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La verità

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Leggendo l’articolo “Io non so” di XTalk e i commenti dei lettori, mi sembra che si faccia qualche confusione. Non ho statistiche precise o dati più o meno diretti per esprimere un parere sulla diffusione della pedofilia all’interno del clero cattolico. Personalmente, questa analisi e le conseguenti motivazioni, al momento,  mi interessano poco o nulla. Ciò che davvero dovrebbe scandalizzarci tutti, è il modo in cui la Gerarchia ha gestito, nel tempo, questo problema. Sapere o leggere che esiste una sessualità che riguarda alcuni – o tanti - rappresentanti di ogni Chiesa e che si esercita fra persone adulte e consapevoli, non mi sconvolge più di tanto. Nonostante le posizioni assunte dal Papa e dai suoi collaboratori, ritengo che eventuali rapporti eterosessuali o anche omosessuali fra religiosi - o fra laici e religiosi – riguardi ciascuno di loro, ogni singolo individuo  che ne dovrà rispondere alla propria coscienza, alla propria coerenza e alla propria fede. Certo, è insopportabile che eminenti rappresentanti della Chiesa Cattolica continuino a confondere ed equiparare l’omosessualità alla pedofilia, dimostrando immensa ignoranza o, più probabilmente, determinando un volontario, reiterato e consapevole equivoco, a fini di pura disinformazione e di propaganda. Il problema della pedofilia, che coinvolge adulti e BAMBINI, è tutt’altra cosa.

Nel mio “esasperato” laicismo, mi sembrerebbe ragionevole che qualunque individuo sospetto di pedofilia, qualsiasi ruolo ricopra nella società, sia processato, condannato – se colpevole - secondo la legge e, comunque, messo in condizioni di non praticare questa sua inaccettabile perversione. Un insegnante, ad esempio, nel caso in cui fosse riconosciuto pedofilo dalla giustizia, non dovrebbe più esercitare tale professione. A mio parere, lo stesso criterio, a maggior ragione, dovrebbe essere applicato a un prete, a un pastore di anime. Quello che invece è inequivocabilmente accaduto, indipendentemente dai pareri o dalle fonti, è stato il modo in cui sono stati trattati pedofili conclamati appartenenti alla Chiesa Cattolica. Si è cercato in tutti i modi di nascondere, di occultare, di non denunciare pubblicamente, di “punire” questi ignobili individui, allontanandoli da una sede per spostarli da un’altra parte, dopo un quanto meno sospetto “periodo di cura”. La Chiesa, infatti, si è sempre arrogata il potere e il diritto di assolvere o condannare, di perseguitare o perdonare, seguendo le proprie convenienze e la propria etica, ben prima dell’inquisizione e fino ai nostri giorni. E pretende, inoltre, che la propria etica diventi quella di tutti perché alcuni principi (dal testamento biologico, alla pillola Ru486) DEVONO essere assunti come leggi dello Stato.

Su “La Stampa” di mercoledì sette aprile, a pagina nove, è riportato che, secondo il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi «… c’era una cultura generale, così come una naturale vergogna, a non rendere pubbliche queste cose e trattarle in modo privato …». Lo sostiene padre Lombardi, non io! E aggiunge, paradossalmente «… la Chiesa non è una multinazionale. Il governo di Roma è un servizio all’unità della Chiesa, che offre indicazioni. Le differenti conferenze episcopali hanno avviato misure per cambiare la situazione …». Dunque, dovremmo credere davvero che – su questo o su altri argomenti - Roma fornisca solo “indicazioni”, lasciando ampia libertà di comportamento alle autorità periferiche? Il monarca più assoluto che esista, il rappresentante in terra di Cristo, colui che è “infallibile” per dogma, delega alle differenti conferenze episcopali di avviare le misure per cambiare la situazione riguardo alla pedofilia del clero? È questo che risulta inaccettabile, che dovrebbe scandalizzarci tutti e dovrebbe farci riflettere sul significato e sulle conseguenze che derivano ogni volta che qualcuno ritenga e dichiari di possedere “l’unica verità universale”, chiunque sia, chiunque lo sostenga, Papa, Imam, Pope, Rabbino Capo, Sciamano o scienziato.

Si attende fra poco la decisione della Corte Suprema di Washington, sulla possibilità di discutere presso un tribunale il  caso di Andrew Ronan, un prete della chiesa di St Albert di Portland, in Oregon.  Poiché Ronan era già stato ritenuto colpevole di abusi nelle arcidiocesi di Armagh in Irlanda e di Chicago, prima di arrivare a Portland dove ne commise altri, l’avvocato Jeff Anderson ritiene  che il Vaticano possa essere chiamato a risponderne poiché «ordinò e gestì tali trasferimenti».

Perché la Chiesa si rifiuta ostinatamente di presentarsi davanti a un tribunale degli Stati Uniti, lasciando che sia una “parte terza” a stabilire, secondo la legge laica, chi ha ragione e chi ha torto?

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Giugno 2011 12:33  

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