’ovvia barriera: la non perfetta conoscenza dell’inglese da parte del nostro Morfeo, superabile però, pensavo, con il linguaggio universale e l’armonia nascosta della poesia: meglio se poi quest’ultima avesse assunto contenuti di più facile divulgazione rispetto a quelli abitualmente adusi dal Morfeo, ma contavo molto sull’enfer di poesie erotiche che sospettavo egli avesse composto e messo da parte in forma criptata all’insaputa dei suoi più stretti familiari.

Passavo quindi ad esporre ad un sempre più sospettoso Morfeo (più propenso a consegnare ai torchi una sua qualche ultima ponderosa opera sulle lotte contadine nella campagne di Cerignola e sui riflessi di queste nella coscienza religiosa delle massaie locali) il modello di business: poesie come mentine; che vuol dire intasare Amazon di quantità industriali di poesia (opera da nulla per Morfeo), onde rivenderle a prezzi irrisori e procedere velocemente sulla strada di un vergognoso arricchimento facendo leva sui grandi numeri: 15, 20 centesimi a poesia sarebbero stati, calcolavo, un prezzo equo, per migliaia, che dico, centinaia di migliaia di copie. Avrei inizialmente agito fingendo disinteresse, per poi bussare alla porta della futura villa di Morfeo (La Duma) alle Barbados per pretendere il dovuto minacciando di rivelare tutto al Circolo SEL di Rivoli e alla sua ignara consorte.

Tentavo quindi il primo passo: registrazione del Morfeo presso il sito di Kindle, tramite l’opportuna pagina di registrazione, guidata dalle relative istruzioni. Queste prevedono, oltre all’ovvia immissione delle solite generalità più o meno elettroniche, anche la comunicazione credo dell’equivalente del nostro codice fiscale (rappresentato però per motivi ignoti in ben 3 incarnazioni, almeno mi sembra), in quanto Amazon ha l’obbligo di versare al fisco USA il 30% degli introiti dell’autore. Questo per gli americani: e per gli italiani? Lo stesso, solo che in presenza di accordi tra il governo USA e quello italiano, Amazon promettere di rimborsarti quanto dovuto. Accordi che in realtà esistono, ma niente cazzi per il fisco USA: prima si versa, poi si chiede il rimborso. E come si fa a comunicare tutto ciò ad Amazon (cioè che sei nato a Cerignola, Italy)? Semplice, si riempie il modulo W8-BEN che contiene il codice di identificazione fiscale IRS. Tale modulo è da mandare, debitamente compilato in ogni sua parte (inclusa quella che chiede quanti peli del pube son presenti) VIA POSTA CARTACEA ad una certa casella postale di Amazon dalle parti di Seattle, WA. E come si ottiene, dirà lo sprovveduto lettore, il codice di identificazione fiscale IRS? Ancora più semplice, tutto ciò è spiegato in un’altra piacevole alla lettura pagina del sito. Prima si scarica una lettera di presentazione prefirmata da un certo Richard Prem (Amazon Vice President Tax: un pezzo grosso!) in cui si attesta che voi siete lì per scrivere e pubblicare cose e non per vendere penne agli indiani (Oh, ragassi…), da allegare al modulo  Form W-7. Le istruzioni per compilare quest’ultimo credo rappresentino l’ideale creativo di ogni burocrate che si rispetti e credo saranno presto esposte a Washington accanto alla copia originale della Costituzione Americana. Non ho retto alla loro completa lettura: ho sorvolato mi sembra tra la richiesta del numero di patente di vostra madre, e una richiesta di dichiarazione del vostro medico che attesti il numero di foruncoli avuto sulle chiappe l’ultima volta che vi siete fatti di bagna cauda, ma forse si tratta di ricordi dovuti alla notte di incubo che è seguita a questa esperienza: mi sono stati ahimè infatti di poco conforto le istruzioni mirate a rassicurare gli “alieni” circa la presenza di personale del fisco americano pronto ad aiutare presso le ambasciate di Pechino, Parigi, Francoforte e Londra. Né la consapevolezza che questo Form W-7 avrebbe potuto anche essere recapitato a piedi e di persona oltre che tramite la solita e tradizionale posta cartacea, ad un indirizzo di Austin TX (Texas o Tax?) ovviamente diverso, come ognun sa, da quello riservato ai moduli Form 1040, 1040A o 1040EZ. Oppure consegnato a personale specifico per altro rigorosamente non presente in Italia.

Obama, se ci sei batti un colpo!

Credo che ancora altre considerazioni, oltre l’esaurimento fisico e mentale e la barriera linguistica, mi abbiano spinto a desistere: principalmente quella che il buon Morfeo, da fiero comunista, avrebbe probabilmente rischiato l’internamento a Guantanamo al posto del sospirato reddito, a causa di qualche domanda astutamente mimetizzata e disseminata nei succitati moduli appositamente predisposta dalla NSA per carpire la fede politica di questi sporchi intellettuali stranieri.

In compenso ne ho tratto qualche inatteso sentimento di orgoglio nazionale: W l’Italia!

 


[1] In effetti, malgrado le apparenze, si tratta di un servizio di distribuzione e non di un editore: editore è lo stesso autore, che se assume oneri ed onori, tra i quali la completa proprietà dei diritti.

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Giugno 2011 17:24  

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