Lo Sbavaglio

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Non è un paese per la sinistra

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Per invogliare l’incauto lettore che, per caso o per scelta, si stia apprestando a leggere il seguito, dichiaro fin da subito che non lo annoierò direttamente con troppe date, troppi numeri, troppe percentuali. Troverete due piccoli “Bignami”, che vi esonero dal consultare, sempre che non siate proprio masochisti o convinti che in Italia sia realmente possibile un governo di SINISTRA. Allo scopo di rendere un po’ meno ostico il prosieguo, i due “Bignami” sono accessibili tramite appositi link. Mi scuso in anticipo per eventuali errori od omissioni, che la vostra attenzione certamente rileverà. Segnalate tutti gli argomenti che riterrete opportuno discutere o correggere: mi auguro che non modifichino la sostanza “politica” che mi preme evidenziare.

Non mi sto occupando, in questo caso, della “comunicazione al tempo di Internet”, per cui non proverò neppure a esprimere messaggi “da tre secondi”, come – giustamente – ci insegnano XTalk e il suo amico Franco. Credo, comunque, che sia possibile leggere in meno di tre secondi, una prima, incontestabile, verità storica:

a) A PARTIRE DALLA SUA NASCITA, NEL 1861, L’ITALIA NON È MAI STATA UN PAESE DI SINISTRA, NON È MAI STATA GOVERNATA SOLO DALLA SINISTRA, NON HA MAI ESPRESSO UNA MAGGIORANZA NUMERICA DI ELETTORI DI SINISTRA.

Per chi volesse approfondire, BREVE STORIA DEI GOVERNI E DELLA SINISTRA ITALIANA

b) LA SECONDA, INCONTESTABILE, VERITÀ STORICA CHE VI PROPONGO RIGUARDA LE INNUMEREVOLI DIVISIONI, FRAZIONAMENTI E LOTTE INTESTINE DI CUI È STATA PROTAGONISTA LA SINISTRA ITALIANA.

Non ho dati statistici che mi supportino, ma la mia impressione è che, in un’apposita classifica, la litigiosità della sinistra italiana occuperebbe la prima posizione, con un largo margine di vantaggio rispetto a tutti gli altri raggruppamenti  politici mondiali. Scissioni, creazione di nuovi partiti, espulsioni, emarginazioni, contrasti feroci, accuse di tradimento e … quant’altro,  ridimensionano il recente scambio dialettico del Presidente della Camera con il Presidente del Consiglio a livello di una lite da cortile fra comari. Per chi volesse approfondire, BREVE STORIA DEI PARTITI POLITICI ITALIANI DI SINISTRA

c) LA TERZA ED ULTIMA, INCONTESTABILE, VERITÀ STORICA È CHE  IN ITALIA NON SI È MAI AVUTA UNA VERA RIVOLUZIONE SOCIALE CHE ABBIA DETERMINATO LA PRESA DEL POTERE.

È accaduto in tutti i maggiori Paesi europei, ma non in Italia. Non può essere considerata tale, a mio parere, la “Marcia su Roma” fascista del 28 ottobre 1922. In primo luogo perché non aveva proprio nulla di “sociale”. E poi perché fu la nefanda decisione di Vittorio Emanuele III di non promulgare lo stato d’assedio, richiesto dal Presidente del consiglio Facta, e il successivo incarico di formare il nuovo governo offerto dal sovrano a Mussolini che determinarono l’ascesa al potere di quest’ultimo. La Resistenza del secondo dopo guerra non si trasformò in “Rivoluzione sociale” per motivi politici interni e internazionali e, in ogni caso, non sapremo mai come sarebbe andata a finire. La Rivoluzione più recente – Tangentopoli, Mani Pulite –, pur determinando cambiamenti apparentemente clamorosi, si può considerare una semplice applicazione della legge in un Paese in cui la corruzione e l’arroganza della politica avevano ormai sorpassato qualunque limite.

Quelle che considero le tre incontestabili verità storiche sopra riportate, determinano una semplicissima conclusione: in Italia,  in una prospettiva temporale di breve – medio periodo, il governo del Paese si conquista, ovviamente,  attraverso lo strumento di elezioni democratiche, le quali POSSONO ESSERE VINTE SOLO DA UNA FORMAZIONE/COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA.

L’anomalia del Partito Democratico

Il Partito Democratico nasce da un progetto estremamente ambizioso, quello di unire le culture progressiste presenti nei tre principali protagonisti della storia politica italiana del dopo guerra: la  DC, il PCI e il PSI. È un’impresa mai tentata da nessuna parte, che cerca anche di rispondere alla profonda crisi del socialismo e delle socialdemocrazie europee. Unire culture diverse in una  sintesi efficace, è molto più complicato che convogliare voti verso un’alleanza, ma costituisce la premessa fondamentale perché un partito politico si dimostri coeso e credibile nei confronti dei propri elettori. Non è stato così, almeno finora. Occorre prendere atto che la presunzione del bipartitismo è definitivamente fallita e tornare alla faticosa ricerca delle alleanze. Ma occorre, soprattutto, esprimere il proprio progetto politico in un modo sintetico ed efficace. Non entro nel merito del “come”, perché su questo ci sono persone molto più competenti di me, a cominciare proprio da XTalk, CrossTalk e il loro amico Franco. Vorrei proporre, invece, una modesta e personale opinione sul “cosa”.

I partiti “moderni”, che magari hanno raccolto o raccolgono consensi significativi, esprimono il loro “cosa” – necessariamente esemplificato – nei seguenti modi:

  • La Lega: federalismo (i nostri soldi li gestiamo noi!) e xenofobia. Ammesso che raggiunga questi obiettivi, avrà il problema di inventare un nuovo traguardo, più avanzato, del quale sta già costruendo le premesse. Dovrà riprendere l’idea originale della secessione, perché la sua politica non comprende orizzonti più ampi.
  • PdL: abbassare le  tasse, liberismo sfrenato (abolizione di lacci e lacciuoli, meno stato e più mercato), delega in bianco a LUI, capo supremo, e unico in grado di risolvere i problemi della “gente” (la politica del  «ghe pensi mi»), anti comunismo, apparentemente ridicolo ma, evidentemente, ancora incisivo.
  • IdV: anti berlusconismo e difesa a oltranza della magistratura (vi confesserò che non riesco a essere così acriticamente schierato a favore dei magistrati. Ataviche incrostazioni di giovanile idealismo continuano a procurarmi una qualche insofferenza rispetto all’esercizio del potere giudiziario).
  • Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle: anti tutto (nonostante ne conosca la motivazione, il nome continua ossessivamente a ricordarmi solo gli alberghi e i ristoranti di lusso).

I successi di IdV e Movimento Cinque Stelle, ad esempio alle ultime elezioni regionali, non modificano di una virgola il quadro politico nazionale, perché i loro voti provengono chiaramente da un bacino di sinistra o, potenzialmente, di sinistra. Credete davvero che un elettore di centro destra o, più in generale, quell’assoluta maggioranza che si riconosce nella parola “moderati” abbia votato o voterà mai per Di Pietro e per Grillo?

Quale potrebbe essere, dunque, il “cosa” del PD? Semplicemente il lavoro, una strenua difesa dei principi fondamentali della nostra Costituzione e la questione morale.

Il lavoro deve tornare al centro di tutto, nelle sue  innumerevoli declinazioni (difesa dei posti di lavoro, rivisitazione profonda del precariato, accesso al credito per le piccole e medie aziende, equità fiscale, politica industriale che privilegi l’innovazione e la “green economy”, investimenti adeguati alla ricerca, alla scuola, all’università, ecc.). Oggi, nel pieno di una crisi economica senza eguali, si sono creati dei paradossi impensabili: migliaia e migliaia di persone combattono guerre quasi invisibili, che non si traducono più in “lotta di classe”, ma si svolgono in singoli luoghi e coinvolgono singole persone e singole aziende. Nessun partito politico, finora,  si è dimostrato capace di incanalare, gestire e governare questo enorme, potenziale dissenso.

Difendere i principi fondamentali della nostra Costituzione non vuol dire assumere una posizione contraria a qualunque tipo di modifica, ma garantire che qualunque tipo di modifica risulti compatibile con lo spirito della Costituzione stessa. Nell’attuale realtà politica italiana, una dichiarazione d’intenti forte su questo punto rappresenterebbe il picco più alto dell’anti berlusconismo militante.

La questione morale andrebbe riaffermata “senza se e senza ma”,  chiarendo definitivamente quali sono i precetti “implacabili” che devono regolare la vita del partito, al suo interno e nell’esercizio del potere affidato ai suoi dirigenti e ai suoi amministratori. Copiare qualche proposta di Grillo su questo argomento  – magari migliorandola – non sarebbe poi tanto male.

Ovviamente rimangono molte altre questioni importanti, su cui prendere posizione e che non voglio affatto trascurare, a cominciare dalla laicità dello stato e dai  diritti civili dei cittadini, siano essi italiani o extra comunitari. Ma, a mio parere, non sarà con questi argomenti che si guadagneranno consensi.

Non c’è niente di nuovo in quello che ho scritto. Ritengo che si tratti di temi condivisibili da partiti che si pongono alla sinistra del PD e che potrebbero, in parte, recuperare l’assenteismo (di sinistra e dei “moderati”), il fenomeno più preoccupante dell’attuale momento politico. Non si tratta di una ricetta miracolosa: lo stesso Bersani ha tentato più volte di riportare il dibattito politico sui punti di cui sopra, senza troppo successo, a dire il vero. Perché, oltre al “cosa”, è necessario definire bene anche il “come” e il “chi”. C’è lavoro per tutti, sotto questo aspetto …

Infine, non mi convince per nulla la proposta di Pino Ippolito quando sostiene:

“… Il Partito Democratico non guarda più, neppure in una delle sue tante minoranze, a una prospettiva che non sia di sostanziale continuità storica con il modo presente di produrre e di distribuire ricchezza. Chi ha scelto di stare a sinistra del PD crede, e in vero si tratta per ora di un puro atto di fede, che la storia non possa e non debba chiudersi nell’orizzonte del modello economico capitalistico e di mercato …”

Dovremmo andare oltre “il” e fuori “dal” capitalismo, mentre oggi tutto il mondo si muove “dentro il capitalismo”, a partire dai Paesi che stanno conquistando un peso internazionale sempre maggiore: Cina e India. Mi piacerebbe, ma non credo proprio che possa essere l’Italia a farsi promotrice mondiale di questa rinnovata utopia. Avrei un obiettivo a breve termine, meno ambizioso e più pragmatico: vincere le prossime elezioni con il centro sinistra, in una sua qualunque forma.

Certo, leggendo le recenti dichiarazioni di Giorgio Merlo, Deputato piemontese del PD, secondo il quale      “..  è  venuto il momento di avviare un franco e leale confronto nel merito con la Lega Nord sui temi di rilevanza locale. Continuare a dipingere questo partito come un movimento razzista o xenofobo è semplicistico …”, anche il mio misurato obiettivo di vincere le elezioni diventa purissima utopia.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Dicembre 2013 18:34  

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