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Il bel paese di Giocondia: una favola

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Il bel paese di Giocondia si estende gioioso tra nobili montagne ammantate di neve al nord e i dolci flutti di un azzurro mare al sud.

Verdi pianure irrigue ai piedi delle montagne sono culla a fiere popolazioni (di celtica origine?) i cui più nobili rappresentanti dominano i mondi dell'industria e della finanza, generando ricchezza poi generosamente dispensata all'industre giocondo popolo. Al sud, altrettanto fiere popolazioni  (greche? latine? arabe? normanne?) sostengono impavide, in mome della famiglia, della chiesa, del campanile, grandi business network internazionali: la Sacra Cosa; dedita a benevoli iniziative quali l'importazione di bianchi derivati botanici in polvere dai contrafforti andini e di fanciulle africane e dell'est europa, onde avviarle a luminosi percorsi di redenzione nelle periferie urbane. Siccome il cielo benedice i buoni, grande afflusso di denaro piove a premiare questo spumeggiante fiorire di libera iniziativa della Sacra Cosa. Ma siccome è altrettanto vero che non c'è rosa senza spina, arrovella i duci di Sacra Cosa il crivello di come riinvestire in altre e più grandi opere benefiche la massa monetaria che ormai riempe ogni stanza, ogni camera, ogni buco, ogni cesso delle luminose magioni affacciate sugli azzurri flutti. Ma ecco il miracolo, il luminoso incontro, la gravida di risultati fertile (e tanto auspicata...) unione tra nord e sud. Giocondoni, il più sveglio dei ragazzi del nord inventa la quadratura del cerchio, già ricercata millenni prima dal sudista Pitagora: i capitali del sud potrebbero essere usati all'erezione (absit iniura verbis) di imperiture opere nei paludosi dintorni della capitale del nord (e morale dell'intera Giocondia). Si stabiliscono i contatti, scoccano le scintille di intesa e consapevolezza, nascono accordi e amori, fervono i lavori e nascono le opere, tante, ma tante che, come capita nei computer, bisogna addirittura numerarle con appositi suffissi: 2, 3 etc. Ma si sa, il nemico trama nell'ombra: biechi giudici istruiti da segrete scuole di passate sette millenariste e comunitarie attaccano proditoriamente minacciando tanta armonia. La rivolta del sud! Intere popolazioni, saggiamente guidate dalla Sacra Cosa, si abbracciano in un comune impeto elettorale, e su quest'onda popolare Giocondoni viene posto a capo di Giocondia, bisogna dire in questo assecondato dalle ampie aperture etiche e mentali degli operosi contadini, artigiani e, ma sì, anche operai (si scusi la ridondanza formale: operosi, operai) del nord. I sodali amici di Sacra Cosa ovviamente si attendono ulteriore espansione delle iniziative in campo e anche, ma sì, diciamolo, l'alleggerimento di certe piccole penitenze, punizioncelle, di cui attualmente soffrono i più biricchini tra loro, che hanno un pò esagerato in certe marachelle tipo sciogliere bambini nell'acido: perbacco, lo sanno tutti che bisogna usare shampos neutri! E Giocondoni fa il pieno di voti, va, fa, disfa, prende il potere, lo gestisce, ma ahime!, al posto dei promessi favori e delle auspicate grazie, impiega il faticato tempo, folle di sè,  a declamare ossessivamente barzellette sapute e risapute, ma proprio in continuazione, inaugurando treni,  rifondando compagnie aeree e città sugli appennni abruzzesi, scopando Escort (e provandoci con le Clio, ma lì si è incazzato il grande capo, uno di Napoli), componendo canzoni napoletane, riasfaltandosi per l'ennesima volta il capace cranio.  Ma si sa, nulla è più pesante per uno spirito libero che riascoltare storielle stantie, disturba il lavoro, la concentrazione, introduce il profano nel sacro: lo avvertono, i duci di Sacra Cosa, lo consigliano, gli mandano persone fidate esperte in equitazione (ippoterapia?) per riportarlo sulla retta via: ma inutilmente: l'età, l'ebbrezza del potere, qualche probabile effetto collaterale del viagra irrigidiscono Giocondoni in, ahime!, conclamate forme aterosclerotiche cerebrali, spingendolo drammaticamente sulla via senza uscita della barzelletta compulsiva. Ogni sera davanti alla TV, i giocondini (gli abitanti di Giocondia) subiscono lo strazio dell'ennesima storiella del giorno, peraltro, bisogna ammettere, sempre veicolante nobili contenuti e alate parole, in gran parte riguardandi le tecniche di replicazione del DNA umano all'interno di comunità ristrette (Transactions on escort and trans - CCPNN et al.: "a new approach in modelling human DNA replication in locally connected fucking communities"), o il pensiero di certi filosofi ottocenteschi ormai dimenticati dai più. Ma la Sacra Cosa si erge, usbergo del popolo. Si arriva alle minacce, perfino alle denunce, alle dichiarazioni, alle confessioni! Nulla, ormai completamente ebbro di potere, Giocondoni, reagisce: circondato da una scorta di vigili pretoriani (pagati dai Giocondini) che lo guardano a vista giorno e notte (ebbene sì, anche mentre opera nel lettone di Putin!), inizia la guerra nei confronti dei vecchi amici, infame e traditore: e usa proditoriamente la forza, che il nuovo potere gli dà, polizia, carabineri, guardie forestali, sommozzatori a cavallo, sciatori paracadutati, finanzieri, usualmente impiegati nel pattugliamento dei luminosi, azzurri flutti (ma sempre pagati dai giocondini, i finanzieri, non i flutti), che vengono impiegati in irruzione alle sette albe (minchia, cu fu?) in  casolari e appartamenti, casualmente scoperti dopo faticose e indefesse attività di indagine e magari piccoli benevoli suggerimenti. E quale vanto, quale successo, elencare alla TV, tra una barzelletta e l'altra gli alti successi ottenuti, ai giocondini, che  nella loro gioconda ingenuità si estasiano al 32 pollici, e ragionano, ragionano:  la Sacra Cosa, è nemica dello Stato, a capo del governo c'è Giocondoni, il governo rappresenta lo stato, quindi (sillogismo!) lo stato è nemico di Sacra Cosa, e Giocondoni mena, Giocondoni è forte, Giocondoni ci salva, Giocondoni è nostro avvocato, in cielo e in terra! Quale prova migliore di questa della sua immacolata immensità, bontà e preveggenza: ma sì, Giocondoni santo subito, e le sue barzellette sutre di un novello Corano giocondino. Che genio, che perfetta quadratura del cerchio, oh novello Pitagora, oh vate, oh profeta, oh sommo scopatore, oh eretto in eterno!

A proposito, sapete perchè Giocondia si chiama così? Credo che ci sia una proposta all'ONU per cambiare il nome: qualcosa come coglioniland, ora non mi ricordo bene, ho problemi di memoria, come quell'altro che scrive sullo sbaraglio, no lo sbadiglio (no quello è un altro che dorme sempre), ah sì, lo sbavaglio, un certo abete, no pino, arrrrrrghhhhhhhh!!!!!!
Chi è che consiglia al figlio di cambiare paese? Io no! Sono io che voglio emigrare nell'altro emisfero....non mi ricordo quale!

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Dicembre 2009 09:36  

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