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Una bella idea per morire

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Nessuno me ne voglia e nessuno se la prenda a male per quello che dirò, ma siamo qui anche per discutere, capire, imparare, ecco apprendere, soprattutto questo. Certe volte faccio fatica a capire anche le falsità che sono presenti nella nostra democrazia, incompleta, informe per certi aspetti e per altri deformata non solo dal sistema di potere. Ho il timore che noi non riusciamo a fare della democrazia il concetto base del nuovo pensiero di sinistra, un ‘idea per cui combattere e conquistarla alla cultura di un popolo poco propenso al momento a battersi per obbiettivi diversi da quelli che non siano necessità di pancia immediati.

Noi siamo il paese delle rivoluzioni mancate, di rivolte sperate, iniziate e mai portate a termine per un motivo o per un altro e non bastano le motivazioni storiche, ideologiche, psicologiche, sociali. Sembra che non si voglia mai arrivare al nocciolo del problema. Le analisi sociologiche sono importanti se si trova un nesso logico fra storia, realtà economica, economia di mercato e stato. Il risorgimento italiano è stato una rivoluzione a metà, lo stato uscito dal risorgimento, in realtà, se pure ha apportato modifiche sostanziali nell’organizzazione dello stesso, alla fine della fiera al di là delle motivazioni e degli eventi e della stessa storia ciò che ha apportato come risultato finale è stato il fascismo con tutto quello che conosciamo; la stessa tanto esaltata rivoluzione fascista fortunatamente non è stata portata a termine, lasciando ancora irrisolto il tema dello stato come struttura portante del paese, incapace di rappresentare l’unità degli italiani neppure nei momenti di maggiore popolarità.

Persino la stessa rivoluzione partigiana passata alla storia come la guerra di liberazione non è stata in grado o non ne ha avuta forza per completare una rivoluzione lasciata a metà strada per andare verso altri lidi e non è mai riuscita a vincere neppure nei momenti di maggiore popolarità nè quando i suoi valori culturali erano stati assorbiti da una parte maggioritaria del paese … i conti non tornano; è solo un problema degli avversari politici che sono sempre più bravi di noi, comunque e sempre? Non credo a questa giustificazione molto scolastica e poco analitica delle nostre realtà storiche, ci sono ragioni più profonde che mi sfuggono. Eppure non è bastata la guerra di liberazione né tanto meno piazzale Loreto, neppure nel lungo periodo di governo DC si è potuto dare allo stato una sua fisionomia precisa.

In realtà cioè che si è sostituito allo stato sono stati i partiti, al tempo anti fascisti, che si sono guardati bene dal dare allo stato un concetto unitario del paese; anche se si facevano battaglie importanti a carattere rivendicativo non si sono mai affrontati realmente i temi della conquista dei dritti civili, base fondamentale per dare allo stato una sua intelaiatura su cui poggiare tutta la struttura. Lo dimostra la completa assenza del vecchio PCI  sui temi di cui sopra; dal divorzio all’aborto e tanto altro è stato sempre a rimorchio di minoranze poi fattosi assorbire per stupidità politica e non sempre la guerra fredda e il Vaticano spiegano scelte incomprensibili ai  più; persino in uno studio della CIA, che non è di sicuro di sinistra, si meravigliavano come mai sui temi delle conquiste civili il maggior partito d’opposizione europeo non muoveva un dito e qui anche la rivoluzione democratica ha segnato il passo ed ad certo punto si è fatta la scelta di mettersi al sicuro e battersi per una battaglia per il migliorismo che ci ha portato in braccio ai fascisti e al berlusconismo. E a questo punto permettetemi di dire che vado contro tutti coloro che sostengono che Lui è intelligente, un forte comunicatore e balle di questo tipo, io sostengo che la mediocrità nella spazzatura si esalta e quello di cui sopra viene detto, a mio modesto e inutile parere, per giustificare una pochezza politica della sinistra sino a provocare giustamente derisione anche da parte dei più fedeli e ottimisti. Sino nei termini oltre che nei contenuti si è sempre più simili ad una brutta  fotocopia dei nostri avversari politici. Fede, speranza e carità,  sembra che sia il nuovo motto della sinistra mentre lasciamo sulla loro bocca termini come tricolore, patria e libertà, termini che devono far parte della cultura, della tradizione popolare di sinistra e che abbiamo stupidamente lasciato nelle mani di criminali.

Quello che ancor di più mi preoccupa è che neppure sulla difesa della costituzione questa sinistra abbia una posizione comune se non su alcuni articoli, bontà loro … ma dove vogliamo andare? I conti non mi tornano. Sono anche sempre più convinto che non sia vero che il nostro paese non sia maturo per un governo di sinistra, sono convinto sempre più del contrario. Se mai il problema principale è creare, reinventarsi una sinistra che sia italiana e che non prenda esempio e immagine da nessun paese e da alcun partito estero se pure possa avere qualche similitudine con il nostro paese e con la nostra storia. Abbiamo un patrimonio originale di esperienze, di cultura, di storia, di tradizioni che stridono e non poco con questi dirigenti, con questa sinistra e ancor di più con questo governo e con i loro uomini e progetti.

La democrazia per sua natura è imperfetta e questa sua caratteristica è fondamentale, la democrazia deve essere perfezionata, abbellita, curata, amata ma va soprattutto conosciuta e posseduta come strumento di crescita di un paese; ma dobbiamo dire che quella che sino a oggi ci hanno concesso altro non è che un brutto surrogato. E’ molto poca la democrazia assaporata, se non in momenti e in parte elargita dallo stato, dai partiti e dalle istituzioni che pure dobbiamo difendere; votare non basta, come non è sufficiente fare manifestazioni a comando come e quando certi dirigenti decidono su cosa come e quando lo desiderano. Non ci siamo e noi abbiamo fatto anche questo in molti casi in contraddizione anche con la società civile. La democrazia è stata fagocitata anche da chi aveva il compito di difenderla e svilupparla, creando le premesse a che la borghesia più retriva potesse inserirsi in queste contraddizioni e approfittarne, ma chi ci ha diretto in tutti questi anni? Un’armata Brancaleone, ecco spiegate le scelte di partiti organizzati in modo militare per difendere la loro struttura interna, il loro potere e i loro privilegi, non acquisiti con le lotte e per le battaglie ma per il loro continuo adeguamento al sistema dei partiti che conosciamo. E ancor di più ci si spiega l’allontanamento dei quadri più combattivi e con maggiore volontà di cambiamento in altri termini della sociètà capitalista, ecco svelato l’arcano e l’inganno contro di cui a mio parere occorre combattere. Io comincio a pensare che se queste cose non le ho capite prima è perché la mia intelligenza ha mostrato e mostra limiti oltre i quali non riesco ad andare, ma di una cosa sono convinto nella mia eterna stupidità. Ogni uomo, ogni popolo può muovere le montagne se si offre loro un motivo, una idea che non abbia la monotonia dello sfruttamento, della mediocrità, della povertà, una vita che non ha molti motivi per essere vissuta. Penso che davvero ci sia e c’è la possibilità che il paese nostro cambi. Per fare questo occorre che i popoli scoprano e si inventino una bella idea per cui morire e sia anche una buona ragione per vivere e combattere.  Voglio anche dire una cosa per me importante: io ho sempre affermato di essere e sentirmi un giacobino e non ho un partito ma mi voglio battere con l’orgoglio dei pazzi e portare avanti la mia battaglia con volontà in una struttura che è ancora in costruzione e lavorerò affinché cresca e si sviluppi sino a diventare un grande sogno e se alcuni nostri dirigenti avessero mai in testa di lasciarsi integrare in qualche modo in posti diversi da dove sto, continuerò a portare la mia battaglia. Perché io vorrò sempre avere una bella ragione per cui morire. La rivolta contro le ingiustizie provocate dall’arricchimento, dallo sfruttamento e ancora contro l’inerzia colpevole di chi deve dare la giusta battaglia e non lo fa. E se pure di sicuro ne uscirò sconfitto, la mia battaglia l’avrò data. Tanto so già di essere un indistruttibile perdente ma a testa alta. Per concludere, ma solo momentaneamente, ciò che occorre è una diversa elaborazione di un nuovo processo storico nella battaglia per la  rivoluzione democratica che coinvolga il paese per una nuova unità nazionale attorno alla quale si riconoscano tutti gli italiani che hanno a cuore il futuro del paese e dei nostri figli. Ci vorrà tempo, è difficile, ma a noi i compiti facili non ci persuadono.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 18:57  

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