Lo Sbavaglio

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Nel nome di Dio

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Ho anch’io qualche obiezione da proporre ai lettori rispetto all’articolo di Biondo Menicotti, “In direzione ostinata e contraria”. Mi scuso preventivamente, se sarò costretto a ripetere concetti già espressi e frasi già scritte.

Scrive BM:

«… Riferendomi alla violenta dialettica anticlericale di questi giorni, colpisce la ferocia dei colpi inferti. Il piacere che si trae partecipando e gustando ogni notizia, mostrando un senso di giustizia che pare “giustizialismo”, mentre d’altro canto ci si atteggia a paladini dei diritti e garanti di Caino …».

Personalmente non ho provato alcun piacere nel leggere e nello scrivere di pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica, perché l’argomento, di per sé, mi risulta doloroso e quasi insopportabile. Ho sempre ben presenti le vere vittime di queste azioni, le bambine e i bambini, gli adolescenti violati nella loro intimità più profonda, che hanno subito traumi inimmaginabili per coloro che ascoltano, ma non sanno. Lo stesso dolore e la medesima indignazione mi accompagnano per qualunque caso di pedofilia, non esiste differenza alcuna, in questo, tra Chiesa e società laica, poiché accomuno un identico, profondo disprezzo verso qualunque pedofilo. L’ulteriore sentimento che invece mi pervade nei confronti della Gerarchia è proprio la rabbia profonda cui accenna BM, una delusione assoluta, il senso di un tradimento perpetrato anche nei miei confronti, non cattolico, non cristiano, privo del dono di una qualunque fede in una qualunque divinità. E il tradimento, stavolta, non riguarda lo specifico dei preti pedofili ma chi li ha protetti, nascosti, sottratti alle responsabilità, al giudizio e all’eventuale condanna penale. Di più, in molti casi è stato loro consentito di reiterare il reato, di coinvolgere altri innocenti, sacrificandoli a un bene assurdamente più grande: salvaguardare gli interessi e la “ragione di Stato” del Vaticano.

Com’è possibile non indignarsi profondamente nei confronti di qualunque chiesa, di qualunque società civile, di qualunque associazione, di qualunque setta, di qualunque partito, di qualunque tribù che si comporti come ha fatto, in modo oggettivo e innegabile, gran parte della Gerarchia cattolica, ai suoi massimi vertici? Com’è possibile considerare questa doverosa indignazione alla stregua di un generico giustizialismo?

Quale maggiore lucidità, dubbio, distacco dovrei osservare di fronte alle patetiche giustificazioni di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, secondo il quale «… c’era una cultura generale, così come una naturale vergogna, a non rendere pubbliche queste cose e trattarle in modo privato …».?

Quale verità con l’iniziale minuscola o maiuscola dovrei ricercare nelle assurdità che, giorno dopo giorno, ci propongono il Segretario di Stato Vaticano,  cardinale Tarcisio Bertone, o il suo insigne predecessore, cardinale Angelo Sodano, corrette o smentite, dopo qualche ora, da altri autorevoli rappresentanti della Santa Romana Chiesa?

Usare la parola “Gerarchia” ha, per me, un senso ben preciso perché intendo riferirmi con questo termine  NON ai fedeli ma ai molti colonnelli e generali presenti nella piramide,  evitando proprio quelle generalizzazioni di cui si lamenta BM. Com’è noto,  il termine ecclesia indica assemblea popolare, comunità. Spesso, purtroppo, lo si adopera in maniera inadeguata, causando equivoci e fraintendimenti.

Un altro estratto di BM:

«… Ma mi rivolgo alle pretese di chi vedrebbe in un qualche centinaio di iniqui interpreti del ruolo/missione ad essi affidato, i presupposti per la soppressione definitiva di una istituzione religiosa. Una chiesa …».

Che esista un’istituzione religiosa, che gruppi di persone abbiano la piena libertà di credere e venerare un Dio, la Trinità, Buddha, Allah o la Trimurti è un diritto sancito dalla democrazia, che difenderò sempre. Non mi è mai neanche venuta l’idea di sopprimere proprio nulla. Alla stessa maniera, pretendo e pretenderò che siano rispettati i miei principi, le mie scelte e la mia etica, di cui dovrò rispondere solo a me stesso e alle leggi LAICHE di uno STATO LAICO.

A partire da questa premessa, non esito a mettere in discussione il Concordato fascista del ’29, e la sua revisione siglata nel 1984 da Craxi e dal cardinale Casaroli, che introdusse la nefanda pratica dell’otto per mille. Sostengo che si tratta di una pratica nefanda, semplicemente perché la gran parte del denaro che, ogni anno, finisce nelle casse del Vaticano, non deriva da una scelta esplicita degli italiani che pagano le tasse ma dalla loro NON scelta. Per chi non lo sapesse, tutti noi versiamo comunque l’otto per mille dell’IRPEF, e le quote riguardanti  chi non ha indicato alcuna preferenza, non finiscono – come, secondo me, dovrebbero – allo Stato Italiano, ma vengono ripartite proporzionalmente in funzione delle preferenze esplicitamente espresse. Per il 2008 le casse vaticane hanno ricevuto un totale di oltre un miliardo di euro. Inoltre – e vorrei proprio capirne il motivo - solo la Chiesa Cattolica riceve ogni anno un anticipo pari all'introito determinato dalla media dei tre anni precedenti. Infine, la legge  prevede che la percentuale dell'otto per mille può essere modificata, ogni tre anni,  da una commissione nominata dal governo e dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), in funzione al gettito ottenuto negli anni precedenti dalla Chiesa Cattolica. Perché, mi e vi domando?

Ritengo che i privilegi concessi dall’Italia allo Stato del Vaticano siano assolutamente sproporzionati e non paragonabili a nessun altro accordo mai siglato da altri al mondo. È una mia opinione, naturalmente, ma mi piacerebbe sapere come sono utilizzati i proventi dell’otto per mille, se davvero se ne fa l’uso dichiarato nei martellanti spot televisivi, trasmessi in modo continuo durante il periodo della dichiarazione dei redditi.  Temo che la mia curiosità resterà inappagata, perché le finanze vaticane, i modi e le finalità con cui si usa il denaro,  sono un mistero indecifrabile. Consiglio a Biondo, e a tutti i lettori che vogliano approfondire, la lettura del libro di Gianluigi Nuzzi “Vaticano S.p.A.”. Scritto da un giornalista  che ha lavorato a “Libero”, “Panorama” e “Il Giornale”, si potrà anche definire un testo anticlericale, ma contiene informazioni molto interessanti che, da quanto ne so, nessuno ha mai ufficialmente smentito.

Ancora, dall’articolo di BM:

«… Risalendo al fondatore dell’istituzione che oggi voi disprezzate con ogni vostro alito, quel Gesù di Nazaret, falegname Galileo, condannato a morte dai romani sulla spinta dei suoi compatrioti, è già chiaro fin dal principio che il Cristo e il suo seguito, le sue idee ed affermazioni, non hanno pretesa e speranza di stare simpatici …».

Non sono un esperto in materia ma, dal poco che ho letto, userei qualche cautela nel definire Gesù di Nazareth come fondatore di una qualsiasi istituzione. È la stessa Chiesa Cattolica che si attribuisce tale privilegio, dimenticando che non esisterebbe nessuna istituzione senza le basi teologiche elaborate da Paolo di Tarso e quelle politiche decise, a suo proprio vantaggio, da Costantino. Ricordo ancora oggi le pagine studiate da bambino che riportavano come avvenimento storico – e dunque realmente accaduto – la comparsa in cielo del motto “In hoc signo vinces”, subito prima della battaglia di Ponte Milvio.

E infine, sempre dall’articolo di BD:

«… C’è la voglia e la volontà di ferire, di colpire, quello che si considera, si percepisce, ideologicamente come un nemico. Ed il colpo è ancora più efficace quando il nemico giace ferito …».

Per quanto possa apparire strano al mio amico Biondo Menicotti o ad altri lettori che condividono le sue idee, non ho mai considerato la Chiesa Cattolica come un nemico ideologico. Ritengo invece la “Gerarchia” che la guida come espressione di un potere, legittimo e, proprio per questo, RESPONSABILE. Chi detiene tanto potere, deve risponderne ai credenti, ai cosi detti infedeli  e persino agli atei, ai quali mi sento di appartenere. Perché, proprio come canta Fabrizio De André nel Testamento di Tito:

Il quinto dice non devi rubare

e forse io l'ho rispettato

vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie

di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,

quegli altri, nel nome di Dio.

Non si ruba soltanto denaro, nel nome di Dio: alcuni preti, alcuni vescovi, alcuni cardinali e perfino il Santo Padre, hanno rubato qualcosa che vale molto di più a centinaia, a migliaia di bambini, figli del mondo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Giugno 2011 12:33  

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