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Nomi e soprannomi

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Dispiace, ma non sono d’accordo con Pino “colui che lega i cavalli” Ippolito, che, tra un cavallo e l’altro, polemizza in punta di penna sull’uso di nomi e soprannomi per colui che comunque rimane, per motivi di superstiziosa cautela, innominabile.

 A seguir l’Ippolito, Alessandro e Carlo non sarebbero “magni”, il grande Eric Clapton non sarebbe “slowhand”, il film “lo Spaccone” sarebbe depauperato della mitica figura di “Minnesota Fat” e i “Soliti Ignoti” di “Capannelle” e “Ferryboat”, per tacer degli altri. Che dire poi dei nomi d’arte: chi mai direbbe che "Bob Dylan" fosse in realtà Robert Zimmerman e "Cat Stevens" Steven Demetre Georgiou? E chi non ricorda la letteratura del Verga, a partire dalla stessa famiglia Toscano, detta “Malavoglia”?

La tesi poi che andrebbe separata la figura della persona con le sue epifaniche caratteristiche sembra forzata e comunque immemore della cultura e paesana e popolare da cui tutti noi proveniamo, che sempre ha capitalizzato su esterne apparenze per dar luogo a nuovi nomi che andavano a tal punto a sostituire quelli del battesimo da farne perdere la collettiva rimembranza. Nel mio paese, quando io ero piccolo, si andavano a vedere melensi polpettoni (che bel film, cossa che go pianto!) da “Pelosa”, ormai divenuto toponimo per la locale sala cinematografica: pare derivasse dal fatto che l’audace imprenditrice che anni prima si lanciò a scuotere la provincia italiana emulando i Lumiere fosse afflitta da lieve peluria facciale. Altro personaggio tipico pare fosse "Culatin", così chiamato per una ragione che rimase ignota a mia nonna, fino a quando, in tarda età, ne chiese ragione ad una comare, esclamando subito dopo "Ecco perché el se ciamava cussì"!.

Ecchedire della tradizione educativa? O l’Ippolito mai frequentò aule liceali, ove la fantasia di adolescenti si estrinsecava nell’appellare in modo nuovo i professori (io mi ricordo ad esempio di “Pipino il Breve”, professore di Storia e Filosofia che certo con brillava per alta statura).

A dimostrazione di queste mie tesi, vorrei che i 25 lettori de Lo Sbavaglio provassero, nei commenti, ad enumerare i soprannomi che vengono dalla loro esperienza di vita, maturata tra piazze di paese, aule scolastiche, caserme, luoghi da lavoro, romanzi letti e spettacoli fruiti, onde seppellire l’algida e razionalistica posizione dell’Ippolito sotto una mole di vissuta e colorita esperienza.

Da parte mia, data la spontanea, felicissima e iconica illuminazione dell’igienista dentale della Regione Lombardia, nulla mi impedirà in futuro di riferirmi all’innominabile come “Culo flaccido” Silvio, accuratamente evitando la pronuncia e lo scrittura del suo esecrato cognome. Sperando che la cosa abbia tal successo che gli capiti, come nel caso della povera “Pelosa”, che il suo vero nome sia per l’eternità dimenticato dai più.   

 

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