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Gli alberi e i feedback

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Nel linguaggio delle tecnologie si chiama retroazione (in inglese feedback) il segnale, spillato dall’uscita di un sistema, che viene, con segno contrario (feedback negativo), introdotto di nuovo in ingresso, in modo da stabilizzare il sistema in una posizione di equilibrio. La vita è tutta un feedback: ogni volta che muovo un muscolo, si attiva un muscolo contrario, che mi consente la precisione dei movimenti (il morbo di Parkinson è un problema di feedback); se il mio corpo ha caldo, comincia a sudare, il sudore evapora e il mio corpo si rinfresca. Lo stato di equilibrio con l’ambiente si chiama omeostasi, situazione assolutamente necessaria per la sopravvivenza di strutture complesse. Quando manca la omeostasi si muore, perché andiamo fuori equilibrio.

Al contrario di quello negativo il feedback positivo è disastroso, in quanto fa letteralmente esplodere i sistemi: un esempio? Provate da avvicinare un microfono all’altoparlante ad esso collegato tramite un amplificatore, e vedete che succede! Il riscaldamento globale a causa delle emissioni di gas serra è un altro esempio di fenomeno causato da feedback positivo, che rischia di portare la vita, come la conosciamo noi, fuori omeostasi con il pianeta Terra.

Voglio fare ancora un esempio di feedback negativo, che mi porta in un ambiente più adatto all’argomento di questo articolo: il cesso! La vaschetta del cesso è dotata di un mirabile marchingegno di feedback negativo: quando l’acqua raggiunge un certo livello, aziona un galleggiante che stoppa il flusso in ingresso, e la vaschetta non esonda; se l’ordigno si rompe, il cesso si allaga. Così va la vita. Ma attraverso il cesso giungiamo al punto: la politica. E’ noto che il problema dei dittatore consiste nel feedback positivo: si circondano di leccapiedi che invece di criticarli (feedback negativo) li elogiano di continuo (feedback positivo) fino a che il sistema si rompe. A volte i feedback positivi hanno nome e cognome: che so, Bondi, Gasparri, Minzolini, Cicchitto etc; in questo caso la speranza è che la baracca si rompa in fretta, ma senza fare troppi danni, se no sono cavoli amari.

Il meccanismo perverso del feedback positivo, o quanto meno della mancanza di feedback, è quasi sempre presente ove vi sia delega. E’ per questo che ce l’ho con le gerarchie: ogni livello gerarchico corrisponde ad un livello di delega, ma è spesso caratterizzato dalla assoluta mancanza di meccanismi originati dal basso che contrastino il potere personale, più o meno grande, che in quel locus viene a cristallizzarsi. Questa mancanza di feedback negativo ha un nome che tutti conoscono: opacità, che è l’esatto contrario di quella trasparenza da tutti auspicata.

Noi si potrebbe anche, dopo il lungo dibattito con il Direttorismo che ha appunto intrapreso per passione questa via di arrampicata per i rami della politica istituzionale, obtorto corto e nei casi dove veramente sia necessaria, sopportare la forma sociale gerarchica, a patto però, di una sua assoluta trasparenza. Come in una serra, io voglio vedere tutto quello che capita tra i rami e le foglie. Occorre, insomma, un albero informativo al contrario, che riporti fedelmente verso la base quello che succede sulla pianta del potere. In fondo, se ci pensate, wikileaks è come una alluvione che segue la rottura di una diga, che conteneva un bacino in cui la pressione era troppo alta, a causa di un mancanza di un regolare flusso di uscita. In realtà wikileaks è un evento catastrofico; esistono però modi molto più tranquilli per assicurare trasparenza tramite la tecnologia.

Forse non tutti lo sanno, ma il mondo è strapieno di dati pubblici; il problema è che non sono strutturati, o imprecisi o difficili da consultare. Non sono quindi informazioni, in quanto non facilmente fruibili. O, perlomeno, non sono informazioni politiche, in quanto non utilizzabili da tutti. Per fortuna esiste chi ha fatto missione della sua vita trasformare questi dati in informazioni, a disposizione di chiunque abbia un computer. La trasformazione avviene tramite algoritmi (programmi per computer) open source, il che vuol dire che sono liberamente ispezionabili e migliorabili da chiunque lo sappia fare, il che è ovviamente una grandissima garanzia di trasparenza, nel rispetto del metodo scientifico galileiano che vuole la replicabilità degli esperimenti ideati a sostegno di teorie scientifiche da parte di chiunque sia in grado di farlo.

Capita ad esempio che il ministero degli interni o la camera dei deputati rendano disponibili dati relativi a chi si candida ad incarichi politici e alle attività del parlamento, in forma non strutturata, criptica, e confusa.  Capita anche una organizzazione no-profit di esperti informatici, che Alan Turing li benedica, Openpolis, si sia posta il ghiribizzo di trasformare questi dati in informazioni. Il risultato: giudicate voi, e poi, se ritenete la cosa degna di nota, iscrivetevi alla comunità e date sostegno:

www.openpolis.it

www.openparlamento.it

Magari ora, la sera, per divertirvi, invece di guardare la TV, leggetevi le dichiarazioni di Mario Borghezio!

Si tratta di risultati presentati ieri, 3 dicembre, da Ettore Di Cesare all’annuale congresso Open Data organizzato da Top-IX l’Internet Exchange Point della Regione Piemonte, come risultato tecnico di notevole rilievo. Ora si capisce perché vado dicendo dico che l’uso appropriato della tecnologia è rivoluzionario? A proposito, sappiate che, se volte iscrivervi, la tessera della organizzazione no-profit Openpolis è un pezzo di plastica giustamente totalmente trasparente!

Ancora una cosa. Sempre in occasione dello stesso evento, si portava come esempio di assoluta opacità il tema delle cosiddette rappresentanze di potere; se non ho capito male, si tratta della forma in cui gruppi di interesse privato guidano la politica; sembra che nei bilanci di partito non esista una singola riga destinata alle donazioni, ad esempio, dell’industria. Queste in realtà viaggiano attraverso le fondazioni private dei politici, e costituiscono il modo attraverso cui, tanto per fare un esempio attuale, società che operano nel campo dell’energia sono in grado di controllare la politica estera di una nazione. Ecco cosa capita nei nodi della gerarchia di un partito. Chiari e traparente come il viso di un minatore di colore in una miniera di carbone! O, e preferite, per tornare alla metafora iniziale dello sciacquone, come il buco del sedere di Ludovico il Moro nel periodo più buio del medioevo italiano.

Ora l’appello finale: compagno Direttorissimo, potremmo inserire nella fabbrica di Nichi un programma di trasparenza sui partiti, sulla falsa riga di quanto fatto da Openpolis su chi ha incarichi politici, magari chiedendo aiuto proprio ad Openpolis stessa? Anzi, guarda, consideralo già fatto, questo articolo è una proposta di programma acciocchè tutti i partiti diventino omeostati con la società civile e non suoi parassiti! Il movimento della omeostasi! Il primo passo? Tutti i dati dei partiti devono essere pubblici: poi ci penserà Openpolis (speriamo) a produrre le informazioni necessarie!

Ultimo aggiornamento Martedì 16 Agosto 2011 09:51  

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