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Prima la Costituzione, poi le elezioni

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Mi vado sempre più convincendo che l’assenza o la timida richiesta di elezioni da parte dei politici di centro-sinistra (Vendola compreso), racchiudano, tra le altre cose, il senso della carenza di contenuti politici dell’opposizione.

Tale difetto, come appare in superficie derivare dalla fondata diffidenza verso una nuova competizione elettorale, rivela, a mio avviso, ben altra lacuna di ordine logico, una incoerenza di fondo, un discorso che non torna.

 

 

Incalzato dalle inchieste giudiziarie, il premier formalizza la sua sfida ai poteri dello Stato, chiedendo addirittura un incontro ufficiale a Napolitano.

Bersani taccia il suo comportamento come “eversivo”. Il livello dello scontro tra le coalizioni sta toccando la sua punta massima e coinvolge più o meno sorprendentemente l’intero blocco di centrodestra, compatto nella lettura eversiva del nostro ordinamento istituzionale attraverso una difesa del suo leader dai toni e contenuti viepiù sfrontati e menzogneri.

Il messaggio a tutto tondo, la consolidata parola d’ordine del centrodestra è la “sovranità popolare”,  che consente al presidente del consiglio, in primis, di ritenersi svincolato dalla magistratura, anche costituzionale, e dal Parlamento stesso.

Nelle parole della Santanchè di oggi, riportate dai telegiornali, la misura della estremizzazione eversiva in atto: “la sovranità appartiene al popolo” (articolo 1 della Costituzione), urla, omettendo di aggiungere: “…che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Un divario ormai incolmabile tra concezioni dello Stato e della democrazia che impone una sola chiave di lettura degli avvenimenti politici attuali, non essendo un caso che il fattore elezioni appaia così debole ed imbarazzante per il centrosinistra: la difesa della Costituzione.

E’ incredibile che il cavaliere, chiedendo l’incontro con il Presidente della Repubblica, dia, praticamente, un ulteriore smacco al centrosinistra, giocando spudoratamente ma sempre abilmente d’anticipo su un terreno che da tempo avrebbe dovuto percorrere tutto il suo opposto schieramento: andare, appunto, dal capo dello Stato per sollevare le stesse questioni che lui ha evidente intenzione di sollevare, s’intende da angolazione diversa.

Quali conseguenze trae Bersani dall’avere constatato che il centrodestra è eversivo?

Qui l’arcano. Il centrosinistra deve ritrovare la strada della difesa della Costituzione, anteponendola al problema delle elezioni, che atteggiamenti così platealmente incerti rivelano essere, in queste condizioni di scontro aperto, un rischio che non può essere corso; né è da alcuna parte stabilito che le elezioni guariscano da ogni male, qual è oggi quello rappresentato da una coalizione che non riconosce le Istituzioni.

Riprendere, dunque, la linea Resistenziale, fonte di ogni legalità, difendere la Costituzione con passaggi istituzionali e con la mobilitazione popolare; rinviare la competizione elettorale, assicurando che avvenga a legge elettorale mutata ad opera di un governo di transizione.

Non è più una questione di toni.

 

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