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Dal primo congesso di SEL

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Da Pino Ippolito, direttorissimo in trasferta e inviato speciale a Firenze:

"Il primo congresso di Sinistra Ecologia Libertà finisce là dove era cominciato, con una vibrante e lucidissima relazione di Vendola. Se venerdì mattina il leader di SEL aveva aperto il congresso parlando da candidato premier del centro sinistra, domenica, più o meno alla stessa ora, lo ha chiuso da premier in pectore. Ma andiamo con ordine.

 

 

Il teatro SaaschAll a Firenze, periferia sud della città, appare già venerdì troppo piccolo per contenere la folla di delegati - quasi millecinquecento da ogni provincia italiana - di troupe televisive, di iscritti e di simpatizzanti di SEL venuti, in primo luogo, ad ascoltare Vendola. Lui comincia in sordina, affabula con la sua “narrazione” sull’universo mondo, narra della fine di un’epoca, condanna senz’appello fondamentalismi e pedagogie autoritarie che hanno già prodotto immani tragedie nel Novecento. Il linguaggio è misurato, attento, mai così piano e comprensibile, mi pare (se si eccettua qualche superfetazione di troppo).

La crisi attuale, economica e finanziaria, è crisi di sistema, non può essere risolta se non si affrontano le cause che l’hanno prodotta. Ecco la centralità del lavoro che nell’era pre-moderna era merce di scambio e nella modernità è pietra angolare della civiltà e della democrazia. Non esistono leggi oggettive dell’economia che possano compromettere queste conquiste della civiltà umana. Non esistono compatibilità che possano limitare i diritti dei lavoratori, in primo luogo quella della dignità del lavoro. Una società senza lavoro è iniqua e autoritaria.

Accanto al lavoro, che non c’è e bisogna costruire, Vendola punta ancora su bellezza e cultura. Non la bellezza delle veline e del corpo mercificato delle donne, ma la bellezza dei sentimenti, delle passioni, della vita vissuta in pace e nel rispetto di tutti gli esseri viventi e del pianeta. E il sapere, come forma riscatto e fonte, esso stesso, di bellezza.

 La distinzione tra riformisti e radicali appare vecchia e priva di significato. Occorre affrontare ogni problema con serietà e competenza, dialogando a tutto campo con la sinistra e con il centro abbandonando ogni pregiudiziale nell’interesse del Paese.

 Si chiude, più o meno così, tra scroscianti applausi la relazione iniziale al Congresso. Un Vendola ecumenico, disponibile al dialogo con chiunque (o quasi) senza per questo abbandonare la visione del cambiamento sociale e del modello produttivo, la necessità di difendere senza armi la pace, l’affermazione della centralità del lavoro, della cultura, della bellezza.

Tra il primo e il secondo Vendola due giorni di dibattito ricco di interventi di grande valore. C’è il fisico Giorgio Parisi in odore di premio Nobel, il compassato e lucidissimo economista Alfonso Gianni, l’arguto e sempre scoppiettante Fabio Mussi, il “delegato di Brescia” Maurizio Landini applauditissimo anche quando rivendica l’urgenza del sindacato unitario e autonomo dai partiti (nell’occasione mi sono spellato più di altri le mani ripensando alla storia del sindacato in Italia), l’ospite Guglielmo Epifani che sembra per un momento abbandonare il tradizionale aplomb e la neutralità dalla politica partitica con un appena velato endorsement di SEL,  l’ex presidente della commissione antimafia Forgione (magari divenisse un giorno governatore della Calabria!) che ricorda a tutti che la mafia è radicata su tutto il territorio nazionale e che occorre combatterla affiancando etica ed economia, il numero due Claudio Fava duro e tagliente come pietra acuminata, Gianni Mattioli che esorta ad acquisire sapere e competenze oltre al coraggio di non parlare quando impreparati, e tanti altri cui certo faccio torto non potendoli citare tutti.

 Domenica mattina, SaaschAll pieno all’inverosimile, Vendola chiude rimuovendo ancora una volta ogni ostacolo al dialogo con tutte le forze politiche di centrosinistra. Occorre, dice, provare e riprovare, con grande rispetto per ogni interlocutore. Non c’è traccia d’invettiva nel suo discorso, ci sono avversari da contrastare e mai nemici da abbattere perché non possiamo mai più giustificare, nemmeno per un grande sogno, la violenza fisica o delle parole.

 E qui è un nuovo outing.  Tra le tante diversità che vi dovete beccare dal vostro portavoce, dice, c’è anche quella del mio essere cattolico. Lo è perché “ero straniero e mi avete accolto”, perché dar da mangiare agli affamati e vestire gli ignudi è la parola di Cristo. Questo non significa che per difendere le radici cristiane occorra fare degli stermini! Poco importano le parole, assai più importante è la difesa della vita. Parla di un francescanesimo laico che ha rispetto per tutta la vita del pianeta, anche di quella degli altri animali.

 Il conflitto non è cosa ignobile, appartiene alla fisiologia dei rapporti umani. Inevitabile quello tra imprenditori e lavoratori. Quando i primi lo negano è perché vorrebbero che i più deboli vi rinunciassero. I lavoratori devono battersi per la libertà e per il sapere che insieme formano un intreccio inestricabile. Ecco perché è necessario difendere la scuola pubblica.

 Ogni tabù ideologico va ripudiato ed è necessario affrontare laicamente ogni problema. Anche quello di un nuovo welfare nell’ottica di Don Ciotti per il quale ogni persona non è un problema ma una risorsa. Il reddito di cittadinanza può essere una risposta moderna e non è sussidio ai poveri.

 Ad ogni modo le riforme economiche non sono neutre e perciò affrontabili in termini meramente tecnici, per questo non è comprensibile la proposta di un governo di larghe intese per affrontare le questioni dell’economia. Un governo di larghe intese ha significato, oggi, solo per favorire la fine del berlusconismo attraverso il varo di una nuova e più giusta legge elettorale.

 Si citano ancora Carlo Petrini e Slowfood, Gino Strada ed Emergency, Lorella Zanardo, oltre a Libera e Don Ciotti, che paiono essere i più preziosi alleati della battaglia ingaggiata da Vendola per la conquista della leadership del centro sinistra, prima, del Paese, poi.

Si chiude tutti in piedi, dopo interminabili ovazioni, a cantare a squarciagola “Oh bella ciao, oh bella ciao, ciao ciao …”."

 

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