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Svegliarsi a Mirabello

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Lo diciamo subito senza alcun tentennamento: siamo grati a Gianfranco Fini perché, verosimilmente, il suo atteso discorso a Mirabello raggiunge l’obiettivo invano perseguito, per le sue incapacità e divisioni, dalla sinistra in questi anni: la fine del berlusconismo. Il patto scellerato tra Berlusconi e Bossi, impunità in cambio di sperequato federalismo se non vera e propria secessione della parte più ricca del Paese, non potrà poggiare sulla terza gamba di Fini (nulla, infatti, importa di più ai due maggiori contraenti dell’accordo di governo, affatto disinteressati della delicatissima fase economica e delle difficoltà di milioni di cittadini italiani). E proprio su quei due punti Fini è stato fin troppo chiaro, pronunciando parole nette in difesa della legalità e per un federalismo non punitivo verso il Mezzogiorno d’Italia.

 

Ora ai due “statisti” in carica non resta che l’estrema carta delle elezioni anticipate e il finale da caimano per il Cavaliere disarcionato. Sarà una battaglia estremamente dura perché la posta in palio è altissima: la democrazia e l’unità nazionale. Si può confidare, io almeno così la penso, che gli italiani avvertano la gravità della situazione storica e sappiano interpretare correttamente il quesito elettorale. Si andrà alle elezioni, questo è chiaro, entro l’anno o al più nella prossima primavera, con questa legge elettorale “porcata” o, auguriamocelo, con una nuova legge per la quale potrebbero esserci in Parlamento i numeri per l’approvazione prima dello scioglimento delle Camere; una ipotesi che si iscriverebbe bene nella strategia di tutte le forze politiche decise a non dare a Berlusconi un vantaggio competitivo iniziale, quale l’attuale legge gli assegna. Proprio su questo punto ci è parso di cogliere un’apertura da parte di Fini nel suo discorso.

 

La denuncia di Fini e la sua presa di distanza dal berlusconismo arrivano certo con molti anni di ritardo e parrebbe inspiegabile, o se preferite spiegabilissimo, il perché non sia stata fatta prima. Ma tant’è e prendiamo atto volentieri che il suo nuovo movimento, Futuro e Libertà, rivendicando la difesa della legalità costituzionale e repubblicana si iscrive a pieno titolo tra le forze politiche europee democratiche di destra. I conservatori italiani, che hanno in uggia gli ideali progressisti della sinistra e che sono sinceramente democratici, hanno da oggi una vera opzione da scegliere.

Con parole dure il presidente della Camera ha addirittura denunciato la concezione padronale che delle istituzioni ha il capitano d’industria che, usando come ramponi e piccozze le sue televisioni, ha scalato la vetta del potere in Italia, con la complicità chiara del più grande (sic!) dei leader socialisti del dopoguerra e l’oscura, ancora forse oscura, complicità di chi fornì i primi capitali per l'avvio della sua avventura imprenditoriale. Fini ne ha denunciato il tratto illiberale tacendo, come era forse naturale, sulle origini di quel potere, anche se proprio le origini di quella fortuna politica sono la migliore descrizione e il riassunto esemplare della figura di Silvio Berlusconi. Peccato che nel risveglio di Fini a Mirabello, dopo il lungo sonno berlusconiano, non vi sia stata anche quest’ultima assunzione di verità. In fondo si tratta di cose arcinote che persino Bossi, prima dello scellerato patto, aveva ampiamente riconosciuto. Assai più modestamente ci saremmo accontentati della puntuale denuncia del colossale conflitto di interessi di cui è investito il premier e la disponibilità a correggerne l’anomalia nell’unico paese occidentale nel quale è così preoccupante e manifesto. Comunque sia: buon risveglio a Mirabello, presidente Fini!

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Settembre 2010 14:29  

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