Lo Sbavaglio

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Grammatica e politica

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In relazione al ripetuto utilizzo della parola “cornuto”, l’Autore avverte che ogni riferimento a fatti realmente accaduti,  a persone o cose realmente esistite od esistenti, è puramente casuale (o causale, se preferite: tanto è lo stesso!).

Prologo

Mio malgrado, non sono un esperto di linguistica e tanto meno di semiotica della comunicazione. Dopo aver riletto per dieci volte l’incipit del bellissimo articolo di Crosstalk “Il significante e il significato”, data l’elementare semplicità del brano citato, sono solidale con il commento di AC, perché  l’unica cosa che ho capito è stata di non aver capito una minchia. Ma questo è un mio limite intellettuale, lo ammetto [Vedi nota a piè di pagina]. Per motivi puramente cacofonici, però, avrei sostituito la congiunzione “e” del titolo con la congiunzione “ed”, ottenendo così una sonorità più armoniosa per il mio sofisticato orecchio musicale (Il significante ED il significato). Ricordo, inoltre, che  la Bibbia riporta il famoso episodio della torre di Babele, costruita dagli uomini – che all’epoca parlavano la stessa lingua – allo scopo di raggiungere il cielo. Pare che Dio dissentisse non poco sull’argomento, per cui ritenne di intervenire, con il decisionismo del tutto democratico e libertario che nell’Antico Testamento lo contraddistingue, facendo in modo che le persone parlassero lingue diverse e non si comprendessero più fra di loro (Genesi 11, 7). Questo divino segnale di grande benevolenza, ha determinato delle conseguenze piuttosto significative, tant’è che, ai giorni nostri, i glottologi   valutano che nel mondo si parlino circa 1500 linguaggi diversi (senza contare, suppongo, i dialetti perché, in questo caso, ne avremmo di certo più di 1500 solo in Italia!). Secondo un signore che si chiama Michael Guillen, “ … si può asserire che la lingua utilizzata con maggior successo a livello mondiale è, in assoluto, la matematica …”. Possiamo parlare in matematica, dunque, e capirci bene, a due condizioni: accettare che questo modo di comunicare sia inaccessibile ai profani, ed utilizzare la simbologia matematica in modo del tutto rigoroso. Le stesse considerazioni, come ben sa l’ineffabile Crosstalk,  valgono per i linguaggi dell’informatica, la scienza che ha cambiato sostanzialmente il mondo – in meglio o in peggio è ancora da stabilire. Nella scrittura di un qualunque programma,  è sufficiente una virgoletta fuori posto e tutto va a farsi catafottere (la parola è un  piccolo omaggio al grande Andrea Camilleri, che ci ha onorato con la pubblicazione di un suo scritto e di alcuni suoi commenti su “Lo Sbavaglio”). Analogo disastro accadrebbe se, sempre in linguaggio informatico, utilizzassimo l’istruzione “DO” scrivendola come si legge, cioè “DU”.

Tornando al linguaggio naturale, quello parlato e scritto dalle persone comuni, è indubitabile che si tratti della differenza più marcata che esiste fra un umano  - facciamo un nome a caso, Crosstalk, senza nessun riferimento alla vita reale – ed uno scimpanzé. Si tratta di un’ipotesi, ovviamente, poiché non conoscendo personalmente Crosstalk, è altamente improbabile, ma statisticamente possibile, che gli articoli a sua firma siano scritti davvero da uno scimpanzé.

Il linguaggio

Il linguaggio è nato, si è evoluto, ed ha subito uno sconvolgimento epocale con l’invenzione della scrittura. Utilizzando una semplificazione di massima, possiamo considerare che una lingua è soggetta a molte regole, che ne determinano la forma e la sostanza:

  1. la grammatica, a sua volta articolata in:
    • fonologia, che è lo studio dei suoni tradizionalmente intesi. Comprende l’ortografia, tramite la quale otteniamo una corretta traduzione dei suoni in segni grafici che formano i monemi . Il monema, come giustamente sostiene il mio amico Aladino, “ … non è una malattia della mona, ma la più semplice unità linguistica dotata di significato …”
    • morfologia,  che è lo studio delle parti del discorso (sostantivi, aggettivi, articoli, preposizioni, pronomi, avverbi, predicati, proposizioni principali e subordinate, ecc.)
    • sintassi, che è lo studio dell’ordinamento logico delle parole (soggetto, predicato, complemento, ecc.)
  2. la semantica, che studia il significato delle parole, degli insiemi delle parole, delle frasi  e dei testi.

A volte può accadere che una frase risulti corretta dal punto di vista grammaticale (ortografia, morfologia e sintassi) ma incomprensibile nella semantica, nel suo significato. Innumerevoli esempi di locuzioni prive di qualunque significato  si possono facilmente riscontrare nei discorsi e nelle dichiarazioni del Presidente del Senato Renato Maria Giuseppe Schifani, o in quelle dei molti Ministri della Lega attualmente al Governo.

I teoremi ed i postulati di Crosstalk

Supponiamo di scrivere ad una persona – utilizziamo anche in questa occasione un nome a caso, Crosstalk, senza nessun riferimento alla vita reale –  la frase “tu sei una tassa”. Il significato è ambiguo, perché si può intendere come “tu sei la femmina di un mammifero robusto di medie dimensioni”.  oppure come “tu sei la quota che il privato cittadino è tenuto a pagare allo Stato, al comune o ad altro ente pubblico per il godimento di determinati servizi”. Poiché, casualmente, l’esempio è riferito a Crosstalk, ci sembra che il secondo significato sia più pregnante, nel senso che leggere gli articoli del medesimo è “la tassa” da pagare per partecipare a “Lo Sbavaglio”. In questo senso, la parola TASSA (sostantivo femminile) non può considerarsi particolarmente piacevole. Applichiamo, pertanto, il secondo teorema di Crosstalk (o della liberazione della donna): siamo autorizzati, in piena e cosciente libertà, ad utilizzare il sostantivo al maschile ed a trasformare la frase in “tu sei una tasso”. Qui interviene il primo teorema di Crosstalk (o della cacofonia) che ci consente di eliminare la “a” dell’articolo indeterminativo “una”. Il significato, naturalmente, è: “voglio avvertirvi che ho fatto cadere la “a” perché cacofonica”. Avremo dunque “tu sei un tasso”. Ma, a questo punto,  perché dimenticarci del settimo postulato di Crosstalk, secondo il quale “singolare o plurale per me pari sono”? Bene, il risultato sarà “tu sei un tassi”, che a sua volta, seguendo le direttive del centotredicesimo postulato del solito C. (da  sintetizzare in “chi se ne fotte degli accenti!”), ci porta a  tu sei un tassì”. Nell’uso comune della lingua, possiamo scrivere, senza timore, “tu sei un taxi”. Adesso, per concludere, mi sento  del tutto libero di applicare il “quarto principio della termodinamica”, che ho appena inventato, e grazie al quale, con un irrisorio consumo energetico, posso trasformare la consonante “t” in “cr”, ottenendo infine “tu sei un Craxi”. È vero - mi si potrà obiettare - che ho utilizzato ed abusato del libero arbitrio, ma sono tornato alla frase originale, chiudendo il cerchio sotto l’aspetto semantico: “Crosstalk, tu sei una tassa”  equivale a “Crosstalk, tu sei un Craxi”.

Si può continuare con altri esempi ancora più espliciti. Se io scrivessi  “Crsstlk, s n crnt” molti lettori, ma non tutti, sarebbero in grado di intuire il significato dell’espressione nella quale, molto semplicemente, ho ritenuto opportuno e democratico eliminare le vocali (sarò libero almeno quanto l’ipotetica signorina Valeria? La nostra risposta è positiva, anche senza l’aiuto delle autorità semiotiche scomodate da C.). L’originale, naturalmente, è la frase “Crosstalk, sei un cornuto”.

Ed ancora, la locuzione “Crosstalk e un cornuto” lascerebbe intendere che il suddetto si trovi in qualche luogo, insieme ad un compagno di sventura. Nella realtà ho soltanto abolito un accento, trasformando radicalmente la frase corretta, nella quale non esiste alcun compagno di sventura ma, più realisticamente, “Crosstalk è un cornuto”.

Ritornando solo per un momento al secondo teorema di Crosstalk (o della liberazione della donna), ricordo che la discriminazione operata con gli  articoli indeterminativi (uno femminile, contro due maschili), si raddoppia con gli articoli determinativi (il, lo, la, i, gli, le: due femminili, contro ben quattro maschili!).

Succede, a volte, che l’uso poco corretto delle parole determini espressioni paradossali e/o surreali. Riporto alcuni esempi, per gentile concessione di Aladino, derivati da titoli di articoli giornalistici o cartelli realmente pubblicati.

  1. Si è spento l’uomo che si è dato fuoco (Giornale di Sicilia, 1998)
  2. Pompini a raffica,Carrarese ko (Gazzetta dello sport, 1992 - Pompini era un giocatore del Livorno che in quella partita segnò 4 reti)
  3. Falegname impazzito, tira una sega ad un passante (Corriere della Sera, 1991)
  4. Tromba marina per un quarto d’ora (Corriere del mezzogiorno, 1997)
  5. In cinquecento contro un albero, tutti morti (La Provincia Pavese)
  6. Vendo giochi e servizi di carnevale. Astenersi burloni e perditempo (Inserzione in un giornale annunci gratuiti)
  7. Questa macelleria rimane aperta la domenica solo per i polli (Insegna in un negozio di Roma)
  8. Qui chiavi in 5 minuti (Insegna in un negozio di Cuneo)
  9. Si affitta l’abitazione del terzo piano, la signora del secondo la fa vedere a tutti (Cartello in una strada di Trapani)
  10. Per ogni taglio di capelli vi faremo una lavata di capo gratis (Insegna in un negozio di Reggio Calabria)
  11. Vendo tutto per esaurimento (Insegna in un negozio di Brescia)
  12. Eliminazione totale bambini a soli € 29,00 (Insegna in un negozio di abbigliamento di Trieste)
  13. Funerali a prezzi ridotti. Cinquantasei rate a prezzi bloccati. Affrettatevi. (Pubblicità su La Nazione, Firenze)
  14. Si fanno giacche anche con la pelle dei clienti (Cartello in un negozio di confezioni di Latina)
  15. Si avverte il pubblico che i giorni fissati per le morti sono il martedì e il giovedì (Ufficio Anagrafe di Reggio Calabria)
  16. A 3 mesi dalla scomparsa la ricordano la figlia Addolorata e il genero Felice (Necrologio)
  17. Regalo cucciolo di mastino docile e affettuoso, mangia di tutto, gli piacciono molto i bambini (Annuncio giornale)
  18. Qui riposa Benedetta Gaia Bellina, donna instancabile, ha amato la vita, suo marito e tutto il paese (Lapide)
  19. Gli Insegnanti che hanno un buco lo devono mettere a disposizione del Preside (Circolare del Preside relativa agli orari di lezione)

La politica

"Non voglio vivere in un paese in cui metà delle persone scrivono po e l'altra metà pò!" (Paola Mastrocola, da “La scuola spiegata al mio cane”)”. Inutile ricordare che la forma corretta è “po’”, con l’apostrofo. Sono d’accordo con la scrittrice, nel senso che amo rispettare le regole e mi piacerebbe che tutti le rispettassero, nel linguaggio e nella vita di tutti i giorni. Parlare e scrivere come si usa oggi, ad ogni livello, dai ragazzi ai massimi rappresentati delle Istituzioni, significa soltanto semplificare, impoverire il lessico, privarci totalmente del meraviglioso modo congiuntivo, riducendoci sempre alla meschinità del semplice modo indicativo. In tutto questo, una grande responsabilità ha la scuola, che insegna poco o non insegna per niente; si adatta e si adagia nella mediocrità culturale che imperversa. Quest’ultima è determinata - in primo luogo e non a caso - da chi governa il Paese, che si incarna perfettamente nella figura di colui-che-preferiamo-non-nominare. Televisione, giornali, posta elettronica, pubblicità, SMS, telefoni cellulari, ecc. contribuiscono alla comunicazione affrettata e superficiale, non consentono di approfondire, di analizzare, di capire. In politica, poi, le parole non contano assolutamente nulla, per cui è accettabile per quasi tutti gli italiani che il nostro amato Presidente del Consiglio sia “ … israeliano con gli israeliani e palestinese con i palestinesi, affermando, davanti a Netanyau, che bombardare Gaza fu una reazione giusta e, due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah …   Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità ad essere concavi con i convessi e convessi con i concavi … Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano ad infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere sempre in quel che dici, anche quando è il contrario di quello che hai appena detto …” (Da  “Se questo è un uomo”, editoriale di Massimo Gramellini su “La Stampa” di giovedì, 4 febbraio 2010).

La POLITICA - intesa come il governo della "polis" per il bene di tutti (Aristotele) - ed i politici, determinano le regole della convivenza civile tramite l’emanazioni delle leggi, ed hanno il DOVERE di rispettare tali regole che essi stessi hanno stabilito. Succede raramente, fino al paradosso del finanziamento pubblico dei partiti, sistematicamente violato da molti, se non da tutti, che ha prima determinato il periodo di Tangentopoli e di Mani Pulite, per arrivare, oggi, alla santificazione di Bettino Craxi, reo confesso di aver violato quelle stese regole. Se applicassimo i teoremi ed i postulati di Crosstalk alla vita politica di questo Paese, succederebbe – come succede – che le leggi ad personam diventerebbero il pane quotidiano del Governo e della maggioranza che lo sostiene.

Riguardo al  “lodo C/Gangemi”, effettivamente prevedeva che  tutti gli atti processuali contenenti dei “qual’è”  venissero annullati per vizio di forma. Purtroppo è già stato superato da “lodo Oni”, illustrato giovedì sera ad Anno Zero dall’Avvocato, Onorevole Niccolò Ghedini, sempre più “astuto come un cervo”. La nuova proposta, per essere proprio sicuri, considererà nulli tutti gli atti giudiziari che contengono parole con il suffisso “oni”. Tale misura, ha spiegato l’esimio giurista, si è resa necessaria a causa dell’eccessivo protagonismo dei magistrati che tendono ad esagerare utilizzando a sproposito il suffisso di cui sopra (amiconi, tortelloni, minchioni, porcelloni, berlusc … ecc.).

Epilogo

Nel sito ufficiale dell'Accademia della Crusca, viene riportato quanto segue:

«L'esatta grafia di "qual è" non prevede l'apostrofo in quanto si tratta di un'apocope vocalica, che si produce anche davanti a consonante (qual buon vento vi porta?) e non di un'elisione che invece si produce soltanto prima di una vocale (e l'apostrofo è il segno grafico che resta proprio nel caso dell'elisione). Come qual ci sono altri aggettivi soggetti allo stesso trattamento: tal, buon, pover (solo nell'italiano antico), ecc. È vero che la grafia "qual'è" è diffusa e ricorrente anche nella stampa, ma per ora questo non è bastato a far cambiare la regola grafica che pertanto è consigliabile continuare a rispettare».

Ringraziamenti

Desidero ringraziare pubblicamente Aladino: senza la sua fondamentale collaborazione quest’articolo non avrebbe mai visto la luce!

Nota a piè di pagina

Ferdinand De Saussure, svizzero di Ginevra,  è considerato il fondatore della linguistica moderna. Ha avuto una certa influenza su Tullio De Mauro, linguista e politico italiano, il cui fratello minore, Mauro De Mauro, giornalista de “L'Ora” di Palermo, è stato rapito e ucciso dalla mafia nel settembre del 1970.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Giugno 2011 12:29  

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