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Chiesa e politica

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Venti secoli fa l’apostolo Pietro scelse Roma immaginando che solo da quella città, a quel tempo indiscussa capitale mondiale, la sua chiesa sarebbe potuta divenire universale. Ancor oggi così la chiamano i suoi successori, anche se la fede cristiana, in tutte le sue ramificazioni di cui i cattolici sono appena la metà, è praticata da 2,1 miliardi di persone, non più di un terzo dell’intera popolazione umana e con scarse chance di ulteriore sviluppo a causa di una demografia non proprio favorevole e dell’inarrestabile “secolarizzazione” delle società occidentali dove massimamente è presente.

Ad ogni modo, dal Risorgimento ai giorni nostri, la politica italiana ha dovuto sempre fare i conti con la fede e la devozione del suo popolo alla gerarchia di un ordine istituzionale parallelo e spesso conflittuale con quello dello Stato.

Quando, ottanta e uno anni fa, il cavalier Benito Mussolini - per l’occasione definito da papa Pio XI “uomo della Provvidenza” - firmava i Patti Lateranensi, chiudendo il contenzioso aperto con la breccia di Porta Pia e accordando alla Chiesa Cattolica quel che nessun altro paese al mondo avrebbe mai più concesso, erano cattolici praticanti la gran parte dei cittadini italiani. Ancora, sessantasei anni fa, quando Palmiro Togliatti inaugurava con la svolta di Salerno - eseguendo fedelmente gli ordini impartitigli da Stalin - una non felice stagione di compromessi i cattolici erano maggioranza in questo Paese e forse lo erano anche nell’84 quando Enrico Berlinguer proclamava il suo compromesso storico.

Oggi, più precisamente secondo il rapporto Eurispes del 2006, il 90% della popolazione italiana si definisce cattolica ma oltre il 40% per cento di essi ritiene che la Chiesa non debba interferire sulle questioni etiche (sicché questa dichiarata professione di fede risulta per lo meno di ambigua interpretazione) e solo un terzo dei "credenti" è anche "praticante". Forse perché il costume pubblico è quanto di più distante ci possa essere dalla pruriginosa e ipocrita morale sessuale declinata dalla Chiesa, uno dei campi di maggiore attività e impegno pastorale. Forse perché possono apparire tra loro in contraddizione le predicazioni di umiltà e di povertà con il potere concreto e reale del regno di dio sulla Terra. Forse perché, senza allontanarci troppo nel tempo, sono apparse anche a molti cattolici del tutto fuori luogo i buoni rapporti del Vaticano con i peggiori dittatori del Novecento, da Mussolini a Pinochet. Sappiamo pure quanto ampia sia, anche all’interno della stessa Chiesa, l’opposizione al conservatorismo di Ratzinger (e di Wojtyla) che sconfessa nella sostanza le aperture del Concilio Vaticano II. E  di certo l’attuale scandalo della pedofilia - non so se più abominevole perché praticato da chi si pone al servizio della comunità con intenti educativi o perché, come ampiamente accertato in molti casi, si è sacrificata la stessa persecuzione dei reati per non danneggiare l’immagine della Chiesa (sic!) - non potrà che accrescere il distacco tra chi s’ispira ai genuini valori evangelici e l’istituzione ecclesiale. (A questo proposito non posso fare a meno di pensare con quanto imbarazzo e per quanti anni a venire sarà accompagnata la lettura del passo del Vangelo - Matteo 19,13-15 - nel quale Gesù dice ai discepoli "Lasciate che i bambini vengano a me”). 

Questa ampia premessa, a mio parere, serve a concludere che oggi in Italia i cattolici praticanti e, di più, fedeli alla gerarchia vaticana e alla sua linea conservatrice siano una relativa, ristretta minoranza della popolazione. Di questo cambiamento non sembra essersene accorta la sinistra politica di questo Paese che continua a guardare al mondo del cattolicesimo praticante e alla stessa Chiesa come a un insostituibile interlocutore e ad un imprescindibile alleato per il governo del Paese. A nulla sembra servita la lezione del fascismo, a nulla la lunga stagione democristiana. A nulla, oggi, sembrano servire lo spettacolo indecente dei vari cardinali Ruini, Bertone, Fisichella e altri ancora in appoggio e sottobraccio alla destra demagogica del peggior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni di storia patria e finanche la grottesca caricatura dei preti leghisti e del plauso al nuovo governatore del Piemonte, Roberto Cota.

Riflettano i partiti della sinistra italiana, e il Partito Democratico in particolare, se non sia opportuno abbandonare la pretesa, storicamente infondata, di guadagnarsi la benevolenza vaticana e non sia preferibile difendere rigorosamente i valori di libertà ed eguaglianza che impongono, tra l’altro, l’assoluto rispetto della pratica e delle convinzioni cattoliche alla medesima stregua che per ogni altro culto religioso.

Riflettano se non sia giunto il momento di chiedere una nuova revisione del Concordato per accordare alla Chiesa Cattolica né più né meno di quanto si disponga per ogni confessione religiosa in qualunque altro paese occidentale. Riflettano se non sia necessario modificare quel perverso meccanismo in base al quale la Chiesa Cattolica - con il 35% delle scelte fra chi una scelta l’ha fatta (che è a sua volta appena il 40% dei contribuenti) - si vede annualmente attribuire l’87% del totale delle risorse provenienti dall’8 per mille del gettito fiscale, una somma che per il 2008 ha superato il miliardo di euro.

Ultimo aggiornamento Domenica 11 Aprile 2010 14:30  

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