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Cicli storici e fallimenti

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Molto spesso gli spunti di critica radicale al sistema non sono che anticipazioni di visioni comuni o diffuse, che prendono atto di situazioni precarie in corso o di altre degenerazioni.

E’ quello che accade oggi con l’Europa alle prese con la pesante crisi economica.

Opinionisti di varie estrazioni commentano, ogni giorno, le criticità dell’unione europea, il ruolo dimesso della democrazia, anche alla luce delle ultime elezioni in Grecia e la mancanza di prospettive a tutti i livelli del vecchio continente.

 

 

Si afferma, via via, la sensazione, non più un paradosso, che l’Europa della moneta unica sia ispirata a una filosofia totalizzante, che copre ed opprime le peculiarità degli Stati e, come accennavo, canalizza l’espressione della democrazia elettorale in una sorta di partito unico dell’euro (invero si può dire che è più di una sensazione), per non dire di allarmanti scale di priorità che snaturano l’essenza di libertà propria dello spirito liberale dell’Europa occidentale.

 

Insomma, fatte le debite differenze storico-sociali, sembra di rivivere, in qualche elemento di confronto, l’esperienza del tramontato Stato sovietico e, più in generale, del blocco socialista dell’Europa dell’Est, fino alla caduta del Muro.

Preciso subito che non do valenza negativa alla “filosofia totalizzante” in quanto tale, piuttosto, come tanti oggi (avevo in verità azzardato qualche riflessione del genere in questo giornale), mi chiedo quale sia lo scopo e la ragione vera, vale a dire quella che coinvolge i cittadini di una nazione o di un continente in progetti o prospettive ideali, della c.d. politica europea.

Tornando ai confronti, mi viene da pensare agli immani obiettivi del comunismo in Europa dai primi del ‘900, ai contrasti (vittoriosi) al feudalesimo prima e al nazismo poi. O alle influenze ideologiche in tutto l’occidente su milioni di cittadini e lavoratori, e persino sulla Chiesa cattolica nell’adozione delle sue dottrine sociali.

Ascoltare oggi di Europa, significa sentir dire di interessi coincidenti con la maggiore sua potenza economica, la Germania, di nazionalismi mascherati, diktat, commissariamenti, vassallaggi, spread  e limitazioni di ogni genere degli Stati “minori” (o satelliti).

L’idea generalistica (e totalizzante) di Europa, per ora si rappresenta come un guscio senza contenuto, una versione trasandata delle teorie hegeliane.

I grandi imperi della storia cessarono ma non fallirono: quello romano, che esporta ancora oggi il suo impianto giuridico in Cina, o quello ellenico con la sua cultura di base insuperata.

La situazione dell’Europa contemporanea suggerisce, al contrario, l’idea del fallimento “tutto e subito”.

 

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