Lo Sbavaglio

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Qua non si campa d'aria

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A me spiace contrariare il mio amico compaesano e cantautore “Otello Profazio” ( Otello…lo sai che scherzo e dico così… quanto per dire, so bene come la pensi ) ma, non posso fare a meno di pensare che, purtroppo, qua d’aria….. ormai non si campa più. Perché non si può… non è più possibile.
Si muore di fame e di solitudine. Non viene più nessuno in Calabria, lo scenario calabro ormai, da un bel po’ di tempo è divenuto squallido…. non è più umanamente praticabile. E’ come in un film dove mancano gli attori perché son tutti morti stecchiti… e il film ancora continua. E non ci sono sopravvissuti, se non… qualche ultimo morente…ancora vivo, ma sicuramente per poco.

Lo Stato, a queste latitudini, è sin dall’inizio della nostra storia, da sempre, cioè… il grande assente…. sicuramente ingiustificato, ma, comunque,…sempre, regolarmente, assente. Ci ha abbandonati, armai, al nostro crudele destino.
Proprio oggi, con l’entrata in vigore dell’ultimo decreto, il famigerato decreto “ LACRIME E SANGUE “ che penalizza ancora una volta il Sud, in particolar modo, la Calabria, da sempre la regione più povera, sarebbe arrivata l’ora, a mio parere, di iniziare ad organizzarci, i calabresi tutti, per sferrare una vibrata protesta che possa arrivare fino a ROMA CAPITALE, ed anche oltre, magari, fino a raggiungere la VERDE PADANIA , le stanze del potere nelle quali farci sentire, esporre le ragioni del nostro eterno dissenso sul loro operato che va sempre a senso unico, in una unica direzione, quella di fare gli interessi del “ NORD “ a scapito del sud.
CALABRESI ORGANIZZIAMOCI!!!! E’ GIUNTA L’ORA. COSTORO CI FARANNO MORIRE - NON PERDIAMO ALTRO TEMPO.
Bisogna partire dal tema del lavoro. Del lavoro che non c’è, non per colpa dei calabresi. Di quel lavoro che oggi bisogna inventarsi necessariamente. E’ per la sopravvivenza.
ALLARME….ALLARME…….!!! ALLARME…. ANCORA.
In Calabria il lavoro, tutti lo sanno, è scarsissimo, sin dai tempi del Regno delle due Sicilie, e la questione meridionale, a distanza di quasi due secoli, non è stata ancora risolta. Vi è un Nord sempre più ricco ed un Sud sempre più povero.
Ve lo ricorderete oppure ne avrete, sicuramente, sentito parlare…. : “Imparate le lingue ed andate all’estero “ era con questo slogan di degasperiana memoria, che verso l’inizio degli anni sessanta, i rappresentanti governativi della ex DC, post fascista; “ La camicia non era più nera, ma il fascismo restava il padron “ cosi si cantava all’epoca, i democristiani si rivolgevano ai calabresi nei discorsi pubblici, nei comizi continuando a scroccar loro i “ voti” per assicurarsi il potere, quello da esercitare sempre e comunque “ pro domo proprio “e non certamente per il bene comune.
Erano i tempi della Democrazia Cristiana, erano i tempi dei furbi, degli imbroglioni, dei mafiosi … che gente quella!!! Oggi invece, quanto per cambiare…… ci ritroviamo le destre, i berlusconiani , i leghisti. E’ ancora la stessa musica. Nulla è cambiato ed così che ci hanno ridotti!! Siamo ormai all’osso, alla povertà più assoluta… alla miseria. Siamo un gradino più giù di… “ sudditi “.
MI DOMANDO COSA ANCORA ASPETTIAMO!!!!
Nutro la seria preoccupazione che in tutti questi anni, sia il governo centrale che i nostri governi locali, non abbiano “ volutamente” creato le condizioni idonee allo sviluppo del lavoro in Calabria.
Mantenere la Calabria e i calabresi in condizioni di povertà faceva e fa ancora parte, secondo me, di un disegno ben preciso degli addetti ai lavori, cioè, di coloro i quali oggi gestiscono in Italia ed anche altrove il potere economico. I capitalisti. I politici. La chiesa. La ndrangheta.
Secondo questi signori noi calabresi dovremmo continuare a rivestire il ruolo di “ sudditi “, perché è così che ci vogliono, senza diritti, sempre pronti a dire “ SIGNOR SI “ e magari anche “ COMANDI … vi procureremo tutti i voti che vorrete e quando vorrete ma, per favore, fateci lavorare, fateci sopravvivere!! “.
La Calabria resta ancora unicamente un serbatoio di voti per il potente di turno, sono pienamente d’accordo con il discorso del compagno Gustavo di qualche giorno fa.

Il ruolo di“ cittadino “ invece resta assegnato e svolto, sicuramente, dagli abitanti del nord Italia, magari anche da quelli i quali, emigrati da tempo dalla Calabria, e oggi hanno la fortuna di avere un posto di lavoro (cioè un reddito ), e si sono completamente integrati a tal punto che possono liberamente pensare di esprimere da “ cittadino “ e non da “ suddito “, da cittadino libero dunque, la propria opinione e magari anche credere che i loro compaesani, i quali vivono ancora in Calabria, siano un pochino vagabondi e che vogliono affermarsi non per merito ma solo secondo la tacita legge del più forte perché è questo il metodo ormai in uso in Calabria . Dico, ma questo metodo esiste solo in Calabria??? Ma la ndrangheta esiste solo in Calabria???? I truffaldini esistono solo in Calabria???
Già dall’anno 1973, quando da emigrato per ragioni di lavoro, risiedevo nella “ rossa” e ricca BOLOGNA, scoprii, sulla mia pelle , che purtroppo vi era nei confronti dei meridionali, da parte di quei nordici signori, i c.d. “pulentuni”, una sorta di pregiudizio. Ci consideravano esseri inferiori, come animali da circo equestre, e da inferiori ci trattavano. Per chi lo abbia già dimenticato, era l’epoca degli avvisi esposti sulle porte degli appartamenti : “ SI AFFITTA TRANNE AI MERIDIONALI “.
Certamente io non mi sono mai sentito un essere inferiore.
Dobbiamo batterci per lo sviluppo del lavoro in Calabria. Dobbiamo cercare di creare il lavoro in Calabria non vogliamo che i nostri figli vadano altrove a cercare lavoro come abbiamo fatto noi.
Dobbiamo interpellare strutture universitarie e chiunque si possa occuparsi di compiere quegli studi territoriali necessari per accertare le più convenienti forme di lavoro.
Dobbiamo insistere ed essere uniti e convinti che il lavoro anche in Calabria si può creare. Andiamoli a cercare personalmente questi potenti signori per dire che anche in Calabria si vuole e si pensa di creare il lavoro.
CONTINUERO’ A DIRE CHE DAL LAVORO BISOGNA PARTIRE perché io credo che solo attraverso il lavoro ( attraverso la realizzazione di un reddito ) il calabrese può diventare un cittadino e non rimanere “suddito”.
Credo che ogni struttura sociale si debba spendere in via principale per studiare in Calabria ogni possibile forma di lavoro.
E’ arrivata l’ora di uscire da questo interminabile tunnel.
Calabresi uniamoci!!!
Il 15 di agosto dell’anno 2011 Carmelo Garipoli

 

 

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