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Not in my name

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Mi pare che, con poche eccezioni, nel commentare i risultati elettorali la stampa abbia esaltato la performance in rimonta del Cavaliere o rimarcato la sconfitta del centro sinistra, trascurando il dato, a mio parere, più interessante rappresentato dalla nascita del nuovo partito di maggioranza relativa degli italiani: quello degli astenuti. Non era mai successo negli oltre 60 anni di Repubblica che il numero di elettori astenuti superasse, e di gran lunga, il risultato conseguito dal principale partito, il PdL, che si è fermato al 26% dei voti validi con qualche decimo percentuale di vantaggio sul PD.

Ma non basta. Se a quel 35% di elettori che hanno scelto di non recarsi alle urne sommiamo gli elettori che hanno votato scheda bianca o che l’hanno annullata si scopre che ben 4 cittadini su 10 hanno chiaramente indicato di non riconoscersi in nessuna forza politica se non addirittura nello stesso sistema di democrazia rappresentativa. Dietro questo clamoroso risultato si debbono annoverare non solo sentimenti di avversione verso i partiti e la casta dei politici. Avevo già affrontato questo tema prima del voto, soprattutto per sottolineare l’incapacità della politica ad affrontare e risolvere i problemi reali delle comunità umane organizzate in una moderna società. 

L’esame “quantitativo” del voto riserva anche altre sorprese. Prendiamo ad esempio il caso del Piemonte, che ha valore nazionale sia per l’indubbia rilevanza della regione sia perché, come tutti hanno riconosciuto, il voto ha avuto carattere politico e in poco conto sono stati tenuti dagli elettori i programmi amministrativi degli schieramenti.

 

     

Europee 2009

 

Regionali 2010

   
           

D

 

astenuti

   

        1.036.551

 

          1.296.582

   

schede bianche e voti nulli

 

              71.216

 

              133.928

   
     

        1.107.767

 

          1.430.510

29,1%

 
               

PdL

   

            778.641

 

              474.431

-39%

 

Pd

   

            592.960

 

              439.663

-26%

 

Lega

   

            376.936

 

              317.065

-16%

 

IdV

   

            209.107

 

              130.649

-38%

 

UDC

   

            147.365

 

                74.412

-50%

 

SEL (*)

   

              55.881

 

                55.828

0%

 

Federazione della Sinistra

 

              79.387

 

                50.191

-37%

 

Movimento 5 stelle

     

                90.086

   
               

(*) Alle europee del 2009 Sinistra e Libertà includeva Socialisti e Verdi. Per l'omogeneità del raffronto ho sommato i voti ottenuti da queste due ultime liste a quelli di Sinistra Ecologia e Libertà alle ultime regionali.

 
 
 
 

I voti espressi validi hanno subito una flessione di quasi il 30% ma questa diminuzione di voto “utile” non colpisce in modo indifferenziato i partiti. L’Unione di Centro, penso in questo caso specifico allo scarso entusiasmo dei suoi elettori per l’accordo con Mercedes Bresso, dimezza i propri voti. Il Popolo delle Libertà è, dopo l’UDC, il partito più penalizzato (-39%). La stessa Lega subisce una flessione del 16% con quasi 60.000 voti in meno. Nel campo avverso significative le contrazioni subite dall’Italia dei Valori (-38%) e dalla Federazione della Sinistra (-37%) che trovano, a mio avviso, compensazione nel risultato elettorale del movimento di Beppe Grillo anche in virtù del fatto che questo elettorato presenta scarsa propensione all’astensionismo. È da questi contenitori, in fatti, che verosimilmente si è avuto il più importante travaso a favore del Movimento 5 Stelle. Ciò non toglie che tutte le forze a sinistra del PD, SEL inclusa, non siano state in grado di far crescere l’area del consenso. Ben peggiore mi pare l’esito della consultazione per il Partito Democratico che, perdendo oltre un quarto del proprio elettorato per ragioni che non possono essere confuse con quelle che hanno che hanno causato l’emorragia del PdL, ha pregiudicato la vittoria del centro sinistra in Piemonte.

I partiti di governo hanno dunque significativamente ridotto la loro capacità di attrazione sull’elettorato, com’era lecito attendersi da un’elezione di medio termine, ma sono state le opposizioni a non saper sfruttare a proprio vantaggio il malcontento diffuso per le conseguenze della grave crisi economica e per la perdita di credibilità del premier interessato dai tanti scandali. In particolare il PD, che come abbiamo visto perde in un anno 150.000 elettori, non è in grado di trattenere il proprio elettorato e ancor meno di strappare voti al centro destra anche quando questi sono in uscita. Questo può accadere perché il PD, principale forza di opposizione, non solo è privo di un progetto alternativo di società a quella del bengodi berlusconiano ma non è sinora riuscito a mettere un punto fermo su una delle tante questioni sul tappeto: riforma istituzionale, redditi e fisco, giustizia, laicità dello stato. Su quest’ultimo punto, poi, vale la pena di osservare che il complicato equilibrismo su scuole private, crocefissi alle pareti, radici cristiane dell’Europa è stato ripagato dalla Chiesa Cattolica con due poderosi uppercut, uno subito prima delle elezioni (vedi card. Bagnasco sui valori non negoziabili per un cattolico, leggasi non votate Bresso e Bonino) e l’altro subito dopo (vedi pubblico elogio di mons. Fisichella al presidente leghista Roberto Cota che si fa carico di far saltare una legge dello Stato). Ma di quest’ultima vicenda bisognerà certamente tornare a parlare. Qui resta da concludere che questa politica amorfa ed esangue non ha alcuna possibilità di recuperare i voti di chi, con sempre maggior frequenza, non è interessato alla/dalla politica e sembra volerci dire: fate quel che vi pare ma “not in my name”.

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Aprile 2010 21:00  

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