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Matematica e Politica

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Il legame tra Matematica e Politica è antico e misterioso. Ben sanno i nostri collaboratori nati tra le forre della silvestre Calabria (non a caso si chiamano tutti Pini)  del potere politico che il loro conterraneo Pitagora conquistò nella sua Crotone, ove immaginò universi armonicamente fondati su rapporti perfetti tra numeri, cosmogonie basate su armonie così celestiali da non poter essere udite e, forte di tale scienza, grandemente influenzò la vita sociale politica della città.

PiatgoraAllo stesso modo, i sacerdozi egizi tra colonne a forma di loto sfoggiavano miracoli basati su nascoste tecnologie, impressionando fin nel profondo i popoli chini e così crescendo il proprio potere all’interno della società dei due regni. Cesare stesso perfezionò il calendario, poi ulteriormente migliorato da quel papa Gregorio che il nome diede alla forma che ancora oggi usiamo, e che mirabilmente armonizza, con sottile rapporti matematici il ciclo diurno con quello solare. E che dire poi del potere degli astronomi antichi, erettori di eterni monumenti in pietra, che nella storia dell’umanità consultati dai potenti predicevano il futuro divenire sulla base del moto dei siderei astri. Ma veniamo più vicini ai tempi nostri: dopo la luminosa parentesi  nella quale, sulla base degli eterni principi dialettici Hegeliani ripresi dai nostri Croce e Gentile, matematica, fisica e scienze naturali decadevano a  tecniche mere perdendo lo scettro della vera conoscenza (Tesi? Antitesi? Sintesi?), la teoria dei giochi ha oggi acclarato le oscure regole usate nell’arena politica e bellica da contendenti a limitate risorse, misurandone probabilità di successo e determinandone le strategie ottimali. E che dire del dibattito matematico sulle forme elettorali, in cui si dimostra essere utopica l’idealizzazione della democrazia perfetta realizzata sulla base della rappresentanza popolare? Ma veniamo ancora più vicini, in questa felice era in cui il Quagliarello (omen nomen) ci illumina: egli, già esperto di etica al punto da poter serenamente disquisire e proporre del modo in cui io, tu, voi, insomma tutti noi, potremmo o non potremmo, o dovremmo morire tra cannule e pappette, sbarca, tra cori di osanna, nel magico mondo della matematica, con l’annuncio: che la manifestazione del PdL del 20 marzo sarà una manifestazione per. Quale sollievo, quali sospiri di gratitudine e riconoscenza si levano dalle masse operose di blugessato vestite o dalle verdi cravatte, che temevano, paventavano una manifestazione meno, o addirittura, non sia mai, una manifestazione diviso. Non osavano sperare tanto, già contenti sarebbero stati di una possibile manifestazione più!. Una manifestazione radice quadrata sarebbe invece stata chiaramente improponibile: troppo astruso il malefico algoritmo per Quagliarello e i suoi sodali: probabile parto di matematici di sinistra e di cattedratici rossi: miscela terrificante, in grado di spingersi, che so, fino alle derivate, o, Dio non voglia, agli integrali, e magari provare ad insegnarli, addirittura nella scuola pubblica, con il pernicioso rischio di far funzionare i cervelli. Meno male che a questo ci pensa la Gelmini…

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Marzo 2010 09:48  

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