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Il significante e il significato

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“In linguistica con significante si indica il piano dell'espressione, correlato al significato, o piano del contenuto, all'interno di un segno. Il significante è la forma che rinvia a un contenuto. L'unione di forma e contenuto, la relazione fra significante e significato, definisce il segno. Significante e significato sono legati da un rapporto di presupposizione reciproca: la forma espressiva articola il contenuto; il contenuto può essere manifestato solo attraverso una forma significante. Per questo si dice che significante e significato siano come i due lati di uno stesso foglio. Uno dei motivi dell' inscindibilità di significato e significante risiede nella natura stessa del loro rapporto che non è né naturale né convenzionale ma radicalmente arbitrario, cioè necessario e immotivato. La relazione di rinvio tra significante e significato è possibile grazie ad una doppia esclusione tra i significanti tra loro ed i significati tra loro e la corrispondenza delle classi delle due entità psichiche indica, di solito, la nozione di valore, nel senso saussuriano del termine[1].” 

Come appare dunque ovvio data l’elementare semplicità del brano citato, il segno è arbitrario e  contemporaneamente necessario: il segno per antonomasia è naturalmente l’apostrofo, come esplicitamente dichiarato più avanti nel testo in un lacerto che non voglio citare per non appesantire eccessivamente la lettura.

E del resto questo vuole anche la libertà di espressione grammaticale e la politica:

Caso 1 o della libertà di espressione grammaticale: supponiamo che una certa signorina Valeria (nome a caso, senza nessun riferimento alla vita reale) voglia scrivere “un’esempio”. E’ libera di farlo? La nostra risposta è positiva, anche senza l’aiuto delle autorità semiotiche prima scomodate, perché:

-          è libera si scrivere “uno esempio”

-          è libera di far cadere la “o” in quanto cacofonica

-          è libera di porre un apostrofo al posto della “o” come forma significante: il significato è: “voglio avvertirvi che ho fatto cadere la “o” perché cacofonica”.

Quanto più povero di significato è il banale “un esempio”! Quanto più limitante in termini di consapevole libertà di scelta!

Caso 2 o della liberazione della donna:

-          il sistema grammaticale al potere (la cricca della Crusca) ammette solo la forma “un esempio” con la scusa che già esiste l’articolo indeterminativo “un”

-          ma al genere maschile sono assegnati 2 articoli indeterminativi: “un” e “uno”

-          mentre il genere femminile ne ha uno solo: “una”

-          ecco quindi che secondo la cricca della Crusca “un’asino” è scorretto mentre “un’anatra” è corretto.

Ma perché, ci chiediamo noi, l’uomo deve avere due articoli e la donna uno solo? A cosa sono servite tante lotte e tanto impegno?

Ma veniamo al caso più grave: “qual’è”. Già in questo articolo abbiamo smascherato la doppia di vita del C/Gangemi, la sua militanza nella parte politica a noi avversa. Ora sappiamo anche a cosa mirava. Notizie dell’ultima ora riportano di un “lodo C/Gangemi” pronto in commissione. Secondo quanto verrebbe proposto nell’ennesimo colpo di mano della maggioranza, tutti gli atti processuali contenenti dei “qual’è”  verrebbero annullati per vizio di forma. Si tratta dell’ennesima legge “ad personam” confezionata dal C/Gangemi, il quale, forte del suo passato tecnico, nucleare e informatico, si basa su considerazioni statistiche per ipotizzare che, in ogni atto giudiziario, almeno un “qual’è” deve pur esserci, per quanto piccola (ma non nulla) sia la probabilità che esso appaia ed elevata sia  la perizia grammaticale dell'estensore dell'atto. Senza escudere il caso dell'estensore esperto di semiotica, colto, politicamente motivato e provocatore che abbia apposta usato tale forma. Ora finalmente appare chiara e motivata l'insistenza del C/Gangemi nell’attaccare la direzione de Lo Sbavaglio quando essa vuole dichiaratamente usare la forma “qual'è”, a testimonianza implicita della propria incrollabile fede nella libertà di espressione grammaticale e della creatività umana.

 


[1] Appunti di Semiotica della comunicazione (bibliografia, Ferdinand De Saussure,Corso di linguistica generale, editori Laterza 1995)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Febbraio 2010 15:40  

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