Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

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I tre

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Chissà perché io continuo a pensare che sino a quando i lavoratori non si saranno resi conto della loro “solitudine” nello scenario politico e non si renderanno conto che le loro rappresentanze politiche e sindacali sono strumenti al momento negativi per l’emancipazione dei lavoratori e del Paese, probabilmente continueranno a subire senza una sacrosanta reazione. Sino a quando i lavoratori non si riapproprieranno della loro identità umana e politica questo Paese non riuscirà a ritrovare il bandolo della matassa necessario e fondamentale per uscire dal labirinto rabbioso che le forze reazionarie hanno costruito attorno al paese e in primo luogo dei lavoratori, e poco importa se essi siano metalmeccanici, chimici, impiegati, artigiani commercianti, disoccupati, nuove partite iva o chissà cos’altro visto.

Le regole, ragazzi, le regole vengono messe alla berlina ogni qual volta devono regolamentare i rapporti tra le parti e sono stravolte, cambiate e sempre a favore dei potenti. Marchionne, che come da me e non solo da me già previsto, ha pensato bene di infischiarsene altamente di quanto la magistratura ha deciso per quanto riguarda il reintegro dei lavoratori licenziati per attività sindacale e non per altro. Tutto ciò mentre il mondo politico e sindacale, salvo una parte e non a caso la C.G.I.L., è tutto impegnato a salvare ancora una volta dai processi il Conducator che ha messo sì in agenda cinque punti ma quello su cui ruoterà tutta la discussione sarà quello del processo breve che più gli sta a cuore (se mai ne avesse uno). Nessuno, dico nessuno, mi venga raccontare che quanto accaduto ai lavoratori Fiat è un caso a parte, che non investe la politica del Paese e che comunque è un caso di scarsa importanza nel quadro dei rapporti tra mondo politico-economico, lavoro e società. Le relazioni sociali sono state e sono fondamentali in un Paese che si definisce democratico, in quanto appunto il termometro dal quale si stabilisce il grado di civiltà, di sviluppo culturale e sociale, cui è giunto il Paese e quando le regole non vengono rispettate è necessario intervenire certo da parte delle istituzioni (mai come in questo periodo assenti) ma la stessa società civile dovrebbe dimostrare tutto il suo dissenso contro lo strapotere e l’arroganza che il governo in primo luogo e poi la CONFINDUSTRIA hanno dimostrato e dimostrano in questa fase difficile, certo, per la situazione internazionale, ma resa ancora più complicata proprio dall’attacco portato all’occupazione e alle organizzazioni dei lavoratori e alle regole che sino a ieri sono servite per rendere civili i rapporti tra le maestranze e il mondo imprenditoriale. Quello della Fiat non è stato un gesto da poco e Cisl e Uil dovrebbero fare atto di contrizione per il fianco che hanno concesso al governo e ai padroni, ecco perché sarebbe opportuno un appello agli aderenti a quei sindacati perché abbandonino le serpi che senza volerlo si sono messi in seno e dimostrino dissenso alla politica remissiva che i loro dirigenti applicano, nascondendosi vergognosamente dietro un velo di falso senso di responsabilità, obbligando i lavoratori a subire la tracotanza e la violenza giornaliera sui posti di lavoro, negli uffici, nei campi agricoli, nelle industrie e ovunque dove è presente la laboriosità e l’intelligenza dei lavoratori, negli ospedali, nei supermercati, nei call center, nelle università, negli istituti, nelle scuole, ovunque è presente un uomo, una donna, un giovane, una giovane che presta la propria opera, vende le proprie braccia e la propria intelligenza per sopravvivere o vivere al meglio la propria condizione di lavoratore e di lavoratrice già cosi fortemente messa alla prova dai rincari delle tariffe, dalla carenza di lavoro, e da povertà nuove che per la prima volta si affacciano sulla storia economica del nostro Paese. La nostra stessa gioventù, anziché farla diventare una risorsa per il futuro, diventa una palla al piede per le vecchie generazioni costrette a mantenere con la pensione i figli e i figli dei figli. Tutto ciò mentre i nostri governanti discutono del processo breve e d’altro mentre i lavoratori sono espulsi dai posti di lavoro. Opportuno ed indispensabile sarebbe costruire (o ameno tentare) un movimento di lotta che non prescinda, che non prenda ordini da questo o quel dirigente di partito, che si organizzi da solo, che si ponga degli obbiettivi e che soprattutto si renda autonomo e indipendente proprio perché da quanto dimostrato in questi anni nella maggioranza dei casi certi dirigenti hanno altri obbiettivi da quelli che interessano il mondo reale. Spontaneismo? Forse, ma non si può aspettare che siano gli altri a dirci quello che dobbiamo fare, ciò potrebbe diventare un pungolo per quelle forze dormienti e poco interessate al cambiamento. Ciò nel tentativo di impedire che enormi ricchezze s’investano per creare maggiore distacco fra nord e sud, fra occupati e disoccupati, fra chi viene in Italia per avere un futuro e deve scontrarsi viceversa con un governo fascista, xenofobo e stupido ben sapendo che della mano d’opera straniera ne abbiamo un gran bisogno. Inserito, quindi, in questa situazione la scelta Fiat ha un suo senso, una sua strategia, un suo disegno che occorre combattere e sconfiggere, perché il suo attacco è al Paese, è alla democrazia, al Diritto con la D maiuscola. QUESTO NON POSSIAMO, NON DOBBIAMO ACCETTARLO. Sono convinto che la responsabilità dei mali del nostro Paese debba ricadere per ragioni storiche ed economiche su questo regime, sugli uomini incapaci e irresponsabili che hanno diretto il Paese, consentendo l’aggravamento delle situazioni debitorie e della mancata capacità di organizzare lo Stato e la sua già precaria economia e che a causa di ciò è necessario liberarsi di questi uomini, di questo governo, di questo regime che se disgraziatamente dovesse sopravvivere a se stesso porterebbe il Paese verso una strada senza via d’uscita. Soprattutto occorre riscoprire e reinventarsi una nuova e diversa dignità nazionale fondata il primo luogo sul LAVORO, elemento fondante per la ricostruzione. La difesa e l’applicazione della COSTITUZIONE, ma anche e non ultima il necessario sviluppo della DEMOCRAZIA nella società e nei luoghi di lavoro, con la riscoperta e la riorganizzazione del SINDACATO in termini realmente UNITARI, uno solo, sì unico e solo. Vedete io sono uno di quelli che hanno subito l’onta di entrare in fabbrica ma senza lavorare, stare lì seduti o in piedi, o nell’ufficio sindacale con gli operai impiegati che passano, ti guardano, c’è chi la storia la conosce e chi no ma si diventa come un’animale allo zoo, da mettere in mostra in tutta la sua impotenza, e poi la rabbia sale e diventi l’oggetto del desiderio della derisione, della vergogna e in certi momenti chissà quanti pensieri ti passano per la mente e poi pensi ai figli, alla famiglia e provi  anche vergogna per il fatto che vuoi vivere a testa alta ma senti bastonate nella schiena e nessuno, dico nessuno, nè sindacato nè partiti e nemmeno i tuoi compagni di lavoro capiscono sino in fondo la tua sofferenza. E’ difficile spiegarlo, dopo tre anni mi sono licenziato ma erano altri tempi, fuori si trovava il lavoro ma oggi non è così, oggi si muore ragazzi … si muore. Ecco perché capisco quei ragazzi e per quello che posso contare da qui, dallo SBAVAGLIO … FORZA RAGAZZI  SIAMO CON VOI … Bene se pure io possa sembrare pedante e poco unitario, devo e voglio affermare che forse nei confronti del mondo del lavoro, e dei lavoratori in particolare, poco è stato fatto perché ciò che è accaduto non accadesse e la responsabilità va divisa e non certo in parti uguali, ad un certo punto hanno tutti perso la bussola, il sindacato non ha svolto il proprio ruolo sino in fondo, così come il partito maggiore dell’opposizione, non sono stati capaci di convogliare il malcontento, di organizzarlo e dargli ragioni e obiettivi precisi di cambiamento, di rinnovamento e costruzione di una società nuova e libera, e nel poco tempo che la sinistra è stata al governo è stata travolta da eventi che di sicuro hanno compromesso la sua permanenza proprio perché una vittoria elettorale va condotta sul tema del cambiamento e non semplicemente sulla sconfitta elettorale sia pure importante e fondamentale. Per noi di sinistra andare al governo significa immaginare un Paese diverso, una società nuova, solidale e democratica. NON E’ FACILE ma noi siamo questo e qualcosa in più, ecco perché discutiamo e abbiamo posizioni diverse, e delle diversità dobbiamo fare la nostra forza. Ed è facendo leva su questo ed altri elementi che dobbiamo sempre e comunque ricercare il collante che ci unisce che non è soltanto battere Napoloni  ma è anche e soprattutto costruire una società alternativa allo sfruttamento dell’uomo su l’uomo. Se siamo d’accordo su questo uniamoci intanto per mandare a casa i cialtroni, i ladri, i NEMICI DELLA LIBERTA’.

 

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