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Subito dopo la festa

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Lo speravamo da mesi, lo sussurravamo da qualche giorno e ora, infine, possiamo anche urlarlo: la destra perde nel Paese e non è più maggioranza, la lunga stagione del berlusconismo è ai titoli di coda!

A Milano come a Napoli, a Cagliari come a Trieste, persino nella lombarda propaggine piemontese di Novara, la destra si scopre minoranza. Il voto, il giudizio è pressoché unanime, ha una forte valenza nazionale e alle ragioni di malcontento per le amministrazioni locali si sono sommate con plastica evidenza le ragioni della sfiducia che una parte oramai maggioritaria degli italiani hanno maturato per l’esperienza di governo più che decennale di Berlusconi, ridotto a miserevole e tragico guitto della politica italiana. Ogni città conquistata o confermata al centro sinistra meriterebbe una riflessione che non sfugga alla valutazione delle sue locali peculiarità, ma è possibile trarre da questo voto anche qualche indicazione di validità generale.

 

 

 

La prima è che il centrosinistra vince soprattutto quando gioca a sinistra, quando la sua politica o le aspettative che i suoi candidati suscitano mostrano una reale volontà di rottura con il passato e appaiono in linea di sostanziale discontinuità con il governo nazionale di centrodestra. Da queste elezioni, “diciamolo”, esce sconfitto il “dalemismo”, quell’ostinata politica di rincorsa al centro che peraltro pare assai ridimensionato dalle scelte degli elettori. Il centrosinistra, mi piacerebbe dire la sinistra, vince quando marca la sua differenza, sul piano dei valori e su quello concreto dei progetti, con il centro e con la destra. Si può davvero farla finita di fare conti con le percentuali e i voti per ispirare una linea politica. Gli italiani hanno mostrato di saper apprezzare, laddove è stata offerta, la proposta di cambiamento.

 

La seconda è che il cambiamento è soprattutto nel volto nuovo dei sindaci. Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, Zedda a Cagliari, per citare i casi più clamorosi, vincono perché appaiono e sono più espressioni della cosiddetta società civile che uomini degli apparati e dei partiti. I partiti, tutti, sono oggi piuttosto screditati e il loro appeal assai scarso, incapaci, come sono stati sin qui, di indicare con semplicità e chiarezza il contenuto dei loro programmi, la soluzione ai tanti problemi dell’attualità nazionale. Da mesi il leader del principale partito di opposizione annuncia la comunicazione di un piano in pochi punti per lanciare la sfida al centrodestra e candidarsi a governare l’Italia. Cosa aspettano tutte, insieme, le forze dell’opposizione a elaborare un programma di governo e a indicare un leader per la coalizione? Le elezioni possono essere alle porte, se e quando lo deciderà Bossi o se e quando il PdL imploderà nella guerra di successione, ma la sinistra è ferma, pietrificata nelle sue dispute tra piccoli satrapi di provincia. Oggi festeggiamo pure la vittoria, ma domani mettiamoci subito al lavoro e in cammino per ridare speranza a questo nostro Paese in un futuro di giustizia sociale e di libertà.

 

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