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Perché Vendola sbaglia sul governo Monti

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Il leader di Sinistra Ecologia Libertà (SEL), dopo aver oscillato nella sua valutazione sul governo Monti, quando era ancora in gestazione, ora, dopo la fiducia ottenuta da questi in Parlamento, sembra  assestarsi su di un giudizio decisamente critico, a quanto pare più seguendo che anticipando la rigida posizione della FIOM. Dice infatti Vendola che "Il discorso del presidente del Consiglio ci è piaciuto per lo stile [..] ma è più conservatore che tecnico [..] in linea di continuità (con il recente passato) [..] non é apparso all'altezza della drammaticità di questa fase, non è stato in grado di evocare l'Italia reale, che sprofonda nel fango e nella povertà".

Questo giudizio lascia intendere che il leader SEL, qualora si fosse trovato nella condizione di votare la fiducia al nuovo esecutivo, l’avrebbe negata. Ecco perché non sono d’accordo.

Non condivido questa posizione perché, pur evocandola, Vendola non sembra aver capito bene la drammaticità della situazione attuale. Può darsi che la sottovalutazione del rischio sia dovuta a un’errata comparazione con passate situazioni di emergenza, come ad esempio quella che si trovò ad affrontare Amato nel 1992. Ma allora avevamo una valuta, la lira, sulla quale esercitavamo piena sovranità e il debito pubblico, assai più dell’oggi, Vendolaera collocato all’interno dei confini nazionali. Se lo Stato italiano non riuscisse nei prossimi mesi a finanziare il proprio fabbisogno di cassa con l’emissione di titoli del debito pubblico allora si avrebbe: l’impossibilità del Tesoro di rimborsare i propri creditori tra i quali figurano, oltre ai fornitori di beni e servizi pubblici, le molte migliaia di dipendenti del pubblico impiego, dagli operatori scolastici a quelli sanitari, dalle forze dell’ordine all’esercito. Le banche, poi, travolte dalla svalutazione dei titoli pubblici di cui hanno gonfi i portafogli non potrebbero più garantire la liquidità dei conti e dei depositi degli italiani. A questo punto trionferebbe il caos più totale - stavolta sì con sospensione effettiva della democrazia - che renderebbe quasi inevitabile l’intervento di poteri autoritari in grado di condurre il Paese verso la normalizzazione, l’abbandono dell’euro, la svalutazione del debito. Si verrebbero conseguentemente a bruciare milioni di posti di lavoro e buona parte dei risparmi degli italiani. Questo è lo scenario, del resto, sul quale poggia lo stesso tentativo di Monti; se dovesse malauguratamente fallire sappiamo perciò a cosa andremmo incontro.


Non c’è certo tempo per realizzare una società nuova, non c’è tempo per sottrarsi al mercato, senza pagare un costo intollerabilmente alto e, sicuramente, non accettabile per la maggioranza degli italiani. Hic et nunc, come si diceva un tempo, dobbiamo curare la ferita con i rimedi di cui disponiamo. Ci sono importanti misure economiche che vanno nella direzione di una maggiore equità sociale - lotta all’evasione fiscale, tassazione dei grandi patrimoni, redistribuzione del carico fiscale, riduzione dei costi della politica – che possono essere sostenute e sulle quali è presto per giudicare l’operato di Monti.n potrebbero più garantire la liquidità dei conti e dei depositi degli italiani.

Meglio perciò “esser in partita” e provarsi a “governare la complessità” come sollecitava lo stesso Vendola al congresso fondativo di SEL nell’ottobre del 2010, quando le primarie nel centro-sinistra e la sua stessa partecipazione con effettive possibilità di vittoria sembravano imminenti.

Se poi così non fosse, vale a dire se Vendola fosse del tutto consapevole della gravità del momento e volesse lucrare, esattamente come vorrebbe fare la Lega Nord, sul malcontento popolare, allora penso che il calcolo, oltre che grossolano e sbagliato, sarebbe demagogico e irresponsabile; in questo caso il mio dissenso non potrebbe che essere ancora più grave e profondo.

Ultimo aggiornamento Domenica 20 Novembre 2011 11:05  

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