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Una grande vittoria

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Infine ce l’abbiamo fatta. Questa volta è una vittoria piena, una vittoria della maturità e del desiderio di riscatto degli italiani, la prima vera prova che il centro destra non gode più del consenso della maggioranza nel Paese. Infatti le recenti elezioni amministrative, per quanto rilevanti, avevano coinvolto una parte degli italiani e fornivano, perciò, un dato necessariamente parziale. Ora non vi sono più dubbi: Berlusconi e i suoi alleati sono in minoranza. Lo sono perché i quesiti referendari sono tutt’altro che marginali sottoponendo a verifica questioni che l’esecutivo ha da sempre ritenuto di prioritaria importanza, la cessione di attività pubbliche a privati, la politica energetica nazionale, il binario privilegiato in giustizia per il presidente del consiglio dei ministri.

 

 

Un risultato che, tuttavia, nessun partito farebbe bene a intestarsi. Non può farlo il PD per l’ambiguità di certe posizioni, per le dichiarazioni di qualche suo esponente, per la iniziale tiepida accoglienza della campagna referendaria e per aver in passato non poco contribuito alla creazione e alla crescita del mito del privato. Non l’IdV perché non sono suoi i quesiti sull’acqua che, forse, ancor più di quello sul nucleare hanno determinato la grande partecipazione che possiamo oggi felicemente registrare e che è stata largamente determinata anche dall’esplicita adesione del mondo cattolico. Non SEL che non aveva promosso nessuno di quei referendum pur avendoli, fin da subito, fatti propri.

Nessuna delle forze di opposizione può appropriarsi di questo risultato soprattutto perché questa è una grande vittoria dei cittadini che è insieme un monito anche per i partiti del centro sinistra ai quali si chiede una chiara proposta di  governo alternativa al berlusconismo morente. Deve farlo il maggior partito d’opposizione che da mesi annuncia, invano, qualche punto di programma. Ma non per questo ne sono esentate, come si potrebbe pensare, le altre forze del centro sinistra. Si trovi, infine, il coraggio di dire agli italiani come si intende usare il consenso che Berlusconi perde e la sinistra, ancora immeritatamente, si ritrova.

 

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