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La nostra missione

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Se un abitante di un pianeta lontano, un alieno, osservasse la nostra terra con un telescopio e incominciasse l’osservazione con bassi ingrandimenti per andare via via a ingrandimenti maggiori penso vedrebbe qualcosa di questo genere: dapprima vedrebbe una debole luce simile a una stella di infima grandezza immersa in tante luci più brillanti intorno.

 

Un pianeta mal si distingue in un cielo popolato di stelle che brillano di luce propria. All’aumentare dell’ingrandimento gli apparirebbe una sfera sempre più grande generalmente colorata di blu con larghe macchie bianche simile a quello che vide Neil Amstrong dalla Luna nel 1968 durante la sua passeggiata lunare.

Se l’ingrandimento crescesse ancora di molto solo allora l’osservatore alieno potrebbe vedere questi piccoli esseri, che noi chiamiamo uomini, che si muovono sulla superficie del pianeta terra e che difficilmente volgono lo sguardo verso il cielo che li sovrasta.

Si noti che l’intervallo di ingrandimento in cui appaiono e poi scompaiono gli uomini è molto preciso con molte cifre tutte significative, oltrepassato il quale, l’ingrandimento diventa eccessivo per l’osservazione o, appena prima, risulta insufficiente per poter osservare nella loro vita gli uomini, o i mezzi che l’uomo ha inventato con cui si serve per trasferirsi da un luogo a un altro, o le sue abitazioni e le sue strade.

Gli uomini osservati che volgessero lo sguardo al cielo non capirebbero che si sentono osservati.

 

Questo immaginario scenario mi porta al ragionamento che segue.

Mi guardo un polpastrello della mano. Provo a fare l’alieno e cerco di ingrandire l’immagine, il polpastrello si allarga sotto i miei occhi e occupa tutto il mio campo visivo. Continuo ad ingrandire e incominciano ad apparire solchi profondissimi simili ai canyons americani che si rincorrono paralleli o quasi. Preso da frenesia ingrandisco ancora e ancora, so che dopo confuse immagini posso vedere qualcosa di completamente diverso. Ecco finalmente apparire degli esseri viventi: sono esseri semplici.

Li ingrandisco e li studio: sono cellule, hanno un nucleo al centro, una membrana che li contorna, un citoplasma dove nuota il nucleo; vivono, si nutrono, si riproducono e alla fine muoiono e vengono sostituite da altre cellule simili.

Cambio zona di esplorazione a destra e a sinistra e cambio anche profondità: vedo milioni di cellule di forma diversa allineate che hanno i medesimi comportamenti vitali.

Cerco di capire cosa abbiano di particolare.

Ogni cellula ha un compito ben preciso: c’è la cellula epiteliale che difende dalle intrusioni fisiche il tessuto a cui appartiene, c’è la cellula che e’ specializzata a trasmettere il calore, c’è la cellula che si è specializzata a trasmettere il dolore e altre ancora.

Ogni cellula ha un compito, una missione definita. Non c’è nessuna cellula per quanto cerchi che non abbia un compito definito, e, aggiungo io, questo compito è un compito almeno utile per non dire nobile seppure elementare.

Mi chiedo: ma è conscia la cellula del suo compito che va al di là del suo crescere, nutrirsi, riprodursi e morire? Io penso che la cellula non sia conscia di questo compito; Sono io che, stando su un piano diverso, più elevato, posso osservare il comportamento di tante cellule messe insieme e vedo che questo comportamento è buono.

Affinché la cellula riesca nella sua missione a cui è stata preposta, essa necessita della cooperazione di molte altre cellule simili, senza le quali non raggiungerebbe l’obiettivo della sua missione.

La complessità intrinseca della cellula è limitata, gli organi che la compongono sono semplici, le relazioni con le altre cellule adiacenti sono di tipo chimico, le definirei relazioni elementari. Altrettanto elementare è la natura delle informazioni che si scambiano le cellule. La diversità tra le cellule adiacenti è minima seppure complessa. La vita della cellula è generalmente limitata a giorni, settimane.

Ora cambio ingrandimento; scendo a un ingrandimento meno forte e risalgo a dove queste cellule del polpastrello sono inserite, risalgo al polpastrello, alle altre dita , alla mano intera e mi fermo a questo livello.

Chiamerò questo il secondo livello per distinguerlo dal primo che lascio a quello delle cellule.

Mi pongo le stesse domande.

Qual è la missione della mano?

Le caratteristiche sebbene siano diverse molto diverse devo constatare che sono simili alle precedenti.

Missione: un numero incredibilmente più elevato di funzioni, non più elementari ma complesse comprendendo l’esteriorizzazione di sentimenti come carezze, schiaffi, strette di mano a comunicare rispettivamente, amore, disprezzo, amicizia. Questi sono solo esempi della complessità della missione affidata alla mano e constato che questa missione è buona, migliore della precedente, più ricca, più densa di significati espliciti e nascosti.

Noto anche che essendo su un piano ancora superiore a quello della mano, posso capire la sua missione, mentre ritengo che la mano non sia conscia dei nobili fini che è tenuta a compiere.

Noto altresì che la mano per compiere bene la sua missione deve lavorare in cooperazione con l’altra mano e altri organi importanti, sempre del medesimo livello, come il braccio, la spalla, il cuore, il cervello, altrimenti non riesce a raggiungere il suo obiettivo.

Le relazioni che esistono tra i vari organi sono più complesse di quelle delle cellule e sono di tipo neuronale; i componenti di questo secondo livello sono un aggregamento di moltissime cellule che vive molto più a lungo degli stessi singoli componenti che hanno un ciclo vita estremamente più breve; anche la natura delle informazioni che corrono su queste autostrade di ordini e feedback è più evoluta di quella del livello precedente e i fenomeni che gestisce molto più complessi.

La diversità e la complessità tra gli organi di questo livello: mani, stomaco, cuore, gambe ecc. è molto più elevata rispetto a quella del primo livello.

Riassumendo, il gradiente delle proprietà di un componente tipico passando dal primo al secondo livello si evidenzia come un aumento della complessità degli organi che passa da un singolo elemento vivo ad un agglomerato di elementi vivi, un aumento delle funzioni svolte, un aumento della complessità delle relazioni con gli altri componenti, un aumento della diversità e indispensabilità, un aumento della durata della vita e un aumento dell'importanza della missione. Vedremo nel seguito che questo gradiente, che queste caratteristiche, sono comuni a tutta la nostra indagine al crescere del livello di osservazione e si potrebbe affermare che è l'impronta che accompagna la vita sulla terra.

Ora che ho imparato a cambiare di livello, cambio ancora e risalgo al terzo livello: che ti trovo? Quello a cui appartengono tutti i membri che cooperano con la mano compresa la mano stessa: cioè me stesso, l’uomo, la donna.

Mi ripongo le stesse domande precedenti, ma qui non riesco a rispondere, non vedo con chiarezza.

Tuttavia devo osservare che muovendomi tra un livello e un livello più alto il gradiente incrementa la nobiltà della missione e la sua complessità. A un livello maggiore corrisponde una missione più nobile, più complessa. Per questa considerazione ne devo dedurre che la missione dell’uomo è molto molto nobile, sicuramente maggiore del solo mangiare crescere riprodursi, tipico del livello della cellula, del trasmettere sentimenti ed emozioni, di creare oggetti, di apprendere, movimentare cose tipiche della mano.

Ne devo dedurre che essendo io osservatore allo stesso livello dell’uomo non sono in grado di capire quale sia la mia missione, ma mi è molto consolante sapere che questa sia molto più nobile di quanto io possa immaginare e che questa verità è valida per tutti gli uomini indipendentemente dalle loro condizioni di salute, sociale, intelligenza, capacità e che è correlata all’opera di altri uomini.

Da soli non raggiungiamo la nostra missione abbiamo bisogno degli altri per farlo.

Una cellula da sola muore e non protegge, ma insieme a tutte le altre offre una barriera insormontabile ai batteri. Così l’insieme degli uomini raggiunge inconsapevolmente gli obiettivi della sua missione. Basterebbe questa consapevolezza per evitare qualsiasi razzismo o differenza e capire che tutto il fenomeno umano nella sua interezza partecipa al suo comune destino. Non vi sono prime persone, come non vi sono gli ultimi: tutti sono indispensabili e non vi è spazio per singolarità o eccezioni che sono da considerarsi come cancro in un tessuto sano.

Le relazioni tra gli uomini, il terzo livello, sono molto più complesse delle interazioni chimiche delle cellule del primo livello o neuronali degli organi del secondo livello dove esiste un gestore, il cervello, a cui è demandato il loro coordinamento. Il cervello coordinatore, appartenente al secondo livello, è molto simile se non coincidente con le funzioni più nobili elaborate dall'uomo che rappresenta il terzo livello. Si noti che i vari organi del secondo livello a mio parere non hanno la consapevolezza di essere coordinati ricevono stimoli e agiscono di conseguenza fornendo indietro informazioni sull'eventuale stato operativo come il logoramento dell'organo e simili e, per analogia, non ci dovrebbe essere consapevolezza del coordinamento tra i vari uomini del terzo livello per raggiungere la propria missione. Anche la diversità tra noi uomini, per analogia, dovrebbe essere molto più estesa di quella semplice delle cellule e di quella più complessa degli organi, evidenziando la nostra unicità. A mano a mano che si sale di livello si aumenta di complessità della funzione svolta, si riduce la quantità di entità che compongono l'insieme, si aumenta la specializzazione e quindi l'indispensabilità e l'unicità.

Possiamo anche affermare che ogni livello superiore coordina il livello inferiore, e gli dona oltreché il beneficio delle sue proprietà, anche la durata della sua vita complessiva che aumenta all'aumentare del livello. Fin che le cellule neuronali del cervello sono vive la persona è viva e l'integrità dell'individuo in tutti i suoi livelli è mantenuta.

Abbiamo finito nelle nostre considerazioni?

Penso di no. Intravedo un livello ancora superiore: quello della comunità umana. Il quarto livello. Così come tutte le cellule messe insieme in un ordine creativo formano la mano e l’insieme degli organi cui la mano fa parte completa l’uomo, posso pensare che l’insieme degli uomini possa contribuire a qualcosa di più grande la cui missione è ancora più grande di quella dell’uomo stesso. C'è da chiedersi chi sia l'appartenente al genere umano che faccia da riferimento per tutti gli uomini, così come al secondo livello il cervello è il coordinatore dei vari organi. Non mi è difficile ipotizzarne l'identità.

E qui intravista l’immensità del fenomeno creativo dove è inserito l’uomo mi perdo, ma vedo questo gradiente, questa tendenza, verso forme sempre più complesse con missioni sempre più nobili e più importanti, con relazioni sempre più complesse, di cui non riuscirò mai a decifrarne il contenuto così come una cellula non potrà mai capire la missione di una mano, tuttavia posso cercare di intuire gli attributi, le proprietà di questo quarto livello.

Si noti anche la funzione temporale in queste considerazioni.

Le cellule hanno una lunghezza della vita in termini di anni solari limitata, gli organi, che appartengono al secondo livello, costituiti da una moltitudine di cellule, hanno una vita molto più estesa in termini solari corrispondente alla vita dell' uomo che appartiene al terzo livello; estendendo l'analogia, i singoli uomini, costituiti da cellule e da organi, dovrebbero avere una vita molto più estesa delle cellule e degli organi e dovrebbe risultare uguale a quella dell'insieme degli uomini corrispondente al quarto livello che dovrebbe godere di una lunghezza della vita ancora più grande. Questo non sembra trovare riscontro con la realtà pratica che conosciamo a meno di ammettere che la vita non si ferma a quello che i nostri sensi percepiscono, ma ci sia qualcosa al di là del mondo tridimensionale che ci è familiare. A titolo di esempio, accertato dai neurologi, afferma Oliver Sacks [1] il senso del corpo è dato da 3 cose: la visione, gli organi dell'equilibrio (il sistema vestibolare) e la propriocezione[2]”; l'ultima delle quali non è notissima ai non esperti.

E' interessante notare che la cellula è inconsapevolmente al servizio del livello superiore, della mano, del cuore, del polmone, che a sua volta è al servizio del livello superiore, dell'uomo, del cervello, che a sua volta ritorna a essere al servizio di tutti i livelli inferiori. Continuando nell'ascesa dei livelli si potrebbe introdurre razionalmente e capire l'esigenza del fine escatologico della venuta di Gesù Cristo[3] nel nostro mondo.

L'equilibrio non consiste in un dominio, ma in un servizio agli altri livelli[4].

L'uomo dovrebbe imparare da sé stesso ad agire in un modo corretto, permettendo l'armonia e la crescita dell'essere vivente nel termine più ampio.

E' con il servizio agli altri organi che l'uomo cresce e prospera, non con l'imposizione o il sopravvento di una parte sulle altre. Solo nella comunità umana notiamo delle distorsioni nello sviluppo armonioso della società degli uomini. Solo dove noi abbiamo potere di influenzare l'evoluzione con il nostro comportamento, la natura zoppica e perde la sua accordanza con la sua missione. Questo ci dovrebbe fare riflettere. E' evidente che se noi seguissimo il consiglio evangelico di amare il prossimo come noi stessi, noi cercheremmo l'accordo universale.

Questa visione del mondo include tutti: gli ammalati, i portatori di handicap, i geni, le persone superdotate e quelle meno dotate, ovviamente indipendentemente da razza religione, nazione e ceto sociale, persone oneste e quelle che non lo sono: tutte proprio tutte contribuiscono al raggiungimento della nobilissima missione dell’uomo esattamente come tutte le cellule contribuiscono alla loro missione indipendentemente dalla loro identità: in natura non ci sono differenze di questo tipo, ci sono differenze nella tipologia di missione assegnata.

Cambiando livello di osservazione i termini di confronto cambiano e ne guadagna l'oggettività.

Noi siamo come fiori. Avete mai visto un fiore brutto? Noi non sappiamo discernere un fiore brutto, al massimo non diamo importanza al fiore che incontriamo sul nostro cammino. Non ho mai sentito dire da chicchessia “come è brutto questo fiore”.

Ma se prestiamo attenzione ne apprezziamo la perfezione; non c'è nulla in un fiore, indipendentemente dal suo grado di maturazione, che non risponda a un'esigenza ben precisa, cioè non adempia pienamente alla sua missione.

Ogni uomo è un fiore.

Spesso ci si chiede perché Dio permetta che un bambino soffra. Non so rispondere a questa domanda, ma, per le considerazioni precedenti, so, che questo bambino, ha una missione precisa e contribuisce, insieme alla comunione di tutti gli altri esseri umani al raggiungimento della nostra missione di cui possiamo percepire solo gli attributi che sono più grandi di quanto noi possiamo mai immaginare.

Scrivo questo perché ho potuto constatare che chi soffre senza speranza di guarigione biologica queste considerazioni danno una speranza che il dolore non sia inutile e fine a se stesso, ma può rimettersi con fiducia nelle mani di chi è di livello superiore al nostro che apprezza e ne vede il fine eccelso.

Per chi crede nella rivelazione, ritengo che questa interpretazione del fenomeno umano sia in assonanza completa con le beatitudini proclamate da Gesù Cristo nel Vangelo, se non altro, nella sua considerazione finale[5]”Dio vi ha preparato in cielo una grande ricompensa”.

Forse la chiave per le risposte alle grandi domande che l'uomo si pone, sono nascoste all'interno dell'uomo stesso e in quello che lo circonda.

 

[1]“L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello” Oliver Sacks 1985 Adelphi.

[2]Termine coniato nel 1906 da Charles Sherrington; per una spiegazione moderna si può vedere questa presentazione: 

http://digidownload.libero.it/Narziss70/riatletizzazione/Propriocezione (profssa trevisson).pdf

[3]Per chi non conosce il Cristianesimo può avere una prima nozione su http://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9 o http://en.wikipedia.org/wiki/Christianity ; mentre per comprenderne le basi consiglio di leggere il Vangelo.

Al terzo livello è il cervello che permette il corretto funzionamento del secondo livello. Chi ha Fede in Gesù Cristo, essendo vero uomo e vero Dio, ha la speranza, attraverso di Lui di superare la barriera del livello più alto.

Mi piange il cuore da cattolico, non poter indicare un indirizzo ufficiale sul sito del Vaticano dove poter leggere il Vangelo su un testo approvato da santa madre Chiesa, troppo intenta ad auto-celebrarsi o a disperdersi su obiettivi secondari e talvolta discutibili.

[4]Questa affermazione è la stessa di Gesù Cristo in persona. Vedere l'interessantissimo commento di P. Alberto Maggi al XVIII incontro biblico di Assisi pagine 3-7 http://www.studibiblici.it/conferenze/assisi2010.pdf .

[5]Matteo 5, 3-12 e Luca 6, 20-23

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Aprile 2011 23:18  

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