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L'evoluzione dell'anima

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Nella mia ingenuità razionalistica, ritengo  che la teoria dell'evoluzione formulata da Charles Darwin con la pubblicazione de “L'origine delle specie” nel 1859, abbia ricevuto innumerevoli riconoscimenti e prove concrete di assoluta validità da parte dell’intera, o quasi, comunità scientifica internazionale. Esistono ancora persone che insistono nel ritenere veritiero il cosiddetto “creazionismo”, vale a dire un intervento diretto di una o più entità metafisiche che avrebbe determinato l’esistenza della Terra, della vita, dell’uomo e dell’Universo intero. Le  posizioni creazionistiche sono sostenute soprattutto da coloro che insistono sulla necessità di un’interpretazione letterale del “libri Sacri”, in primo luogo della Bibbia – nelle parti contenute nell’antico Testamento – ma anche del Corano e, in modo molto più sfumato, perfino dei Veda. Alcuni, addirittura, insistono nel ritenere che la Terra abbia circa 6.000 anni mentre le più moderne misurazioni scientifiche stimano in circa 4,65 miliardi di anni l’età del nostro pianeta e del sistema solare a cui appartiene. Differenza di poco conto e, naturalmente, opinabile. Una versione più aggiornata della superstizione “creazionista” è il  disegno o progetto intelligente (creazionismo evolutivo o creazionismo scientifico), secondo cui l’evoluzione sarebbe frutto di un processo pilotato, sempre da una divinità, che smentirebbe la selezione naturale. Non mi interessa addentrarmi nella pretesa e assolutamente ipotetica “scientificità” di questa bizzarra teoria ma vorrei evidenziare un altro punto.

 


In un certo momento della vita, sulla Terra compare la prima specie del genere Homo,  l'Homo habilis  a cui seguono, semplificando, l’Homo erectus, l’Homo neanderthalensis,  l’Homo sapiens e, infine,  una sottospecie di quest’ultimo, l’attuale Homo sapiens sapiens (Linneo, 1758), chiamato anche essere umano. Mi pare che questa sequenza temporale sia accertata ed accettata da tutti, scienziati seri e fautori del creazionismo evolutivo.

Prescindendo dalle modalità con cui è avvenuta l’evoluzione (selezione naturale darwiniana o frutto di un “progetto intelligente”), deve esserci stato un momento in cui il genere Homo è stato caratterizzato dalla peculiarità di possedere “un’anima”. La definizione precisa di quest’ultimo termine non è banale e risulta, spesso, piuttosto controversa. Ammettendo la mia assoluta ed ingiustificabile ignoranza sull’argomento, insisto nella semplificazione, premettendo che accetterò qualunque precisazione o correzione di clamorosi errori che potrei commettere da qui in avanti. Ritengo però condivisibile la definizione secondo cui l’anima, se davvero esiste, rappresenta la parte spirituale di un essere vivente, o, più precisamente, consiste della coscienza e della personalità di un essere umano. Dunque, secondo una mia personale interpretazione, un uomo possiederebbe un’anima nel senso di avere la capacità di distinguere il bene dal male e, grazie al libero arbitrio, di esercitare l’uno o l’altro durante la sua vita terrena.

Molti sono convinti che il concetto di anima sia “un’invenzione” del cristianesimo: non è così, è di molto precedente ma acquisisce, tramite questa religione, una particolarità molto speciale. I cristiani credono nella resurrezione dei corpi per cui la separazione dell’anima, dello spirito, al momento della morte fisica rappresenta una specie di “esilio”, nell’attesa della riunificazione con il corpo risorto. In ogni caso, esiste un distacco e dunque un qualcosa che, sia pure  momentaneamente, abbandona il corpo come viene  affermato dallo stesso Gesù Cristo che, prima di spirare sulla croce, dice: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Luca - 23,46). Dimenticando per un momento l’ingenua rappresentazione riportata dalla Genesi la cui esegesi - o, se preferite, l'ermeneutica, intesa come tecnica per la corretta interpretazione dei testi sacri – fa spesso venire in mente la decodifica, a posteriori, delle criptiche ed esilaranti profezie di Nostradamus, riprendiamo, invece, il tema dell’evoluzione. Quello che mi incuriosisce è tentare di capire QUANDO l’uomo sarebbe diventato, per intervento divino, un inscindibile amalgama di corpo e di anima, di carne e di spiritoL'Homo habilis  aveva già un’anima? E l’Homo erectus o quello neanderthalensis, avevano un’anima? Gli individui che hanno fatto parte delle civiltà Mesopotamica, Egizia, Greca, Etrusca, Olmeca. Azteca, Tolteca, Maya, Chibcha o Inca, avevano un’anima? Ricordiamo che i sacrifici umani, compresi quelli di bambini innocenti, hanno costituito un aspetto importante di tutte, o quasi, le culture e le religioni precolombiane.

Mi domando infine, con neppure troppa ironia, cosa ci possa essere di intelligente in un progetto evolutivo che ha comportato la presenza, nell’Italia dei nostri giorni, di due nuove sotto specie, L’Homo berlusconensis e l’Homo padanensis. ESSO e Umberto, secondo voi, hanno anche loro un’anima che li distingue dall’ominide Australopithecus afarensis?

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Agosto 2011 17:02  

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