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Aspettando Pontida

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Per comprendere appieno il miserabile degrado nel quale versa, ormai da anni, la vita pubblica e politica italiana è sufficiente in queste ore respirare l’aria di attesa di 60 milioni di italiani verso le consuete, mirabolanti fesserie che arriveranno domani in diretta televisiva da Pontida. Non sappiamo ancora bene quali parole sconnesse riuscirà a farfugliare, sorretto all’occorrenza dal prode figlio Trota, quell’inesauribile e grottesco guitto dell’Umberto, ma fin d’ora tremano i palazzi del potere e un paese intero è in ansia!

 

 

Ecco come nell’arco di vent’anni quello che era uno dei tanti casciaball che vivono all’ombra del biliardo nei bar della sterminata periferia lombarda si è trasformato nell’oracolo più atteso dalla nazione. Dalle sue parole, meglio dai suoi grugniti, dalla sua popolana gestualità e dalle sue enormi, incredibili balle dispensate a piene mani (come quella dei milioni di bergamaschi pronti ad accorrere a un suo fischio in armi!) dipende la sorta del governo e, quindi, della legislatura.

 

Basterebbe questo per provare un senso di impotenza e, insieme, di struggente pietà per questo nostro disgraziato paese se non ci si mettesse di mezzo anche il leader del principale partito d’opposizione a sparar cazzate (chiedo scuso per l’uso del latino). Bersani apre alla Lega invitandola a “cambiar strada” che sembrerebbe voler significare nient’altro che cambiare alleanze, salvo poi – dopo qualche levata di scudi tra le quali quella del concorrente numero uno alle primarie prossime venture - correggere il tiro interpretando autenticamente la sua uscita come una “sfida”. Una sfida? Una sfida a che, Bersani? A calciobalilla o all’assopigliatutto? Vorrei ricordare a Bersani che la Lega è un movimento xenofobo e razzista e solo per questa elementare ragione non c’è spazio per nessun gioco in comune. Senza contare che la consultazione referendaria e prima ancora la tornata elettorale delle amministrative hanno ampiamente dimostrato che la sinistra recupera consensi se, alla buon'ora, smette di fare il verso alle destre e occupa lo spazio delle idee e dei valori che le è proprio.

“Fortunatamente” il leader del PD chiarisce infine ogni equivoco con questa sognante dichiarazione resa nel capoluogo ligure: "E' arrivato il momento di togliersi qualche sassolino: mi chiedono sempre dove è il progetto? Ma questa domanda la fanno sempre e solo a noi! E io dico, non è che stiamo qui a pettinar le bambole, anzi, visto che siamo a Genova non siamo qui ad asciugare gli scogli".

Vi prego non ditemi che ce l'ho sempre con il PD.

Ultimo aggiornamento Sabato 18 Giugno 2011 22:21  

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