Lo Sbavaglio

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A che serve questo PD?

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Ho molta stima per i tanti elettori del Partito Democratico, convinti che votare PD sia il solo possibile argine alla destra e la sola speranza di chiudere questa sciagurata età berlusconiana. Ancor più stima ho per i simpatizzanti e gli iscritti del PD cui pure sono sinceramente grato per la passione e l’impegno che in più occasioni ho potuto misurare generoso e leale.

Proprio per queste ragioni e perché non voglio spezzare amicizie e sodalizi che con taluni di loro ho da diversi anni, li invito a non leggere questo mio scritto a meno che non si ritengano dotati di robusto senso dell’autocritica o siano in procinto di abbandonare quel partito.

L’ultima occasione di sparare ad alzo zero sul PD mi viene dalle recentissime dichiarazioni di Tiziano Treu, già titolare del dicastero del Lavoro e, perciò, autorevole esponente di questo partito su questioni industriali e sindacali. Commentando l’esito del referendum tra i lavoratori di Pomigliano sull’accordo con FIAT, accordo che pretende di importare in Italia le condizioni di lavoro imposte per fame agli operai polacchi, non ha saputo fare di meglio che suggerire a Fiom di retrocedere dalla posizione d’intransigente difesa del contratto collettivo nazionale per aderire alle condizioni volute dall’amministratore delegato Marchionne. Mi auguro che sullo Sbavaglio si apra un’ampia discussione sul significato di quest’accordo che Fiat vuole imporre con il coltello puntato alla gola degli operai napoletani e che, senza dubbio, è apripista per analoghe operazioni di riduzione dei diritti e di messa in discussione delle faticose conquiste operaie del Novecento in tutta la Fiat e per tutta l’industria italiana.

Nei giorni precedenti posizioni non dissimili erano state espresse anche da esponenti democratici di provenienza meno sospetta, intendo dire non democratico-cristiana, Veltroni e Fassino, per esempio.

La nuova ortodossia democratica sulle questioni del lavoro si somma alle aperture “riformiste” sulla Costituzione, al dialogo con le destre nel "supremo interesse" del Paese, alla genuflessione di fronte alla gerarchia cattolica e vaticana, alle geometriche e insulse strategie elettorali dalemiane e persino al flirt auspicato da taluno dei suoi dirigenti con il partito più ignobile e odioso che abbia conosciuto il Belpaese dopo il PNF, ma forse anche prima (e non è davvero il caso che io abbia a menzionarlo, tanto mi fa rabbia il solo pronunciarlo).

Inutile negarlo, questa è la dirigenza democratica (tra le poche buone eccezioni Rosy Bindi, chi lo avrebbe detto?) e questo è il Partito Democratico. Ma se ora non difende più neppure la dignità del lavoro e dei lavoratori a che serve questo PD?

Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Giugno 2010 22:33  

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