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La zizzania e il campo di grano

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Di fronte alla morte di José Saramago, i sepolcri imbiancati transteverini non hanno trovato nulla di meglio da commentare se non come egli avesse scelto "lucidamente" di autocollocarsi" dalla parte della zizzania nell'evangelico campo di grano”, fosse “un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo”, si dichiarasse “insonne al solo pensiero delle crociate, o dell'inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle 'purghe', dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi".

Feroci poi in particolare le critiche nei  confronti del "Vangelo secondo Gesù", commentando come con quest’opera il premio Nobel intendesse lanciare una "sfida alla memorie del cristianesimo di cui non si sa cosa salvare se, tra l'altro, Cristo è figlio di un Padre che imperturbato lo manda al sacrificio; che sembra intendersela con Satana più che con gli uomini; che sovrintende l'universo con potestà senza misericordia. E Cristo non sa nulla di Se se non a un passo dalla croce; e Maria Gli è stata madre occasionale; e Lazzaro è lasciato nella tomba per non destinarlo a morte suppletiva". Concludendo infine che  "irriverenza a parte, la sterilità logica, prima che teologica, di tali assunti narrativi, non produce - conclude l'articolo - la perseguita decostruzione ontologica, ma si ritorce in una faziosità dialettica di tale evidenza da vietargli ogni credibile scopo".

Ora dell’ultima frase non ho capito molto: si vede che è tale la scienza dell’articolista dell’Osservatore Romano, e tale la sua indignazione, da avergli provocato una specie di ingorgo di parolone, nell’ansia di buttare su foglio quello che la sua rabbia tumultuosamente gli suggeriva: sicuro che il gregge di Dio lo avrebbe al volo capito per dono dello Spirito Santo che, come ognun sa, la scienza infonde.

Ho capito solo le parole “sterilità logica”, ho riletto il brano a cui si riferivano con maggiore attenzione. Ora, e mi dispiace per il saggio editorialista, mi sembra invece – oh guarda, deh! - che esso (il brano, non l’editorialista) rifletta – se la cosa può interessare i miei 25 lettori (va bene così C/G?) - anche il mio modestissimo pensiero, e probabilmente, anzi sicuramente e ben più degnamente, una notevole parte del pensiero contemporaneo. Si dirà: tu non hai il dono della fede, come molti altri tra i sulfurei contemporanei abitanti del mondo: è vero, ma che ci inzicca la logica? E quale logica? Quella di Anselmo di Aosta o le 5 vie di Tommaso d’Aquino sull’esistenza di Dio? Diceva il prode Anselmo che Dio esisteva perché la mente umana può concepire la nozione di un essere di cui non si può pensare nulla di maggiore, ma, rispondeva Tommaso, la prova di Anselmo non è una vera prova, ma solo l' enunciazione di una verità già evidente per chi possiede la fede. Già si scazzavano tra loro. Piuttosto, sosteneva l’Aquinate in 5 modi diversi, si guardi al primo motore: dati i rapporti di causa ed effetto, e tutto esiste, si muove, mangia, scopa etc. ci deve essere per forza qualcuno che si muove, mangia, scopa etc. prima di lui, e così, in vertiginosa recursione, prima di ciascuno, fino ad arrivare al motore, mangiatore, scopatore primo, colui che non ha bisogno di nessun altro che lo pigli a calci nel culo (causalmente, intendo) per farlo calare dal letto al mattino, al bamboccione! Poi un certo Bertrand Russel spiegò che la parola “tutto” è un parolone, con cui non si può scherzare dicendo: ”Si tutto, ma uno no”. O è tutto o non è tutto (magari nessuno, o forse almeno uno). Altrimenti non si dimostra – in logica – proprio una amatissima minchia, perché la conclusione, ben che ad essa si pervenga attraverso 5 o 3257 faticosissime vie, nulla aggiunge alla premessa, in cui già si usava il termine “tutto” ammiccando l’occhio o dando di gomito.

Insomma, dal punto vista logico, la Chiesa assomiglia un po’ a coloro che affermano di essere gli abitanti più belli del proprio appartamento, che è il più bello del palazzo, che è il più bello di Parigi, e che siccome Parigi è la più bella città del mondo, loro sono gli abitanti più belli di questo pianeta, si chiedono quindi perché non sono circondati da schiere adoranti di prosperose e procaci veline, concludono di vivere a causa di questa e altre mancanze in una valle di lacrime, e cercano disperatamente una giustificazione al dolore nel mondo. Ogni tanto danno la colpa di questa situazione a qualcuno, perché dopo che hai accusato qualcuno ti senti meglio, e se poi lo fai anche fuori (fisicamente intendo, magari mediante qualche piacevole forma di tortura), le tue colpe se vanno con lui perché le assunte su di sé, ed è anche conveniente avere martiri da appendere nelle aule dei consigli comunali dei comuni italiani, tanto per far capire a tutti chi è che veramente comanda in questo paese, cazzo! Da cui la proposta pendente presso il circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Rivoli di appendere nell’aula del consiglio comunale una effige del rogo di Giordano Bruno.

Debolini, quindi, in logica, i padri della Chiesa. Piuttosto forti invece gli editorialisti nel classico giochino infantile del “Mamma, lo vedi Piero?” (senza alcun riferimento al valoroso editorialista de Lo Sbavaglio). Il giochino consiste nel ficcare le mani nel barattolo della marmellata, e, inopinatamente sorpresi dalla genitrice, prontamente incolpare il fratellino di altrettanto gravi  marachelle, sperando di dirottare, tramite questo modesto parafulmine dialettico, la folgore delle giuste ire materne. Questo stilema permea infatti quella parte dell’articolo che si riferisce ai gulag e ad altre simili amenità (e i pogrom gli abbiamo dimenticati?). Si tratta in effetti di una tecnica dialettica piuttosto di moda, in questo momento, all’interno delle mura leonine, ampiamente utilizzata nel caso dei preti pedofili: nello specifico si argomenta che essendo il mondo pieno di serial killer, allora cosa volete che siano due palpatine e due appoggiatine sul culetto di innocenti fanciullini?

Argomenti affascinanti, condotti  con consumata capacità oratoria, al punto che, sempre indegnamente, ne vorremmo approfittare anche noi, ricordando sommessamente che, nello stesso giorno il cui l’ Osservatore Romano tuona contro il povero Saramago (chissà come se la ride là, nel bieco paradiso dei marxisti), le cronache di tutta Italia escono con la notizia che il Cardinale Sepe, arcivescovo di Napoli – di concerto con l’ex-ministro Lunardi – è indagato per “corruzione aggravata in concorso per atti contrari al proprio ufficio”. Sembra che dalla sede del palazzo arcivescovile di Napoli la sera della notizia dell’avviso di garanzia voci sottili rispondessero al telefono: «Sua Eminenza non è in sede». E dalla Curia: «Il cardinale Sepe chiarirà». E in effetti grande fiducia abbiamo  noi nell’arcivescovo, soprattutto in virtù del  suo stile immediato e popolare, come ben sintetizza la frase in dialetto diventata da quattro anni il suo slogan: «A Maronna v'accumpagna». Cum propaganda fide, aggiungeremmo noi. Amen! E non abbiamo dubbi che il miracolo si manifesterà, anche il questo caso, come d’altronde preannunciato dal segreto numero k di Fatima.

Ma veniamo infine, bottom up, al primo punto dell’articolo dell’Osservatore, all’accusa che veramente ci fa tremare: quella che Saramago fosse un marxista. Avete capito? Marxista! Ma come si è permesso?

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Giugno 2010 08:55  

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