Lo Sbavaglio

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L'analisi che manca

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Ebbene sì, ho perso la scommessa. Oggi primo del mese di febbraio pubblicamente ammetto di aver ceduto ad un ottimismo che non metteva in conto la capacità di reagire del cavaliere di Arcore, tanto più efficacemente quanto più si trovi ad un passo dall’essere disarcionato. Dobbiamo prendere atto che non è affidandosi ai suoi guai giudiziari e alla magistratura che potremo cacciare via Berlusconi da Palazzo Chigi (anche se questa residenza, tra le tante di cui dispone, mi pare quella meno praticata dal premier). E non è neppure dalle “cerchiobottiste” posizioni della gerarchia vaticana che potremo attenderci un passo indietro del Cavaliere.

 

 Per la semplice ragione che, come già è stato osservato, con un sol passo indietro Berlusconi cade nel precipizio del difetto di scudo giudiziario e della corsa alla premiership di Tremonti e di chissà quanti altri mandarini del centro-destra. Berlusconi resterà perciò aggrappato a Palazzo Chigi come un naufrago che disponga di quest’unica scialuppa per non farsi travolgere da acque sempre più tempestose.

Dobbiamo tuttavia interrogarci sulla natura di un’opposizione parlamentare che ha, almeno fin qui, affidato tutte le proprie chance di successo all’opera della magistratura e alla predicazione del Vaticano.

C’è anche tra noi chi, con ferma convinzione, è disposto a sostenere qualunque soluzione politica pur di sbarazzarsi una volta e, auspicabilmente, per sempre di Silvio Berlusconi senza tener conto che eventuali compromessi tra chi ha vinto e chi ha perso le elezioni aprono la strada, anzi l’allargano, al malcontento e alla sfiducia di una parte sempre più rilevante dell’opinione pubblica e, segnatamente, di quella parte della società italiana che guarda a sinistra. Com’è possibile trascurare o dimenticare che la linea di demarcazione tra la destra e la sinistra non passa (almeno non soltanto) per il diverso modo di spendere le notti ad Arcore?

Ora, infine, alcune delle tante ma tra le più autorevoli voci del principale partito di opposizione chiedono le elezioni anticipate. Per mesi questa richiesta, che sarebbe stata la più elementare e naturale per le opposizioni, non è stata avanzata per il supposto danno che ne sarebbe venuto all’economia e alla finanza italiana. Negli ultimi giorni pare che questa motivazione sia venuta meno, nonostante il costante e periodico rinnovo delle aste di titoli di stato. Anche i giornali vicini al Partito Democratico non ne fanno più cenno. Viene il sospetto che dietro alla rinuncia a chiedere con forza le elezioni anticipate si nascondessero altre ragioni. Svelarle oggi è un’analisi che può portarci vicini, molto vicini, alle ragioni della crisi della sinistra parlamentare in Italia.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Febbraio 2011 09:32  

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