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I 100 punti di Renzi – Una modesta analisi

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Nella situazione in cui ci troviamo oggi, provare a discutere dei 100 punti definiti durante il “big bang” tenuto alla Leopolda può apparire anacronistico: contano  molto di più,  purtroppo, i punti di spread fra i BTP italiani ed i BUND tedeschi! La priorità, in questo momento, è quella di sopravvivere ed un grosso passo avanti si potrebbe ottenere se, finalmente, ESSO si togliesse dai cabasisi e decidesse di svernare definitivamente ad Antigua o in una qualunque delle altre ville che gli appartengono. Non sono troppo fiducioso, in tal senso.

Una considerazione di carattere generale: ogni singola proposta che determini una contropartita economica andrebbe quantificata in termini contabili, indicando il valore del costo o del risparmio. Solo così sarebbe possibile verificare la compatibilità tra le uscite e le entrate e capire se, nel complesso, il bilancio sta in piedi o meno. Anch’io nutro una naturale antipatia (preconcetta?!?) per Matteo Renzi e non ho riscontrato nulla di davvero innovativo nel documento in questione. Mi trovo, però, stranamente d’accordo con Pino Ippolito sul fatto  che valga la pena rifletterci sopra ed analizzarlo con attenzione. Ci provo, almeno per le proposte che mi suscitano qualche perplessità o che più mi interessano. Chi non avesse ancora letto i 100 punti può fare un click qui.

 

2) Le elezioni diano potere ai cittadini non ai segretari di partito. I collegi uninominali prevedono, per definizione, che ciascun partito o coalizione presentino il nome di un singolo candidato. Chi sceglie il candidato? Le segreterie dei Partiti, a meno che non venga introdotto l’obbligo di elezioni primarie che consentano ai cittadini di decidere, PRIMA, il potenziale eletto.

3) La politica non sia la via breve per avere privilegi e una buona pensione. La questione è decisamente più complicata, non basta affrontarla utilizzando solo la demagogia. Chi si dedica alla politica, ricoprendo  incarichi elettivi, DOVREBBE occuparsi solo di questo senza esercitare, in contemporanea, la propria libera professione (AVVOCATI, IMPRENDITORI, COMMERCIALISTI, ecc.) che può determinare un conflitto con gli interessi generali. Occorre, però, evitare che coloro che si occupano di politica siano solo persone economicamente facoltose e facilitare il rientro al lavoro di tutti quelli che siano stati eletti in Parlamento (o nelle Amministrazioni local, a tempo pieno) e abbiano svolto questa funzione, ad esempio, per 5 anni. Lavoratori impegnati in aziende private – ma anche liberi professionisti – che riprendano la loro precedente attività dopo 5 anni sarebbero fortemente penalizzati da un’assenza così lunga, in un mondo che cambia tanto rapidamente. Dunque, a mio parere, una partecipazione al servizio della comunità non dovrebbe determinare TUTTI gli attuali privilegi ma non può risultare neppure eccessivamente penalizzante per coloro che intendono operare tale scelta.

5) Abolizione delle province. Ovviamente non si possono licenziare, in blocco, i lavoratori presenti in questi enti pubblici. Il risparmio, dunque, andrebbe calcolato in funzione del numero di politici che, oggi, percepiscono un compenso in quanto presidenti o consiglieri provinciali (con annessi e connessi) e della diversa attribuzione delle responsabilità al momento in carico alle province. Ho l’impressione che la potenziale riduzione dei costi sarebbe drasticamente ridimensionata, anche se si potrebbero ottenere notevoli benefici indiretti dallo snellimento burocratico conseguente.

7) I partiti organizzino la democrazia, non siano enti pubblici. Attenzione anche su questo punto: evitiamo che nascano di nuovo fenomeni come Forza Italia solo perché qualche miliardario decide di spendere un po’ di soldi per crearsi un partito privato, a suo esclusivo uso e consumo.

11) Meno poltrone, più efficienza. Va bene privatizzare ma occorre specificare cosa e come. La gestione dei “beni comuni” – a partire dall’acqua, visto che si è vinto perfino un referendum – deve restare SEMPRE E COMUNQUE  pubblica o sotto il controllo pubblico.

13) Eliminiamo la classe politica corrotta. Lo strumento è una amnistia condizionata. Non vedo motivo alcuno per amnistiare un corrotto, purché prometta di “non farlo più”! Qualunque condannato, anche solo in primo grado e per qualsiasi reato, non dovrebbe ricoprire alcuna carica pubblica fino a quando non si arrivi ad un’assoluzione definitiva.

18) Portare il rapporto debito/Pil al 100% in 3 anni. Utilizzare valori percentuali è, aritmeticamente, una minchiata. Poiché si utilizza un rapporto, non ha senso basarsi solo sui tagli (tornano, troppo genericamente, le privatizzazione di imprese pubbliche e di municipalizzate) ma si deve necessariamente tenere in considerazione il denominatore della frazione (il famigerato PIL della minchia!). L’imposta sui grandi patrimoni è fondamentale e deve essere applicata non “una tantum” ma in modo continuativo (3, 5 anni), se non addirittura permanente. Si otterrebbe, in tal modo, un riequilibrio dei redditi tra i più poveri ed i più ricchi, come auspicato da Ippolito nel suo articolo. Recuperare dai 100 ai 400 miliardi di euro – ci sono, naturalmente, conteggi molto diversi in proposito – consentirebbe un significativo abbattimento del debito e la disponibilità di risorse per gli interventi economici più urgenti (tasse, scuola, investimenti, incentivi, ecc.).

19) Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni. Mi convince il principio, molto meno le modalità. Cosa vuol dire “accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti”? Ed “eliminare le pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni”?. Persone  espulse, loro malgrado, dal mondo del lavoro tra i 50 ed i 60 anni, dovrebbero sopravvivere fino a 67 senza reddito alcuno, ottenendo poi una pensione con metodo contributivo, inesorabilmente basso a causa dei relativamente pochi anni di versamenti? Questo è un argomento che può – e probabilmente DEVE essere affrontato – non in modo isolato ma in un contesto complessivo di rivisitazione dell’intera struttura del welfare.

20) Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni. Semplifichiamo: si stabilisca un valore massimo di assegno pensionistico mensile erogabile a chiunque.

21) Una rivoluzione copernicana per il fisco. È vero che non si entra nel merito – cosa complicata, del resto, in un documento di questo genere. Ma mi sembra che si riportino alcune delle analoghe indicazioni presenti nell’articolo di Ippolito (concreta lotta alla evasione ed elusione fiscale, il trasferimento di una parte almeno del carico fiscale dal lavoro dipendente a quello autonomo e ai redditi da capitale), poiché si ritiene indispensabile “ridurre la pressione sul reddito personale e sulle imprese e accrescerla sugli immobili e sulle rendite finanziarie”. Trovo convincente un’affermazione dell’ex “vampiro” Vincenzo Visco (vice ministro dell'Economia con delega alle Finanze dal 2006 al 2008), secondo il quale “il problema di ridurre drasticamente l’evasione fiscale non è tecnico, ma politico”. L’introduzione della tassazione sulle transazioni finanziarie, poi, è un’ottima proposta nonostante il fatto – come evidenzia Ippolito – che sia “inapplicabile in un sol paese”. Mi pare che nel corso del G20 di Cannes, USA e UE si siano dichiarati d’accordo sulla “tobin tax”.

22) Abolizione dell’IRAP; 23) Uscire dal sommerso. Ridurre l’aliquota dell’IRES. Quantifichiamo, per favore, e verifichiamo se esistono coperture adeguate.

29) Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie. Sarò prevenuto, ma ho sempre considerato le assicurazioni  private come associazioni a delinquere legalizzate. Un po’ come le banche, del resto … Basta ricordare  il modo in cui, in Italia, le compagnie assicurative gestiscono la “Responsabilità Civile Autoveicoli”.

31) Mettere in competizione il pubblico con il pubblico. È proprio necessaria la competizione per garantire la qualità dei servizi? Mi sembra la ricetta di un liberismo eccessivo, alla quale preferirei la garanzia di uno standard minimo di qualità che, se non raggiunto, determini un cambiamento immediato dei responsabili.

33) Dirigenti a termine nelle aziende pubbliche. Non è affatto vero che “nelle aziende private i contratti dei dirigenti non sono mai a tempo indeterminato, vanno solitamente da tre a cinque anni e ogni conferma presuppone una verifica positiva”. È vero, invece, che ogni dirigente privato può essere licenziato da un giorno all’altro, sia pure con alcune garanzie da rispettare. Applichiamo lo stesso criterio al pubblico, senza introdurre contratti a termine con durata predefinita.

34) Mezzogiorno: investire solo sullo sviluppo. Nonostante condivida la constatazione che nel Sud sia presente “un sistema di economia assistita quasi esclusivamente pubblica e parassitaria”, non capisco perché questa proposta debba riguardare solo il Mezzogiorno e non sia, invece, da applicare sempre e comunque, a prescindere dalla geografia.

35) Superare il precariato attraverso il contratto unico a tutele progressive; 36) Riformare gli ammortizzatori sociali; 37) I contratti aziendali contro i salari poveri. Sono tutti punti da definire INSIEME al problema delle pensioni, nell’ambito di una più generale riforma del welfare.

40) Completa riorganizzazione della medicina sul territorio. Non capisco davvero cosa voglia dire “Abolizione dell'attuale ruolo del medico di medicina generale”.

44) Esternalizzare, ma non per pagare di più. Finora, in Italia, quasi tutte le esternalizzazioni hanno costituito il presupposto per un successivo licenziamento (o, al massimo, per creare nuova cassa integrazione e nuova mobilità). Nella sanità, in particolare, l’uso smodato ed improprio delle cooperative ha comportato una nuova ed accentuata forma di precariato. Invece che promuoverle, le esternalizzazioni andrebbero, a mio parere, verificate in modo molto più analitico e concesse solo con garanzie indubitabili di qualità minima del servizio fornito e di mantenimento dei diritti dei lavoratori.


46) Incentivi fiscali per contributi alla ricerca universitaria. Cosa vuol dire “Detrazione dalla base imponibile del 905 di quanto donato alle università …”?

51) Entri l’informatica nel tribunale. È già arrivata, in parte. Peccato che molti magistrati non sappiano cosa sia un PC e che neppure intendano provare ad impararlo. I soldi per il supporto tecnico, sia hardware che software, spesso non si trovano, con il paradosso di avere disponibile un potenziale tecnologico che non si è in grado di utilizzare.

53) Giustizia penale nei tempi giusti. Per la giustizia penale, forse si potrebbe intervenire più efficacemente riducendo da 3 a 2 i gradi di giudizio in caso di assoluzione dell’imputato nel primo processo, garantendo allo stesso gli attuali 3 gradi in caso di condanna. Nel contempo, però, sarebbe opportuno modificare la norma corrente secondo la quale, se l’appellante è il solo imputato, “… il giudice non può irrogare una pena più grave per specie o quantità, applicare una misura di sicurezza nuova o più grave, prosciogliere l'imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza appellata né revocare benefici, salva la facoltà, entro i limiti indicati nel comma 1, di dare al fatto una definizione giuridica più grave, purché non venga superata la competenza del giudice di primo grado …”. Una tale norma incoraggia COMUNQUE l’appello da parte di qualunque condannato in primo grado: non rischia assolutamente nulla, a meno dell’onorario del suo avvocato. La depenalizzazione dei VERI reati minori, inoltre, ridurrebbe di molto l’affollamento dei tribunali. La “certezza della pena”, infine, sarebbe indispensabile: migliaia di processi penali, non prescritti ma arrivati faticosamente a condanna definitiva, non determinano neppure un solo giorno di reclusione. La discriminante, ovviamente, è dovuta quasi sempre a motivi economici: chi può permettersi buoni avvocati difficilmente finirà in galera, a meno di non aver commesso reati davvero molto gravi.

55) Incentivi rinnovabili. Gli incentivi non devono riguardare l'installazione degli impianti di qualunque genere ma la loro effettiva produttività. Ci sono centinaia di torri eoliche installate e mai collegate alle rete elettrica: tipica peculiarità degli “investimenti all’italiana”.

59) Non auto blu, ma auto verdi. No alle auto blu, a quelle verdi, rosse o antracite se non per poche amministrazioni ed amministratori che ne abbiano reale necessità e le utilizzino adeguatamente. Al primo caso dimostrato di abuso si decade automaticamente dalla carica.

71) Scegliere le grandi opere che servono davvero. La linea ferroviaria ad alta velocità Torino - Lione è inclusa o esclusa?

73) Liberalizzazione del trasporto pubblico regionale. La politica delle Ferrovie dello Stato è ignobile ma il trasporto pubblico regionale non è fatto solo di treni. Preferirei che si affiancasse il privato, senza escludere il pubblico.

76) Premio ai laureati meritevoli da investire in formazione. Temo che con 2.000 euro non si possa affrontare seriamente un minimo di formazione post laurea, soprattutto all’estero.

83) Restituire prestigio e reddito agli insegnanti capaci. MAGARI!!! Ci aveva provato, in qualche modo, Luigi Berlinguer, Ministro dell’Istruzione durante il primo Governo Prodi, con il famoso “concorsone”. Ma come è possibile operare una valutazione senza sostenere un qualche tipo di esame, diretto o indiretto? La gran parte degli insegnanti italiani non voleva e non vuole essere valutata!

97) Far diventare legge il 5 per mille. E cambiare la regola perversa dell’otto per mille, evitando che i proventi finiscano comunque quasi tutti alla Chiesa Cattolica?

99) Servizio civile obbligatorio. Non vedo perché un servizio civile debba essere obbligatorio. Per fortuna in Italia il volontariato esiste ed è alimentato da un numero molto elevato di persone.

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Novembre 2011 08:58  

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