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Un contratto per la mafia firmato fiat

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Che volete io resterò sempre contadino/metalmeccanico. Mi spiegarono a suo tempo, l’importanza di contrattare le prestazioni lavorative per conquistare la propria dignità di lavoratore e di individuo, e poi mi spiegarono che l’uomo non deve vivere solo di lavoro ma che il lavoro deve essere dignitoso e rispettato attraverso l’accesso alla cultura, alla pensione, ai diritti civili e sociali, alla libertà di pensiero fuori e dentro i posti di lavoro, che ogni uomo è uguale davanti alla legge e che tutti hanno diritto al lavoro.

Ma i benpensanti, i nostri governanti, e gli stessi dirigenti sindacali, in particolare quei sindacati che si sono battuti per il sì, i giornalisti, i media  si sono svenati per spiegarci che tutto veniva fatto per salvare il Paese e l’economia. E cosa c’entrano i lavoratori della Fiat?

 

 

Cosa c’entrano coloro che dalla catena di montaggio, alla verniciatura, alla carrozzeria, alla meccanica,  e se questo riguardasse solo la Fiat sarebbe meno grave ? Ma lo sviluppo del paese  interessa solo la Fiat, o tutta l’economia, del paese, le industrie, gli artigiani, commercianti, piccoli e grandi aziende, a tutto il paese in pratica. Occorreva quindi che all’interno di questa trattativa entrassero con la dovuta autorità il governo, le istituzioni regionali, provinciali comunali , del territorio e naturalmente i rappresentanti delle categorie,occorreva investire  tutto il paese per una operazione dalle caratteristiche che stanno sotto gli occhi di tutti. Niente di tutto questo. Assenza totale. Qui qualche critica alla C.G.I.L. sarebbe quanto meno opportuna, per la sua inefficace azione sul territorio e nel paese. Si sono volutamente lasciati soli i lavoratori una scelta scellerata si ma molta in parte voluta e preordinata e chi sottovaluta o minimizza quanto accaduto alla fiat o è complice, o sprovveduto, o peggio ancora ruffiano.

Anche i più sprovveduti sanno benissimo che un accordo Fiat,  fa scuola e diventa la via maestra per tutti gli industriali grandi, medi e piccoli, e non resterà certo un unico esempio nello scenario politico ed economico italiano. E’ vero rispetto al nuovo scenario internazionale, sicuramente le aziende non si attagliano più alla nuova “Economia” imposta dalla globalizzazione, la distribuzione delle commesse di lavoro, i loro processi di lavorazione, la nuova tecnologia, ha dato nuove e diverse possibilità al mondo del lavoro,di diversificare, i prodotti, la qualità, i processi di lavorazione, distribuzione l’organizzazione stessa per l’ accesso al credito delle banche, l’informatica stessa ha rivoluzionato il modo di concepire la vita  del mondo, e quindi dell’uomo. Nuove potenze economiche si stanno affacciando, sul mercato internazionale , paesi del terzo mondo stanno crescendo, dal sud America, al medio oriente, all’Africa. Tutto il mondo esige il diritto di crescere e svilupparsi, il vero problema che si pone è UNA DIVERSA DISTRUBUZIONE DELLA RICCHEZZA,  una diversa organizzazione, e concezione del lavoro, ma da qui a eliminare la democrazia e i diritti per condizioni di vita accettabili sul posto di lavoro,  dimostra che questo tipo di innesto e di puzzle non potrà mai convincere nessuno e tutto sommato non convince neppure coloro che hanno proposto questa soluzione, il problema è di altra natura, e l’obbiettivo è ideologico e politico una sorta di ritorno al passato, allo schiavismo e poco ci convincono le promesse presunte di un coinvolgimento dei lavoratori agli “utili” gestiti da chi? E come? E da chi contrattati in tal caso? E i nuovi progetti? I programmi gli investimenti chi li controlla? Tutti hanno diritto di accedere al benessere, alla cultura  ad una vita dignitosa. A questo intendono  accedere gli uomini che vogliono fare dei diritti umani il loro  cavallo di battaglia di civiltà.

Un modo fondamentale per inserirsi in processo sociale, di aderire alla emancipazione, alla civiltà, è quello di trattare la propria condizione, per poter scegliere il proprio futuro e quello dei propri figli. Senza questa possibilità di contrattazione, la condizione umana e del lavoratore degradano ad una condizione di autentica schiavitù, perché viene a mancare il giusto rapporto di equilibrio fra forza lavoro e capitale, attraverso la contrattazione del proprio salario  se ci ciò non viene garantito si allarga, il già ampio divario che esiste fra i poveri e i ricchi, quindi soluzione ovvia di tale scelta sono conflittualità e scontro sociale. Rimane inteso che saranno i più deboli a pagare ogni restrizione dei diritti in primo luogo del lavoro, e poi dei diritti e delle conquiste sui posti di lavoro, e badate bene le conquiste sui posti di lavoro non sono poca cosa. Dal punto  di vista della democrazia in fabbrica e sui posti di lavoro in genere. In ogni contrattazione alla fine devono tornare i conti ad entrambi i contraenti ma in questo caso come spesso accade a rimetterci sono soltanto i lavoratori, che concedono in termini di tempi di lavoro, riduzione delle soste per il riposo, per andare in bagno, ed in termini di danaro in quanto nonostante quanto viene affermato si aumentano le ore di lavoro concedendo ore straordinarie, pagate una miseria, aumenteranno , gli infortuni su lavoro, le malattie professionali, le depressioni, le malattie psicologici. E ancora si porranno problemi di diritto di sciopero, ogni lavoratore pagherà di persona ogni ribellione, ogni timido sussulto di protesta.  Significa che torna il padrone in calesse e  che decide su tutto e nulla contano le persone, i fatti, le cose, i problemi.

La questione reale è che, quel contratto è soprattutto ideologico/ politico, lo dimostra che nel caso in cui per qualche ragione  la Fiat non rispettasse questo accordo, visti gli impegni presi in riferimento agli investimenti, e quant’altro chi prenderà provvedimenti contro  Marchionne? Visto che non ha dato  nessuna garanzia. In realtà si voluto fare al governo un regalo, e cioè ad un governo della P.2 un contratto che si attagliasse agli adepti del grande oriente d’Italia alle sette segrete alle logge massoniche, che hanno fatto con le mafie fronte comune contro gli interessi dei lavoratori,  della democrazia, e della costituzione. Naturalmente sostenuto e foraggiato dai grandi industriali dalle banche, trust internazionali che si muovono nell’economia come masnadieri incontrollati e manovrati dai poteri mafiosi  internazionali ecco cosa c’è dietro questa nuova economia proposta e riproposta in maniera spudorata dal nostro governo e da tanti pseudo economisti ed  altri, e fra questi non a caso la Fiat, soprattutto quando non si vuole portare a conoscenza dell’opinione pubblica e in primo luogo dei lavoratori, dei programmi, dei progetti degli investimenti che comunque sono soldi nostri , dei cittadini prima di tutti. Vogliono legalizzare sui posti di lavoro la presenza mafiosa proprio attraverso questo tipo di contrattazione, e immaginiamola al sud, altro che progresso e lavoro. Non gridino quindi vittoria i sindacati di stato essi sono stati i primi sconfitti perché non hanno capito con chi hanno a che fare, e con che cosa hanno a che fare, e saranno i primi ad essere schiaffeggiati dai potenti, e come sempre faranno la fine dei vigliacchi, degli spioni, e dei lacchè brutta fine  quindi.  Per quanto ci riguarda, ci auguriamo che il loro iscritti comincino riflettere sulla necessità di fare un unico sindacato, che prima di parlare coi padroni parli con i lavoratori che subiscono la loro arroganza, la loro ignoranza ma soprattutto il loro potere che non intendono lasciare assieme ai soldi che incassano dai padroni per tenere gli opera nella ignoranza e sotto il tallone  dei potenti …

Chi sono io? Un metalmeccanico che da sempre vota NO ed un augurio che tutti ci dobbiamo fare e che in parlamento si torni a parlare del paese e dei lavoratori, in modo giusto, e vero . E comunque vada noi restiamo qui  a fianco dei metalmeccanici dei lavoratori, e del paese … che volete SIAMO LA FENICE

 

 

 

 

 

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