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Il libero arbitrio

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Il tema del libero arbitrio, recentemente emerso tra i commenti a "le due rivoluzioni", è estremamente interessante. Mi sono espresso dicendo che si tratta di una di quelle cose così complicate che non riusciamo - semplicemente - a capire. Infatti, chi ha mai detto che con il tempo riusciremo a capire tutto? Sicuramente la complessità rappresentativa del cervello ha un limite, per cui ci sono almeno un numero infinito di cose che non riusciremo mai a raffigurare. Tra queste, ad esempio, Brunetta (ma sto divagando). Poi ci ho ripensato, mi sono guardato allo specchio e ho cambiato idea: il punto è che io mi sento giovane, ma se mi guardo allo specchio mi vedo solo diversamente giovane. Se non esistessero specchi, io sarei convinto di essere giovane e probabilmente passerei il tempo ciondolando d'estate sulle spiagge di mezza Italia facendo il falchetto con le pupe e rimediando figure terrificanti. Il che non lo definirei sicuramente un "vantaggio evolutivo", dato che che prima o poi incontrerei probabilmente qualcuno che mi passerebbe una rullata di cartoni ristabilendo un corretto ranking basato sull'età. Lo specchio mi aiuta a stare a casa e a non rompere i cabasisi a nessuno. In realtà, quando mi sento giovane è che sto considerando il mio simbolo, cioè la mappa mentale di me stesso realizzata da qualche intrigo di collegamenti neurali: e lo vedo giovane; lo specchio mi ributta fuori: guardando lo specchio vedo il simbolo mentale di un simbolo esterno di me stesso forse un po' meno lusinghiero di quello di primo livello. Insomma, quello che voglio dire è che noi vediamo sempre simboli sostenuti nel nostro cervello dalle più varie strutture neurali, e come quel tale amico di Platone siamo condannati a vedere solo i riflessi di una realtà esterna sulla quale possiamo fare solo affermazioni mediate e necessariamente non accurate: anzi, la cui accuratezza è misurabile solo dal nostro successo evolutivo. Parlando di libero arbitrio parliamo di una rappresentazione di qualcosa forse risultato di un gran numero di interazioni sociali con altri individui come noi e del rapporto (barottate e qualche volta premi) con quanto ci circonda. Ma poi, sempre secondo me, quando "sentiamo" di avere il libero arbitrio è un po' come quando ci sentiamo giovani prima di guardarci allo specchio. La validità di tale concetto ha significato solo all'interno del modello complessivo che ci siamo creati, con un brutale training personale e di genere basato sul successo / insuccesso, del mondo in cui siamo immersi. Modello che possiamo avere - io credo - diverso dall'uno all'altro in maniera più o meno consistente a seconda che si appartenga alla stessa cultura, lingua e genere animale. Premesso tutto ciò, c'è qualcuno che è in grado di spiegare il significato della frase: "l'uomo è dotato di libero arbitrio"?

grazie

 

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