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La scommessa

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Qualche ora fa, conversando con un caro amico che è anche una delle migliori penne di questo giornale ed è sospettato di simpatie demokrat (provate a indovinare chi sia!), ho scommesso una pizza che entro la fine dell’anno questo governo e con esso la peggior iattura capitata all’Italia negli ultimi centocinquanta anni, seconda sola a quella che ci toccò subire con altro cavaliere, sarà finalmente a fine corsa. È una scommessa che rinnovo a voi tutti, soprattutto ai più sfiduciati e pessimisti.

Tramonta Silvio Berlusconi e la sua età è già da studiare e da approfondire sui libri di storia. Nessun Angelino Alfano o Gianni Letta potranno proseguirla o rinverdirla. L’unicum rappresentato dall’attuale Presidente del Consiglio è semplicemente irripetibile: una miscela di simpatia e arroganza, di prepotenza e savoir faire, di spregiudicatezza e conformismo, di narcisismo e benevolenza, di ricchezza materiale e povertà morale che non ha per fortuna eguali nel nostro Paese.

 

 

Cosa mi induce a tanto ottimismo? Senza dubbio la mia naturale indole ma anche alcuni non trascurabili fatti emersi nelle ultime settimane.

  1. Le difficoltà economiche del Paese e l’incapacità del governo ad affrontare la crisi dal lato delle iniziative di sviluppo sono costate a Berlusconi la perdita del consenso degli imprenditori (a questo bisogna aggiungere come aggravante la personale frizione con la leader di Confindustria Emma Marcegaglia).
  2. Il non più occultabile e, perciò, conclamato libertinaggio del premier cozza contro le più elementari regole di decenza cristiana che neppure le teorie del contesto, care a quella bell’anima di mons. Fisichella, possono ormai giustificare.
  3. La maggioranza parlamentare di centro-destra non c’è più e non potrà essere ricomposta se non rinunciando all’attuale Presidente del Consiglio (questa in sostanza la richiesta di Futuro e Libertà al PdL e alla Lega).

Presto o tardi Berlusconi ne dovrà prendere atto. Se già non l’ha fatto, è perché sa che le sue dimissioni non conducono affatto alle elezioni anticipate che oramai debbono sembrargli la sola possibile via di uscita. C’è in Parlamento una maggioranza robusta di deputati e di senatori che non intende sfidare la sorte delle urne per veder riconfermato, e in molti casi certo perduto, il proprio scranno a Montecitorio o a Palazzo Madama. Questa fiera maggioranza è disposta, si sa, a un governo tecnico o di transizione o di scopo, chiamatelo come vi pare, che abbia come mandato quello di traghettarli tutti sani e salvi sino alla fine della legislatura.

Questo governo è alle porte perché la crisi attuale non conduce ad altri sbocchi. La maggioranza che si andrà a formare è eterogenea e divisa su molte importanti questioni, in primo luogo sulle modalità di uscita dalla crisi economica. Almeno così spero perché ritengo che la ricetta del PD, che tuttavia non conosco, somigli poco a quella di FLI o dell’UDC.  La legge elettorale è certamente una priorità da affrontare, lo è per il Paese e fortunatamente lo è anche per la nuova maggioranza che andrà a insediarsi a Palazzo Chigi, perché è a tutti evidenti che se non si cambia il porcellum Berlusconi potrebbe sempre risorgere persino nel 2013 con desideri ancora tanto più infantili quanto più la sua età si fa senile. Conviene al centro-sinistra che non sembra in grado di raccogliere la maggioranza relativa dei consensi elettorali, conviene al terzo polo che sta nascendo per assicurarsi la golden share di qualunque governo, di centro-destra o di centro-sinistra. Conviene, occorre dirlo, anche a tutto il Paese per uscire definitivamente dalla lunga, oscura pagina del berlusconismo. Per questo io penso, in ottima compagnia, che il prossimo governo debba avere come unico punto di programma la riforma della legge elettorale. Poi dovrà toccare ancora a noi decidere da chi e come vogliamo essere governati.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Novembre 2010 19:09  

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