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Richiesta di Commenti su una proposta di Manifesto Politico dei Registrati a Lo Sbavaglio

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Questa è una Richiesta di Commenti (RDC) e riguarda proposte miranti alla costituzione di un Manifesto Politico dei Registrati a Lo Sbavaglio.

Siccome questa è la prima RDC, essa comprende inizialmente un prima parte “meta” che spiega cos’è una RDC e inquadra in un contesto ideologico generale la metodologia proposta per il suo uso.

RDC vuol dire Richiesta Di Commenti e si ispira, fatte le debite proporzioni, alle RFC (Request for Comments) che hanno consentito la formalizzazione del pensiero collettivo delle comunità tecniche, accademiche e scientifiche che hanno definito e realizzato Internet (vedasi questo link: RFC).

Internet è rivoluzionaria nell’organizzazione prima ancora che nella tecnologia. Si è sviluppata senza un’intelligenza centralizzata che la progettasse e realizzasse. Il suo sviluppo in termini tradizionali avrebbe richiesto piani tecnici ed economici visionari, governabili con difficoltà e sensibili ad abbagli, analisi superficiali ed errori, e sarebbe stato, con quasi certezza, destinato al fallimento con grande spreco di risorse. Il suo sviluppo e il suo governo sono basati sul concetto di cooperazione tra pari che in essa trovano reciproco vantaggio, piuttosto che all’imposizione tramite gerarchie di decisioni prese centralmente. In questo modo Internet non ha avuto bisogno di obiettivi e piani di business per nascere e svilupparsi, stupendo, al suo apparire, il tradizionale management economico ed industriale, che in parte non riesce ancora a capirla. La pianificazione centralizzata tipica delle grandi economie del secolo scorso non si è rilevata necessaria, grazie all’adattabilità della rete del grande numero di organizzazioni che caratterizza il suo funzionamento. Può essere quindi essere vista come un ecosistema sostenibile nel tempo basato sulla cooperazione e sulla flessibilità. Simile, nella sua struttura a rete, a quelli proposti dalla natura e selezionati nel tempo da processi darwiniani. Caratterizzata da una struttura a più livelli, ha permesso paradossalmente lo sviluppo sui livelli più alti di servizi competitivi caratterizzati da una organizzazione interna gerarchica (tipica del mondo del business) e fino ad arrivare a fenomeni dal carattere ormai monopolistico, che però non negano i principi di cooperazione alla pari dei livelli più interni (quelli tipici della comunicazione), che, anzi, sono stati la vera causa dello sviluppo così impetuoso dei primi.

La cooperazione tra pari, che ha governato il progetto e lo sviluppo di Internet, vede il coordinamento degli sforzi e il flusso informativo (workflow) necessario al conseguimento dei risultati governati da metodi all'interno di processi, piuttosto che dalla gerarchia. I metodi guidano la convergenza ordinata di contributi scaturiti dalla periferia verso la ricerca del consenso e la formulazione di opinioni comuni che possono, alla fine del processo, essere considerate olisticamente come il prodotto di una intelligenza collettiva. Si privilegia il dialogo all’imposizione dall’alto di quello che viene deciso da minoranze di esperti (i cosiddetti addetti ai lavori), che si rivelano tipicamente incapaci di dominare i grandi problemi.

I grandi problemi sono caratterizzati da complesse reti di relazioni interne che inducono nel sistema retroazioni (feedback) negative e positive tali da provocare comportamenti complessivi non predicibili a priori (sistemi caotici), e quindi non dominabili dai modelli lineari e gerarchici così facilmente gestiti dalla mente umana. I grandi problemi non sono descrivibili da tassonomie alla "Divina Commedia". L'approccio corretto ai grandi problemi parte dal basso, è umile, è sperimentale, e procede per piccoli passi, con cautela e circospezione. Ora, i temi sociali ed economici, oggetto della politica, fanno parte dei grandi problemi. Che sfortunatamente la politica affronta con orgoglio calandosi dall'alto armata dei sistemi ideologici di cui si è dotata (gli "ismi"),  che la rendono spesso cieca e rigida di fronte all'infinita varietà e impredicibilità della realtà. Questo nel migliore dei casi, quando la politica è onesta. Per tracciare un parallelo con il più classico modello del mondo che abbiamo a disposizione, quello religioso, riportiamo le parole di Vito Mancuso nella prefazione al libro di Ferruccio Parazzoli: "Eclisse del Dio Unico": "La funzione del linguaggio è dare significato e per far questo occorre che vi sia corrispondenza tra la struttura del linguaggio e la struttura del fatto [...] Con l'eclisse del monoteismo si spezza il legame, le due strutture non corrispondono più, il linguaggio si riavvolge su se stesso, producendo afasia della cultura cattolica, ingresso della cultura cattolica in un alone di buio, attuale oscuramento, cultura autoreferenziale, albero senza fronde nè frutti". Non si saprebbe dir di meglio nel caso della politica, e della sua attuale crisi di credibilità.

La scommessa dunque è di esportare i metodi che hanno determinato l'inatteso e non predicibile successo di Internet, possibile paradigma di un nuovo modo di pensare, in contesti tradizionalmente caratterizzati da sistemi gerarchici, mancanza di trasparenza, mancanza di feedback correttivi, barriere e disomogeneità culturali anche significative (al contrario di quello che capita nella comunità tecnica che governa l’evoluzione di Internet), per dimostrare che l’adozione di metodi corretti nella cooperazione tra pari è molto più efficace nel raggiungere gli obiettivi voluti, e contemporaneamente efficiente almeno quanto le gerarchie. Efficacia significa aderenza tra gli obiettivi raggiunti e i bisogni inizialmente espressi (requisiti). Il fallimento delle economie pianificate e delle grandi iniziative industriali e urbanistiche statali (cattedrali nel deserto) del secolo scorso la dice lunga sull’efficacia delle gerarchie nell’affrontare i grandi problemi. Il successo del capitalismo la dice lunga sulla forza degli interessi singoli e sulla potenza dell'approccio "dal basso" in termini di flessibilità e adattamento alla realtà: la scommessa è di riuscire a coordinare gli interessi singoli in un ottica di obiettivi superiori e di bene collettivo, ragionando a livelli.

Con tutto ciò non si vuole proporre l’abbattimento delle gerarchie tout court. Siamo in un campo di ricerca, in cui è necessario procedere, come già detto, a piccoli passi e con grande cautela. Quello che si vuole proporre è di affiancare progressivamente le gerarchie con nuove forme di cooperazione dinamicamente basate sui processi di comunicazione e non staticamente sulle strutture organizzative, ben sperimentate in altri campi del sapere umano (cross fertilization), e con continue verifiche passo passo dei progressi raggiunti e dei costi – in senso lato - sostenuti.

Si può probabilmente affermare che la gerarchia è la struttura più efficace ed efficiente in un mondo a “banda stretta”, dove forti sono i limiti alla comunicazione alla pari tra individui. Ora tali limiti non esistono più, e consentono modi di comunicazione alla pari che, purché regolamentati da metodi e forme organizzative “leggere”, possono risultare particolarmente efficaci ed efficienti. Forse fino a rendere obsolete al limite del ridicolo strutture tipiche degli stati e dei partiti quali quelle basati, ad esempio, sulla territorialità. Perché un cittadino di Rivoli per arrivare alla formalizzazione di una opinione condivisa con un abitante di Palmi debba risalire e ridiscendere come un macaco di 3 livelli un albero gerarchico, ed essere mediato da 3 livelli di burocrati, non trova evidentemente risposta in un mondo a banda larga, se non nella difesa che i burocrati stessi operano dei privilegi di potere ed economici che derivano dalla loro posizione. I corvi della politica si annidano infatti tra i rami della gerarchia. I burocrati non sono più media di comunicazione, ma rimangono lì ad introdurre rumore e interesse privato: ma non sono più tecnicamente necessari. Rimangono lì, con costi elevati a carico della comunità.

 

Le RDC non dovrebbero quindi proporre grandi visioni come, ad esempio, un programma politico completo, ma piuttosto dovrebbero essere usate come strumento per affrontare in modo verticale determinati temi che si ritengono importanti e comunque preliminari a grandi obiettivi, come quello relativo ad una ordinata vita politica nazionale. Come il metodo induttivo nella scienza, piuttosto che ambire subito a definizioni generali e omnicomprensive, esse tendono a porre principi specifici sulla base della quali tali regole e definizioni generali possano derivare. Questo metodo di fatto tende a privilegiare un approccio “dal basso verso l’alto (bottom up)”, o “dalla periferia verso il centro”, e fa appello alla cosiddetta “saggezza della folla” – pur con tutte le questioni derivanti dal ruolo delle avanguardie - , rispetto al metodo “dall’alto verso il basso (top-down)” che prevede metodologicamente la stesura preliminare di massimi sistemi per proporli ad una base passiva, non preparata e scarsamente motivata, per una loro approvazione tramite emendamenti gestiti in assemblee a più livelli.

Ogni proposta riguarda quindi argomenti specifici ben dominabili nella loro formulazione e dotati di concreta immediatezza. Ogni proposta viene formulata sotto forma di “Richiesta di Commenti” tramite articoli pubblicati su Lo Sbavaglio secondo le norme consuete. L’insieme dei commenti viene analizzato da un Comitato di Redazione (la cui struttura e funzionamento può essere definito da una specifica RDC) che ne propone, come tecnica di gestione di conflitti, una forma sottoponibile al voto tramite alternative semplici. Queste vengono sottoposte al giudizio dell’Assemblea dei Registrati tramite sondaggio elettronico su Lo Sbavaglio. I risultati producono una nuova versione della RDC sotto esame e la sua pubblicazione fino alla formulazione definitiva.

 

Per arrivare al merito, questa RDC propone la formulazione di un Manifesto Politico dei Registrati allo Sbavaglio basato preliminarmente sui seguenti punti, estratti in base ai commenti in calce all’articolo “le finanze di SEL”:

  1. Revisione dell’art. 49 della Costituzione Italiana nella forma proposta dalla Commissione Bicamerale del 1983: “Tutti i cittadini hanno diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con strutture e metodi democratici, a determinare la politica nazionale. La legge disciplina il finanziamento dei partiti, con riguardo alle loro organizzazioni centrali e periferiche e prevede le procedure atte ad assicurare la trasparenza ed il pubblico controllo del loro stato patrimoniale e delle loro fonti di finanziamento. La legge detta altresì disposizioni dirette a garantire la partecipazione degli iscritti a tutte le fasi di formazione della volontà politica dei partiti, compresa la designazione dei candidati alle elezioni, il rispetto delle norme statutarie, la tutela delle minoranze”.
  2. I bilanci tengono conto di tutte le entrate (ad es. comprendono i finanziamenti ai gruppi parlamentari e quelli regionali anche indiretti come personale al servizio, macchine, sedi etc) e tengono conto di tutte le uscite, senza franchigie, limitazioni o eccezioni.
  3. I bilanci sono certificati da terze parti indipendenti. Bilanci infedeli provocano le stesse conseguenze penali e civili come nel caso di quelli aziendali e sanzioni sul piano dei finanziamenti
  4. I partiti sono organizzazione etiche e non ammettono al loro interno violazioni della legge, in particolare nel campo del Diritto del Lavoro
  5. Le forme di trasparenza e di comando e controllo (governo) dei partiti si basano largamente sulla rete: ogni sito o rete sociale relativo ad una certa organizzazione dichiara chi sono i membri del suo Comitato di Redazione e indica i modi per comunicare con loro; la verifica delle azioni e delle decisioni dell’organizzazione e la formulazione di opinioni condivise, anche in relazione alla struttura che l’organizzazione si dà, sono portate avanti mediante mezzi sociali di comunicazione pubblica su base internet. Tutto ciò amplia anche la platea di coloro che per motivi personali non possono o non vogliono partecipare alle riunioni tradizionali in cui è richiesta la presenza fisica, aumentando il grado di democraticità e trasparenza dell’organizzazione: nonostante ciò, queste forme di aggregazione e comunicazione basate sulla rete non sostituiscono le forme tradizionali di riunione e comunicazione, ma le affiancano. Queste ultime però devono produrre verbali e risultati disponibili in rete e pubblicamente verificabili e discutibili. L’approvazione ultima si raggiunge solo dopo il passaggio in rete.
  6. Attribuzione delle retribuzioni per incarichi pubblici (inclusi quelli delle partecipate pubbliche) armonizzate con la media delle retribuzioni dell’industria e dei servizi italiani ad equivalenza di responsabilità e di impegno personale. In ogni caso tale retribuzione non può superare le media europea a parità di incarico, inclusi tutti i “fringe benefit”. Per quanto generico, questo indirizzo cerca di porre limiti all’indecente livello delle retribuzione per incarichi pubblici in Italia: riconosce nel contempo dignitose forme di retribuzione per impedire che solo i ricchi possano fare politica ma tende a limitare il fenomeno del carrierismo politico per fini puramente economici. Ci si attende inoltre che all’interno dei partiti, nelle forme definite dall’art. 49 rivisto della Costituzione, e in funzione della sensibilità e cultura politica del partito stesso, possano esistere altre forme di limitazione delle retribuzioni mirate all’autofinanziamento del partito stesso.
  7. A partire da ciò va favorita ogni possibile azione per limitare i costi della politica, per aumentarne efficacia ed efficienza al fine di contribuire per quanto possibile allo sviluppo economico del bene comune  tramite diminuzione della tassazione, senza sacrificio ma anzi con sviluppo dei servizi sociali universali
  8. Sospensione da qualunque attività pubblica di qualsiasi politico rinviato a giudizio, con la possibilità, naturalmente di risarcimento adeguato se ritenuto innocente al terzo grado di giudizio; esclusione definitiva di chiunque sia stato condannato in Cassazione per qualunque reato penale o civile
  9. Limitazione dell’attività politica, ad ogni livello, ad un massimo di due mandati;
  10. Incompatibilità tra attività pubblica e privata durante il mandato, a meno degli amministratori di comuni medio - piccoli che, probabilmente, non potrebbero vivere del solo compenso riservato alla funzione politica che svolgono.
  11. Ogni Registrato alla Sbavaglio che fa proprio questo manifesto lo diffonde all’interno dell’organizzazione di appartenenza e militanza politica, conscio che i suoi contenuti rivoluzionari lo porteranno, con tale organizzazione, in conflitto.
Ultimo aggiornamento Domenica 18 Marzo 2012 13:23  

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