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I cinque punti del PdL e la virgola del PD

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Come tutti saprete, le sorti della Nazione sono state appena decise durante un “summit” da ESSO presieduto. Il relativo proclama è stato diffuso a reti unificate, con la solennità che presupponeva un incipit implicito, già noto, anche se non pronunciato apertamente: – “… Uomini e donne d'Italia … un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Futuro e Libertà. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie di Fini, Bocchino e Granata che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano. …”.

 

A rifletterci su, anche solo per un momento, quello che prevale è un tragico, ma profondissimo, senso del ridicolo. Proviamo a sintetizzare quanto è accaduto.

Dove

Il “summit”, naturalmente, si è tenuto a Palazzo Grazioli. La di ESSO residenza romana, ormai, è teatro di qualunque cosa, dalle feste con le escort, alle storiche decisioni che determineranno conseguenze significative per tutti gli italiani. Palazzo Chigi, sede ufficiale del Governo della Repubblica, è stato ridimensionato a una dependance dove non si esercita il potere ma, semplicemente, ne si prende atto  È normale?

Chi

Secondo i giornali che ho letto, erano presenti ESSO insieme con, in rigoroso ordine alfabetico:  Alfano, Alemanno, Bonaiuti, Bondi, Cicchitto, Gasparri, Ghedini, La Russa, Letta, Matteoli, Tremonti, Tajani e Verdini.  Un elenco da far tremare i polsi, vuoi per l’assoluto concentrato di intelligenza politica o, se preferite, di intelligenza in generale, nello stesso luogo e nello stesso momento, vuoi per l’assortimento veramente curioso ed eterogeneo. Passi  per gli altri, ma Alemanno, Ghedini e Tajani  - rispettivamente, mi pare: Sindaco di Roma, Onorevole avvocato di ESSO difensore, Commissario Europeo all'industria – cosa ci azzeccavano? È normale?

Cosa

I famigerati cinque punti, novità assolute della politica italiana:

1)   Federalismo, la panacea: l’unica vera soluzione per tutti i mali dell’Italia, dai terremoti fino all’unghia incarnita di Calderoli.

2)   Tasse, la rivoluzione copernicana: riduzione e revisione progressiva delle imposte. ESSO ne parla da sedici anni e continuerà a parlarne, senza mai mettere le mani nelle tasche degli italiani. Alla prossima campagna elettorale prevedo che proporrà l’abolizione del bollo per l’auto, del canone RAI, dell’IRPEF,  dell’IVA, dell’IRAP,  dell’IRES e perfino della Tassa sul celibato, non più in vigore, ma che va cancellata lo stesso. Naturalmente solo per chi le tasse non le paga e non le ha mai pagate o per coloro che abbiano un reddito superiore ai 300.000 euri all’anno.

3)   Piano per il Sud, la svolta storica: ponte sullo stretto, completamento dei lavori sulla Salerno – Reggio Calabria e Banca del Sud. Anche troppo, per tutti quei terroni nulla facenti.

4)   Giustizia, il tormentone: processo breve, anzi, brevissimo – fatto? Si, già finito! -, riforma del CSM, immunità totale per le alte cariche dello Stato o, quanto meno, per il Presidente del Consiglio se ha nome proprio Silvio, nuova legge sulle intercettazioni, che ci rovinano il gusto di telefonare e chiacchierare del più e del meno e interferiscono pesantemente sul diritto alla privacy del popolo italiano.

5)   Sicurezza, una scelta non più rinviabile: militarizzazione definitiva delle grandi città, lotta senza tregua alle mafie ma, soprattutto, ai pentiti di tutte le mafie, respingimento a cannonate di qualunque immigrato e, se necessario, anche dei turisti extra comunitari.

Questo il nuovo programma di Governo, tredici paginette prodotte a valle di sei ore di discussione fra le teste pensanti più illustri del Paese! E l’economia? Gli investimenti? I cassaintegrati? I licenziamenti? IL LAVORO? Chi se ne fotte, a tutte queste banalità ci penserà Tremonti con la sua preveggenza e la sua indubitabile capacità di farci uscire dalla crisi prima e meglio degli altri. È normale?

Come

Voto di fiducia, naturalmente. Se il Governo non otterrà una “congrua maggioranza” (cosa minchia vorrà dire, “congrua”?) si andrà alle elezioni a dicembre. Punto, non c’è altro da discutere. Ma lo scioglimento delle Camere, indire nuove elezioni e deciderne la data, non sono prerogative del Presidente della Repubblica? Certo, ma chi se ne fotte: il popolo è sovrano, così ha deciso il Sovrano del popolo. È normale?

La virgola del PD

In mezzo a tutto questo ridicolo bailamme, il PD compare sui giornali perché gli organizzatori della Festa nazionale del Partito, che si terrà a Torino, hanno deciso di non invitare il leghista Cota. In considerazione dei ricorsi ancora pendenti, del riconteggio delle schede ordinato dal TAR, della concreta possibilità che le elezioni regionali in Piemonte vengano annullate, si è ritenuto opportuno evitare una legittimazione dell’attuale Governatore con un suo intervento alla Festa.  Mal gliene incolse: non parteciperanno, per protesta, neppure Calderoli, Maroni, Tremonti e Romani. Chi se ne fotte, diremmo noi anche in questo caso. E invece no, si è scatenato il solito putiferio tra esponenti del PD, con Chiamparino e Saitta che criticano aspramente la scelta su tutti i grandi giornali. È normale? In questo caso sono in grado di rispondermi da solo: si, purtroppo è normale, normalissimo, ordinaria amministrazione!

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Giugno 2011 12:34  

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