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LIBERTÉ

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«… Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri; non si può prendere in giro la fede. Ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana; ed io non posso prenderla in giro » ha dichiarato testualmente Papa Francesco, riferendosi a quanto accaduto nei giorni scorsi. Apparentemente si tratta di  frasi semplici, concise, lapidarie. Ognuno di noi, però, riflettendoci sopra, si accorge di quanti dubbi nascano da queste parole.

 

 

Non soffermiamoci, al momento, sulle conseguenze che la violazione di tali enunciati comporterebbe (querelare, sferrare un pugno, sparare con un kalashnikov …) ma solo sul principio.  Cominciamo dal soggetto: nessuno può provocare, insultare, prendere in giro la fede e, dunque, neppure la satira. Se per satira intendiamo “… qualcosa che deve sempre andare dai deboli verso i potenti, da chi non ha potere verso chi ne ha …”, splendida definizione coniata da Gian Alfonso Pacinotti – famoso fumettista italiano, in arte Gipi –  è difficile condividere il dogmatismo del Pontefice, a meno di contestare i milioni di “Je suis Charlie” letti in questo periodo. La satira, per avere un senso, non solo può ma deve sbeffeggiare il potere, ben presente nelle religioni e nelle loro gerarchie  (Dio, Allah, Jahvè, Brahma, Gesù Cristo, Maometto, il Papa, gli Imam i Rabbini e quant’altro, compreso l’arcivescovo Marcinkus).

Riguardo al concetto di fede e/o religione, sarebbe opportuno chiarire meglio cosa si intende. Sinteticamente, una fede e/o religione rappresenta e norma il rapporto tra gli uomini e la/le divinità. Rientrano a pieno merito in tale categoria “Scientology”, “Damanhur”, “Hare Krishna” e perfino  il “Movimento del Principe Filippo” (esiste davvero!). Nessuno, sostiene Papa Francesco, ha il diritto di  sbeffeggiare ferocemente il Pontefice Massimo de “Il Tempio degli Illuminati da Lampade Fluorescenti a Basso Consumo”! Oppure esiste una tassonomia che distingue fra religioni credibili ed altre incredibili?

Per motivi diversi, molti altri considerano la satira alla “Charlie Hebdo” pericolosa ed inopportuna. I paesi anglosassoni, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, non pubblicano vignette ritenute provocatorie.  Se siamo convinti che le parole uccidono più della spada, non dovremmo chiederci quanta violenza percepiscano i musulmani guardando dei fumetti che irridono il Profeta? Cosa significa dialogo, integrazione, multiculturalismo se non capiamo e non rispettiamo le culture degli altri? E, infine, perché ho utilizzato tante maiuscole in questo articolo?

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Gennaio 2015 19:12  

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