Lo Sbavaglio

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Io non so

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Io non so se sono ateo, agnostico o panteista. Mi sembrano più belle le spiegazioni più semplici, e quelle che tengono conto che esistono limiti alla comprensione dell’uomo. Sono certo che il mio cervello è limitato (ha un numero grande ma finito di bit: comunque non sono ammesse battute!). Quindi sicuramente un infinito mondo rimane al di fuori della sua capacità di rappresentazione. E allora? Debbo per questo zoomare le mie esperienze quotidiane fino a rappresentami enormi vecchi incazzosi con tanto di barbone bianco assisi su nuvole, derivati dalla trista cultura patriarcale che ha forgiato i miei primi neuroni?

O non è meglio sull’indicibile non dire, seguendo il tao, chi sa tace e chi parla non sa?  Ed ecco invece i simboli, ereditati dai poteri di prima: l’impero romano, i faraoni egiziani, non sono mai morti, si sono evoluti nelle vesti porpora dei cardinali e nella tiara papale, nei flabelli che fino a pochi anni fa accompagnavano le portantine del nuovo impero per le vie della Città Eterna. Ed ecco le tautologie autogiustificanti e che irridono la logica: lo dice il libro stesso di essere sacro e infallibile. Ed ecco le punizioni atroci a distruggere gli spiriti liberi e a mortificare e ammonire tutti gli altri. Ed ecco la rigida gerarchia e l’accumulazione del potere e delle ricchezze, basata sulla dedizione totale del singolo, per il quale non si ammettono umani affetti. Forzando, violentando e distorcendo la natura dell’uomo, il suo comportamento. Ora i nodi vengono al pettine: quello che era nascosto diventa palese, conseguenza inevitabile di tanta violenta costrizione,  mancando ora infine lo storico controllo sulla comunicazione, e facendo ora infine capolino  quella cultura della consapevolezza che fa capire alle vittime chi è veramente il colpevole, e fa loro buttare nel cesso i sensi di colpa istillati loro con il latte materno. Il cardinal Sodano, schiena indietro a sorreggere un enorme panzone ammantato di rosso (“cimiteri di pollastri” chiamava mio nonno certi preti panzuti), si stringe a schiera con un vecchio piegato dall’oro che indossa, su un trono intarsiato, a difendere l’indifendibile. Accecato dal potere, il fisico devastato da mammona, non vede l’unica via che gli rimarrebbe: gettare la vesti e i simboli imperiali, aprire le finestre dello IOR , chiedere scusa e tacere per sempre. Quello che manca a  noi è la penna di Dante per descrivere tanto vituperio: pensate che gusto ne avrebbe tratto, quali nuovi gironi, quali fantasiosi tormenti si sarebbe inventato. Abbiamo però un Morfeo: Morfeo, se non scrivi almeno una cantica adesso, con tanto materiale fresco, non lo farai mai più! Chi poi volesse leggere una eccellente analisi di quanto successo, provi con Andrew Sullivan: “perché il Papa deve dimettersi".

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Aprile 2010 16:42  

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